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Raf Vallone: l’intellettuale poliedrico

 

Già quindici anni dalla scomparsa di Raf Vallone: partigiano, calciatore, giornalista e attore; insomma, un intellettuale colto e poliedrico, protagonista della Resistenza e portatore sano di quel pensiero indipendente purtroppo assai poco frequentato dalla politica di casa nostra e, in particolare, dalla sinistra.
Curzio Malaparte lo definì “l’unico volto marxista del cinema italiano”; i principali registi degli anni d’oro della nostra filmografia lo vollero con sé per realizzare i propri capolavori; fu uno degli animatori di quello straordinario circolo culturale che fu la casa editrice Einaudi negli anni Quaranta e Cinquanta e costituì sempre una voce irregolare, sanamente critica e lontana dai cliché dell’intellettuale d’area, con tutti i suoi vizi e il suo pensiero eccessivamente corrivo, divenendo, ad esempio, redattore capo delle pagine culturali dell’Unità pur non essendo mai stato iscritto al PCI a causa della sua eccessiva sudditanza, specie in quegli anni, nei confronti dello stalinismo.

Una stecca nel coro, una saggezza controcorrente, un’intelligenza vivida, un pensiero autorevole e sempre in movimento, pronto a capire, a scoprire, a conoscere, ad esplorare, a farsi materia viva e azione, senza mai fermarsi né restare inerte al cospetto dei rivolgimenti del mondo: questo era Raf Vallone.
Un simbolo dell’Italia migliore, dunque, capace di affermarsi in una pluralità di ambiti, di non scadere mai nella banalità, di rifuggire da qualsivoglia forma di settarismo e infine di andarsene, all’età di 86 anni, lasciando dietro di sé il rimpianto per una perdita umana e culturale davvero profonda, sullo sfondo di un Paese ormai cambiato, incattivito e privo di quello spirito e di quegli ideali resistenziali che avevano segnato la sua giovinezza e lo sbocciare della sua passione civile.
Di Raf Vallone ci manca, soprattutto, la straordinaria normalità con cui seppe compiere ogni gesto, compreso quello di andarsene con eleganza, dopo aver molto vissuto, molto sperato, molto combattuto e ottenuto anche qualche importante risultato, facendosi custode di una visione minoritaria ma di altissimo valore, direi una guida e un esempio per tutti.
Ora riposa, con la sua grandezza scarna e una nobiltà d’animo assolutamente inconfondibile.

P.S. Cinquecento anni fa il monaco agostiniano Martin Lutero affiggeva alla porta della chiesa del castello di Wittenberg le sue novantacinque tesi, dando vita allo scisma protestante e ad una frattura storica nel mondo ecclesiastico. Così, a proposito di intellettuali irregolari che hanno mutato il corso della storia.

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