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Fermate Renzi. Vuole tutto nelle sue mani.

 

La manovra fatta di coriandoli. Disoccupazione in crescita. Il fallimento del jobs act. L’Europa ci guarda con sospetto

Di Alessandro cardulli

La partita si gioca su due  campi, nessuno favorevole a Renzi Matteo per colpe sue e del governo che presiede e che dirige da Palazzo Chigi sempre più la tolda di comando. Ora addirittura ha annunciato nel corso di un convegno a Milano parlando agli studenti di ingegneria e di architettura, che il progetto di messa in sicurezza del suolo sarà gestito direttamente dal suo staff. Non ha neppure bisogno di vincere il referendum, l’uomo solo al comando c’è già. La Leopolda che si apre a Firenze sarà, di fatto, il canto del cigno, perché i risultati della politica renziana sono del tutto negativi. Il Paese non esce da un lungo stato di crisi, l’economia non cresce, il lavoro non c’è, i bisogni delle famiglie sempre più pressanti. I danni provocati da questo ultimo terremoto che sembra non finire mai si sommano a quelli di altri terremoti. Quasi centocinquanta miliardi spesi in quaranta anni per sanare le ferite dei terremoti quando sarebbero stati necessari quaranta in 20 anni per mettere in sicurezza il territorio nazionale. Certo, le colpe vengono da lontano, ma il premier non arriva oggi. La “sua” legge di Bilancio non è certo finalizzata alla ripresa. Non solo, l’impegno per le misure destinate all’emergenza sismica, denuncia Stefano Fassina, Sinistra italiana è di 600 milioni per il 2017, 800 milioni per il 2018 e 950 per il 2019.

C’è da sperare che alla Commisione Juncker che ha il compito di dare il voto alla legge di Bilancio non sia stato inviato il testo che, insieme al decreto fiscale, stanno ora esaminando le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Peggio di quanto si poteva supporre in tema di “regalie” elettorali, più di venti microprovvedimenti eliminati già in Commissione come ha annunciato il presidente Francesco Boccia affermando che in una manovra siffatta “potrebbe entrare anche un regolamento condominiale”. Una manovra fatta di coriandoli.

La partita da giocare sul terreno della Ue per cambiare i meccanismi economici

La partita da giocare sul terreno della Commisione Europea è di ben altro tenore, quello delle politiche che cambiano i meccanismi dell’economia. L’austerità non si combatte con gli anatemi, con il dileggio, l’ironia, le frasi forti contro la Ue, ma coniugando crescita, lavoro, uguaglianza. Sono i fatti a non dare credibilità all’Italia. Ogni giorno i vari tasselli che compongono il quadro economico del Bel paese perdono un pezzo e, verrebbe da dire, l’Europa ti  guarda. Ultimi in ordine di tempo  i dati sull’occupazione. Fanno trillare Renzi, gridolini di gioia. Ma il gioco delle tre carte non regge più. Il trucco degli inattivi che non vengono considerati disoccupati non regge più. Il dato è chiaro: il tasso di disoccupazione a settembre è salito all’11,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, tornando ai livelli di febbraio. Entrano in campo gli “inattivi” che non lo sono più e fanno crescere l’occupazione, 0,1 su base mensile. È l’effetto di una crescita delle persone che cercano attivamente lavoro, uscendo così dalle fila degli inattivi. Scende poi di 1,2 punti, al 37,1%, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi. A questo proposito, Susanna Camusso smorza i gridolini di gioia degli scriba renziani: “è un dato che fa impressione – dice – vuol dire che la metà delle nuove generazioni non riesce ad accedere al lavoro. Continuare a discutere di percentuali che variano di mese in mese, senza affrontare il nodo della prospettiva dei giovani e di come tra i giovani siano esplosi i voucher, è un errore che il paese non deve fare”. Per il segretario della Cgil occorre “porsi invece il tema che il dato della disoccupazione è troppo alto e richiede interventi strutturali e urgenti”. Scorriamo ancora i dati: a settembre i senza lavoro sono aumentati del 2%, pari a +60mila, dopo il calo registrato a luglio (-1,1%) e agosto (-0,1%). Il numero delle persone in cerca di lavoro si riporta così sopra i 3 milioni, in rialzo anche su base annua (+3,4%, pari a un incremento di 98mila unità). Nello stesso mese la stima degli occupati, fenomeno non più inattivi, è cresciuta rispetto ad agosto dello 0,2%, pari a +45mila unità, “recuperando il calo registrato nel mese di luglio”. Anche in questo caso il dato è in crescita anche su base annua, con un rialzo di 265mila unità (+1,2%). Interessante, a riprova del fallimento del jobs act il fatto che a settembre l’aumento dell’occupazione “si concentra” tra i lavoratori indipendenti (+56mila), a fronte di un calo dei dipendenti a termine (-10mila) e alla  stabilità dei permanenti, a cui invece si deve la crescita dell’occupazione su base annua che è salita di 264mila unità.

Camusso. “Crisi non ancora superata. Servono interventi strutturali e urgenti”

“Bisogna fare un piano straordinario dedicato all’occupazione – afferma Camusso parlando alla Conferenza di organizzazione della Uil – non abbiamo ancora superato la crisi e le difficoltà del paese. Al di là dei tanti annunci, l’Italia non vede processi concreti di creazione di posti di lavoro”. “Gli investimenti continuano a essere pochi, sia quelli pubblici sia quelli privati. Continua a esserci una distonia tra le risorse investite e gli effetti che hanno queste risorse in termini di crescita dell’occupazione. Occorre porsi invece il tema che il dato della disoccupazione è troppo alto e richiede interventi strutturali e urgenti”.

Federconsumatori e Adusbef: Ai giovani devono essere offerte prospettive

“L’urgenza di un Piano Straordinario per il Lavoro, che dia una scossa e faccia ripartire il mercato occupazionale con  enormi benefici per la nostra economia e tutto il Paese” viene richiamata da Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. “I giovani che ora sono costretti a ricorrere all’aiuto di nonni e genitori tornerebbero ad avere prospettive nel proprio Paese, senza essere costretti a gravare sui bilanci familiari o a dover cercare migliori opportunità all’estero. E’ dunque fondamentale – sostengono – al fine di recuperare la maggiore quantità possibile di risorse, combattere con ogni mezzo l’evasione fiscale, lottare contro abusi e sprechi e tassare le rendite finanziarie. Parallelamente è altrettanto importante elaborare un piano per mettere in sicurezza gli edifici, per incrementare l’innovazione e la ricerca e per valorizzare l’offerta turistica.”

Il premier spaccone è e spaccone resta: “Abbiamo la possibilità di entrare nel futuro”

Si torna così alla partita che Renzi sta giocando sul campo esterno. Non riesce a trattenere le parole. Spaccone è e spaccone resta. “Italia – recita – ha la possibilità di entrare nel futuro. Il mondo si aspetta che l’Italia scelga il futuro”. Il riferimento è il voto “sì” al referendum. Ovunque sia, batte su questo chiodo. Ma i dati sul lavoro non sono un buon viatico per la Commissione Ue che ci fa notare come  Germania, Francia, Spagna, ci lasciano indietro. Così come il pasticcio, per carità di patria, chiamiamolo così, altri lo definiscono un imbroglio, che il governo con la manovra sta facendo sui danni del terremoto. Sempre Fassina afferma che “Il dato di realtà è che il governo non prevede un programma pluriennale straordinario, consistente di dimensione nazionale, per mettere in sicurezza il territorio, le infrastrutture e gli edifici pubblici e privati. Su tale programma si dovrebbe aprire un negoziato con la Commissione europea per uno spazio di deficit adeguato, almeno un punto di Pil all’anno, 17 miliardi, per un triennio”. “Invece, conclude – si utilizza l’emergenza terremoto per giustificare uno scostamento marginale, rispetto ai precedenti impegni di finanza pubblica, per distribuire a pioggia risorse su misure sostanzialmente irrilevanti sia sul piano macroeconomico che di miglioramento delle condizioni sociali”.

Da jobsnews

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