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Beppe Grillo, il dito e la luna

 

Dovrei stare zitto, lo so, ma proprio non ce la faccio a stracciarmi le vesti e unirmi al coro di  proteste indignate che ha diluviato sulla giuria popolare proposta da Grillo. A questo genere di trovate propagandistiche il personaggio ci ha abituato da tempo così come credo che lui si sia abituato alle nostre reazioni sentendosi vieppiù confortato e incoraggiato dalle medesime. Perciò, pur trovando sconsiderata e inaccettabile la proposta, mi proverò a fare l’avvocato del diavolo e a riflettere sui motivi che potrebbero farla apparire come ragionevole al suo pubblico di estimatori. Poiché possiamo dare per certo che notizie false, scorrette o prive di fondamento  si diffondono non soltanto sul web, ma anche sui giornali e sugli schermi televisivi.

“Il nostro popolo – ha scritto Mario Calabresi, direttore della Repubblica – è la comunità dei lettori, che è anche il nostro unico giudice. Il suo verdetto lo emette ogni mattina, decidendo se leggerci o no”. Dichiarazione che conforta il patriottismo di categoria ma che appare imprudente se è vero che un numero crescente di giovani si allontana dall’informazione tradizionale preferendo il fai da te della rete. E poi per giudicare occorre il libero accesso alle prove e questo ce lo hanno soltanto, ma purtroppo non sempre, i giornalisti. Non lo avrebbero certamente neppure i “cittadini estratti a sorte” di Grillo, per avere un’idea della probabile consapevolezza e competenza dei quali basterebbe dare un’occhiata ai commenti che si accompagnano quotidianamente agli editoriali del sito.

Ma c’è il diritto alla rettifica, si osserva. Vero, ma le “bufale” arrecano seri danni alla pubblica opinione anche quando non riguardano né offendono un singolo cittadino. Quante volte vi è capitato di leggere o di ascoltare una rettifica che non sia quella obbligata su richiesta dell’interessato? E’ vero anche che, almeno per i casi più gravi di manipolazione o di traviamento oggettivo dell’opinione pubblica, qualsiasi cittadino può fare denuncia o ricorso ai Consigli dell’Ordine, ciò che accade molto raramente e ancor più raramente trova seguito nella scarsa capacità sanzionatoria della corporazione.

Nella “Carta dei Doveri” del giornalista, teoricamente in vigore da decenni, era stato inserito un Giurì per la Correttezza dell’informazione, presieduto da un magistrato, al quale si sarebbe potuto rivolgere qualsiasi cittadino, non per punire il giornalista ma almeno per far dichiarare la sua “scorrettezza”. Questo Giurì non entrò mai in funzione per le perplessità di chi, al vertice dell’Ordine, temeva un ridimensionamento del suo potere. Giuseppe Giulietti, da poco presidente della FNSI, ne ha riproposto di recente l’introduzione, approfittando anche dell’imminente riforma della legge professionale.”Per mostrare ai cittadini – come ci ricorda un suo predecessore alla FNSI, Vittorio Roidi – che i giornalisti, da molti ostacolati e minacciati, intendono svolgere il proprio compito nella massima libertà, ma anche nel rispetto dei diritti delle persone”. A cominciare da quel diritto dei cittadini di essere correttamente informati che la Costituzione, come più volte ha affermato la Corte nelle sue sentenze, richiede.

Ecco allora che dietro a una proposta assurda e provocatoria, che poche ore dopo lo stesso Beppe Grillo ha in qualche modo ridimensionato a “denuncia politica”, ottenendo anche il ritiro della querela da parte del direttore del Tg della 7 Enrico Mentana, andrebbe riconosciuta l’esistenza di un problema che attende ancora la sua soluzione. Altrimenti, sarebbe come limitarsi a guardare il dito che sta indicando la luna.

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