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Corbyn esiste. I media se ne sono accorti

 

Solo nelle ultime ore i media del pianeta ( quelli italiani ovviamente per ultimi) si sono accorti che Corbyn esiste. Prima veniva dipinto come un vecchio bollito, estremista, incapace, ingenuo, nella migliore delle ipotesi un idealista senza speranze. Per tutti (proprio tutti) i nostri quotidiani (per non parlare dei tg) era l’uomo che avrebbe definitivamente affossato in Gran Bretagna i laburisti. Il fatto che avesse vinto due volte le primarie del suo partito moltiplicando gli iscritti veniva presentato al più come uno scherzo della storia frutto del fascino retro che tutti i sognatori esercitano su giovani che, notoriamente, della “vera” politica non capiscono nulla.

Quando ha accettato di buon grado la sfida delle elezioni anticipate ( i laburisti potevano bloccarla votando contro scioglimento Camera dei Comuni) i media britannici gli hanno attribuito pulsioni suicide: sarebbe finito stritolato nella morsa conservatrice inesorabilmente affondato delle sue posizioni “ambigue” sulla Brexit.

Come vada a finire il voto l’8 di giugno ovviamente non lo so. Ora però stanno uscendo sondaggi che dicono che la signora May potrebbe perdere la maggioranza assoluta e che il Labour potrebbe guadagnare una trentina di seggi ( allego Times di oggi) . Valgono questi sondaggi? Pare di capire che molto dipenderà dalla percentuale di giovani che andrà effettivamente a votare. Se la loro mobilitazione ( che ricorda quella per Sanders negli Usa) sarà parziale allora prevarranno gli over 65 che invece sono pro Tories ( o meglio lo erano massicciamente finché la May ha avuto la brillante idea di scaricare sugli anziani il peso futuro delle spese sanitarie).

Corbyn ha impostato la sua campagna tutta sul sociale. “Per i molti, non per i Pochi” è questo lo slogan scelto, accompagnato da provvedimenti che puntano a rafforzare lo stato sociale: taglio tasse universitarie, investimenti per la sanità, nazionalizzazioni e potenziamento servizi pubblici. Pensateci bene alle cose che avete appena letto: si tratta soltanto di un’onesta piattaforma socialdemocratica ma viene spacciata per una bestemmia all’epoca del neo liberismo diventato il vero pensiero unico ( quello che conta perché decide a chi vanno i soldi) del nostro tempo. Corbyn non ha paura di dirle queste cose e suscita interesse e entusiasmo. Non vivo in Gran Bretagna, non so se i sondaggi dicono il vero o se cambieranno verso, ma giro alcune foto che mi hanno impressionato: folle di persone anche nelle spiagge più remote accorse per rilanciare il messaggio laburista.

E arrivo a ciò che mi preme effettivamente dire. Su Trump i media Usa sono stati accusati di avere avuto un pregiudizio liberal. Il fatto è che pure con Corbyn gli stessi mezzi di comunicazione si sono comportati nella stessa maniera. Non hanno visto né capito nulla. E allora il pregiudizio non è ideologico, non solo ideologico: un certo tipo di giornalismo elitario parla solo con gli addetti ai lavori, con gli esperti, frequenta i salotti tv, si nutre di una “visione del mondo” che esso stesso genera, si specchia in se stesso. E’ questo il problema. Non a caso oggi anche verso Corbyn risuona (pure su giornali di “sinistra”) l’anatema più infamante, l’accusa di populismo. Forse chi fa informazione dovrebbe leggere qualche libro di storia in più, farla finita con lo snobismo di chi parla fingendo sempre di sapere tutto, frequentare persone normali, girare nei quartieri. Perché fra popolare e populista c’è una enorme differenza. E la realtà non p quella che ci vendono tutti i giorni centri studi, banche, agenzie di rating, quei totem intoccabili che, sotto il cappello della tecnocrazia neo liberista, hanno fatto della disuguaglianza e povertà l’inevitabile “oggettivo” destino dei popoli del nostro tempo. Destino a cui è logico tendano a ribellarsi.

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