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“I Siciliani Giovani”, dalle periferie del mondo a quelle del giornalismo

 

“I precari sono la spina dorsale del giornalismo italiano. Sono loro a raccontare, giorno dopo giorno, cosa sono e cosa fanno le mafie”. Con queste parole si apre lo speciale “Giornalisti” del nuovo numero della rivista “I Siciliani Giovani” che verrà presentata lunedì 10 luglio alle 15.00 alla Federazione nazionale della Stampa, dal direttore Riccardo Orioles, da Claudio Fava, storica firma de “I Siciliani”, giornalista e scrittore, oggi vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia e dal giornalista di “Repubblica”, Attilio Bolzoni. Con loro, molti amici e colleghi che da anni rilanciano e sostengono le attività delle testate di base che danno vita alla rivista, fra gli altri, Elisa Marincola e Stefano Corradino di Articolo21, Fnsi e Usigrai, con il presidente Beppe Giulietti e il segretario Vittorio Di Trapani. Forti della mobilitazione internazionale lanciata alcuni mesi fa dal giornalista Luca Salici per chiedere l’applicazione della “Legge Bacchelli” per Riccardo Orioles, i “Siciliani Giovani”, tornano in in tutta Italia, in formato cartaceo. Un fatto storico, ad oltre vent’anni dalla nascita della testata, costola “giovanile” del mensile “I Siciliani” fondato e diretto da Pippo Fava, giornalista ucciso da Cosa nostra a Catania nel 1984. In questi anni
“I Siciliani” sono nati e rinati molte volte, spesso sotto altre forme ma sempre intorno ad un progetto unico che vede la cooperazione di diversi giornalisti e di piccole realtà editoriali, dall’Italia e dall’estero, che mettono al centro la passione per l’inchiesta, il reportage narrativo, il racconto delle periferie, delle storie delle persone, la denuncia dei sistemi di potere. I fatti, nell’interesse dei
lettori.

Cosa c’é dentro questo numero. Il nuovo numero della rivista é dedicato alle periferie d’Italia e del mondo. Ma c’é un filo rosso che lega la storia dei “Siciliani” e il suo lavoro d’inchiesta, con l’attualità e l’Italia di oggi: il rapporto fra i poteri, la libertà d’informazione, il precariato giornalistico, il destino di una parte della nostra democrazia. L’antimafia, per dirla con una parola soltanto. E i giornalisti. Per ogni notizia sottopagata, non pubblicata o censurata c’è, dall’altra parte del giornale, del web, della radio/tv un cittadino cui è negato il diritto di sapere, dunque di scegliere, da chi essere governati, da quale banca rischiano di essere truffati, quale amministratore pubblico non sta facendo gli interessi della collettività. Travolta dal dibattito su quella che chiamano “la crisi” del giornalismo, la professione è ad un bivio ma lo sono anche i lettori/cittadini. E gli autori non mancano di ricordarlo, a partire dalla copertina firmata da Mauro Biani con il sottotitolo: “Rischiare la pelle per tre euro, ma davvero voi italiani ci volete così?”. “Non sono solo i mafiosi a far paura. Fa paura ormai la condizione di questo mestiere, la sua precarietà – scrive nel suo articolo su “I Siciliani
Giovani”, Claudio Fava – la necessità di arrangiarsi a scrivere di mafie e a rischiare la pelle come se fosse un capriccio, una solitaria vanità”. “Ho incontrato molti giornalisti che giornalisti non sono perché non hanno il
tesserino dell’Ordine, non hanno l’abito buono né il contratto con le tredicesime e le feste pagate. Abusivi ma giornalisti più degli altri, per ciò che scrivono, per come lo scrivono, anche senza i pennacchi profumati della professione – continua Fava, autore della relazione della Commissione parlamentare antimafia dedicata alla condizione del giornalismo in terra di mafie. Dalla solitudine degli ammazzati, agli abusivi, dalla riverenza al mafioso, ai giornalisti sconosciuti al grande pubblico e conosciuti ai boss di turno, sino all’assalto ai giornalisti (e ai giornali) liberi, Fava scatta una fotografia del Paese, dei sistemi di potere che sopravvivono ai giornali, al loro destino, spesso lo condizionano, quando non ne sono direttamente artefici.

I numeri e le storie della professione: le proposte de “I Siciliani Giovani”. Secondo i dati forniti nel 2016 dall’Osservatorio LSDI (con riferimento al 2015) il lavoro autonomo nel giornalismo è al 65,5%, otto giornalisti su dieci sono
free-lance (82,7%) con meno di 10.000 euro all’anno. Negli ultimi dieci anni, inoltre, i professionisti sono cresciuti dell’ 1,5% (da 20.103 a 20.401) mentre i i pubblicisti del 128% (da 2.791 a 6.371). Dentro questi numeri ci sono le storie dei giornalisti professionisti e minacciati, di quelli precari e intimiditi, di quelli che hanno abbandonato il mestiere e non ce l’hanno fatta. Di quelli che sono dentro il mondo dell’informazione e nessuno sa per quanto tempo riusciranno ancora a sopravvivere di giornalismo. Sull’ultimo speciale dei “Siciliani Giovani” queste e altre storie sono raccontate da Salvo Vitale, amico e compagno di Peppino Impastato e Ivana Sciacca giornalista catanese, autrice di reportage e interviste che raccontano la Sicilia di oggi, i siciliani e le siciliane. Ma ci sono anche le proposte, messe nero su bianco dal direttore e sono frutto di una analisi nata dal suo osservatorio privilegiato, la rete di giornalisti che ha incontrato in questi decenni. Si fa tanto parlare di una riforma del settore, “proviamo a buttare giù qualche idea” – scrive Orioles. “ 1) Allargamento del riconoscimento professionale a tutte le figure che concorrono alla produzione dell’informazione. 2) Revisione dei poteri del direttore. Deve godere della fiducia del comitato di redazione e non solo di quella dell’editore. Le assunzioni debbono essere concordate, con criteri professionali, fra redazione e direttore e non decise, su suoi criteri, dall’editore. 3) L’editore è tenuto a rispettare i principi-base della professione: diritti del giornalista, rifiuto del precariato, regolarizzazione d’ufficio dei precariati esistenti, certificazione ufficiale e pubblica dei relativi parametri di legge. Un’azienda che paga 400 euro al mese un redattore dev’essere puramente e semplicemente cancellata da ogni contributo pubblico, non solo dai finanziamenti ma anche da tutti i benefici indiretti. 4) Divieto di partecipazione determinante di banche e gruppi industriali alla proprietà delle aziende editoriali. Sanzione anche penale del conflitto d’interessi in editoria.

L’appuntamento, dunque,
per “chi vuole continuare” – come scrivono “I Siciliani Giovani” nel loro speciale – è il 10 luglio alla Fnsi a Roma e
nelle assemblee di presentazione in tutta Italia (mentre scriviamo sono in cantiere le prossime tappe di Bologna, Catania, Parigi).

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