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Li chiamano migranti economici ma è un’ipocrisia

 

Le persone che rischiano la vita attraversando prima il deserto e poi il Mediterraneo, di fronte a una crisi di acqua e di conseguente siccità che ha colpito più di venti milioni di persone tra Etiopia, Somalia, Niger,Nigeria e altri paesi africani noi li chiamiamo, a cominciare dal segretario del maggior partito rappresentato all’interno del centro-sinistra, non della destra ben si intenda, migranti economici. E si tratta di un’espressione assai poco adatta alla situazione reale. Secondo le Nazioni Unite siamo di fronte alla peggior crisi elementare dal 1945 e soltanto nel Corno d’Africa rischiano di morire molte migliaia di bambini per la terribile siccità a cui le popolazioni devono far fronte.

Ma tutto nasce, per così dire,  dal forte posizionamento a destra nato dall’insistenza delle anticipazioni che i quotidiani italiani hanno creduto di dover dare del libro (Avanti!) edito da Feltrinelli e  in uscita di Matteo Renzi. I punti fondamentali vanno tutti nella stessa direzione. Sull’immigrazione,c on l’azione del ministro Marco Minniti che paradossalmente punisce soprattutto le ong e la decisione di scegliere la parola d’ordine di “aiutare i migranti a casa loro” finisce per indicare soprattutto una volontà di aprirsi a posizioni trasversali che travalichino il semplice bacino dell’elettorato di partito, di destra o di sinistra che sia. Un esempio perfetto di come, quasi senza accorgersene, farsi condizionare da un’agenda conservatrice. E dunque spostare come riflesso quasi involontariamente la propria posizione.

Un altro tema che ha preso lentamente a scivolare verso destra è il rapporto con l’Europa. Mentre il governo continua a mantenere una parvenza di rispetto nei confronti delle regole europee, nel suo libro Renzi guida la rivolta contro quegli stessi criteri che il governo dice di voler difendere. Facendone una battaglia pubblica e stentorea fino ad arrivare all’ormai nota proposta di mantenere il rapporto tra deficit e pil al 2,9% e renderla un pezzo importante della futura piattaforma elettorale.

Il terzo indizio è la gestione della crisi bancaria. Su questo il governo ha fatto quello che l’Unione ha chiesto. Ma il modo in cui il processo è stato gestito-a partire dalla banca Etruria e il ruolo del “giglio magico” renziano-ha alimentato la sensazione popolare sempre più vasta, che gli interventi di salvataggio siano in fondo serviti soltanto a chi le banche le aveva o le dirigeva. Senza minimamente sanzionare o punire  chi colpa ha avuto in quei fallimenti. In questo caso la piattaforma del PD ha seguito quella del governo. Col risultato finale di spostare l’elettorato democratico a favore di un tipico risentimento dei conservatori.

Inoltre un piccolo esempio che riguarda la Rai. Il taglio dei compensi può essere giudicato sbagliato o giusto ma è difficile non vedere come la proposta di portare gli stipendi a equa misura  non sia per un’azienda pubblica una proposta politica degna di un governo di centro-sinistra.

Berlusconi ha capito la situazione e si prepara ad agire con il massimo opportunismo di cui è capace. Il PD non sembra invece rendersi conto dei rischi che conto sul piano elettorale e di conseguenza politico.

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