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Hamon, una luce dalla Francia

 

La rivoluzione digitale nei prossimi anni porterà efficienza e progresso in tutto il mondo, ma anche disoccupazione. Avverrà, secondo molti studi, nell’industria ma soprattutto nei servizi. Scompariranno negozi come le agenzie di viaggio, sostituite dalle prenotazioni tramite internet. Già i bancari ne sanno qualcosa: l’era del bancomat e dei conti correnti online ha decimato le file degli impiegati.

Più crescerà la disoccupazione più aumenterà il disagio e la disperazione sociale degli operai e del ceto medio, già ora devastati dalla recessione internazionale del 2008 e dall’avanzare delle nuove tecnologie elettroniche. Chi avrà un lavoro percepirà salari sempre più bassi per la concorrenza di precari e disoccupati. Finora non c’è stata una vera risposta politica dai grandi partiti popolari a questi rivolgimenti epocali e il populismo di destra e di sinistra tra trionfando in America e in Europa, cavalcando le paure della crisi economica e degli immigrati africani ed asiatici.

Tuttavia si intravede una luce nel buio. La ricetta è un po’ di utopia e grande attenzione agli emarginati. Chi dà per finiti i socialisti e la sinistra in Europa dovrà fare attenzione. La sorpresa arriva dalla Francia. Benoit Hamon, 49 anni, 30 anni di militanza nel Partito socialista alle spalle, potrebbe diventare il nuovo inquilino dell’Eliseo. Hamon sale, sale sempre di più nei sondaggi per le elezioni presidenziali francesi fissate ad aprile. Da fanalino di coda conquista le prime posizioni, ora si piazzerebbe per consensi subito dopo Marine Le Pen, la leader del Front Nationale, la lanciatissima candidata dell’estrema destra nazionalista e razzista, in favore dell’uscita della Francia dall’euro, dall’Unione europea e dalla Nato.

Mentre quasi tutti parlano solo contro, lui parla a favore: alle critiche fa seguire il progetto di una nuova società. Contro chi indica un futuro di disastri, illustra un programma su un “futuro desiderabile”.  Va controcorrente, rivaluta l’identità politica e i programmi del socialismo radicale. Fa i comizi nelle periferie proletarie ed operaie di Parigi e gli battono le mani. Recupera al Ps le simpatie e i consensi di lavoratori, precari ed emarginati in fuga verso altri lidi. Propone il reddito universale di esistenza (750 euro al mese), la diminuzione dell’orario di lavoro, la riconversione ecologica dell’economia, maggiore partecipazione popolare alle istituzioni, l’integrazione degli immigrati, la fine dello stato di emergenza contro il terrorismo islamico. Vuole una Francia nella Ue e nell’euro, anzi punta su un’Europa più forte, che dica basta all’austerità finanziaria alla base dell’euro e vari una difesa comune.

La “ricetta” sembra funzionare. Con oltre il 58% dei voti ha battuto, al secondo turno delle primarie dei socialisti francesi per l’Eliseo, l’ex primo ministro Manuel Valls (che ha ottenuto il 41%). L’outsider, il socialista in eterna minoranza ha vinto la prima partita per la presidenza della Repubblica francese. Nel 2014 si era dimesso da ministro protestando contro la svolta moderata impressa al governo dal presidente François Hollande, con la nomina di Valls a primo ministro.

Ha rilanciato l’identità politica radicale dei socialisti francesi contro quella liberalsocialista di Hollande e Valls. Ha rivitalizzato il Ps, visto poco tempo fa come un esercito in rotta che i sondaggi escludevano persino dal ballottaggio per l’Eliseo. Proporrà agli altri candidati della sinistra «di costruire insieme una maggioranza di governo coerente e sostenibile per il progresso sociale, ecologico e democratico». Alla sua sinistra dovrà vedersela con Jean-Luc Mélenchon (un ex socialista che si pone come alternativo al Ps) e alla sua destra, con Emmanuel Macron (un ex banchiere d’affari astro nascente del centrosinistra).

Ma la partita decisiva l’ex segretario dei giovani socialisti francesi se la giocherà con Marine le Pen e con François Fillon, ex primo ministro, candidato del centrodestra gollista a presidente della Repubblica. Sarà molto difficile sconfiggere la candidata populista dell’estrema destra e il candidato del centrodestra espressione delle èlite. Se vincerà Hamon la Francia impedirà la disgregazione dell’euro e dell’Unione europea e chiederà di rivedere i trattati mettendo al centro l’uguaglianza e un nuovo sviluppo ecologico dell’economia. Non solo, indicherà ai socialisti e ai socialdemocratici europei la strada per il rilancio e per evitare il baratro. Tuttavia siamo appena all’inizio della corsa, tutto può succedere.

L’impegno e il successo di Benoit Hamon in Francia potrebbero essere un segnale positivo anche per l’Italia. Nel nostro paese servirebbe un miracolo. Nel Belpaese la sinistra e il centrosinistra sono divisi tra tanti partiti e partitini, le scissioni realizzate e minacciate sono all’ordine del giorno. Manca un forte partito socialista capace di dare una riposta ai problemi dei disoccupati, dei precari e dei lavoratori e, contemporaneamente, offrire un progetto di modernizzazione della società all’insegna dell’uguaglianza. C’è da ricominciare da capo, ricostruendo l’identità politica socialista e un programma innovativo.

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