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Un mutuo per la pensione, l’ultima trovata

 

Sarà di 54 miliardi nel 2020, la dimensione del buco INPS, preventivato da Tito Boeri, il nuovo presidente, economista e persona franca. Secondo un’intervista rilasciata a Presa Diretta e trasmessa ieri, questa voragine è in larga parte dovuta ai vitalizi e pensioni d’oro di categorie privilegiate, quali militari, magistrati, politici, alcuni prof universitari, e dirigenti vari. I quali, svincolati dal regime fiscale introdotto dalla riforma Fornero, avrebbero versato contributi largamente inferiori al reddito di cui godono. Oltre a ciò, va citato il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte di enti, regioni e provincie.

A causa di costoro, i nati negli anni ’80, andranno in pensione a 75 anni con cifre irrisorie. Ma c’è di più: l’Ape, l’anticipo pensionistico a 63 anni, ultima trovata governativa, verrà finanziato da un prestito bancario a coloro che ne usufruiranno, da rimborsare a rate mensili oscillanti tra il 5 e il 15% della somma. Tale mutuo si estinguerà solo alla copertura dei 4 anni anticipati che sono il tetto massimo concesso. L’infausta Fornero decretò nel 2011 a 67 anni il periodo minimo per andare in pensione. Creando la tara sociale degli esodati, neologismo orrendo, a definire persone che avevano già maturato i termini, e lasciato il posto di lavoro; questi videro allungarsi di 4 anni la loro agonia, rimanendo disoccupati e senza reddito. Oggi tali paria, così come lavoratori dipendenti e autonomi che svolgono lavori usuranti, se vogliono riavere indietro gli anni rubati, si devono indebitare per la loro vita restante e quella degli eredi. APE.webloc Facciamo i conti della serva: 4 anni di pensione media fanno 48.000 euro (1000 x 12 x 4) da restituire. La rata media del mutuo è di 100 euro; occorrerebbero 40 anni per estinguerlo. (100 x 12 x 40). Lo Stato paga gli interessi alla banca, ma quando il vecchietto muore, il debito passa agli eredi.

Per evitarlo, il pensionato può accendere un contratto assicurativo, ma il quadro non cambia, invece della rata gli eredi dovranno pagare la polizza. Fantastico!

Loro no, mai

E’ stato chiesto all’incaricato governativo preposto a sovraintendere il processo di riforma, per quale motivo non si fossero decurtati vitalizi e pensioni usurpate, ai fini di reperire i fondi necessari, senza gravare sulle tasche dei pensionati e dello Stato. La risposta agghiacciante è che le ricerche ai fini di appurare tali abusi sarebbero troppo costose, e si rischierebbe “di mettere le mani nelle tasche sbagliate”. In pratica, si ammette da parte delle istituzioni l’impotenza delle indagini nei confronti dei furbetti nazionali, e si preferisce consegnare, con mani e piedi legati, pensionati ed eredi nelle grinfie di banche e assicurazioni per gli anni a venire. Contribuendo oltretutto all’aumento del debito pubblico, gravato ulteriormente dagli interessi sugli anticipi devoluti a milioni di cittadini, la cui entità è al momento incalcolabile. La riforma Fornero fu giudicata incostituzionale anche a livello europeo. La sua abolizione, unita a quella dei privilegi di poche migliaia di parassiti, avrebbe dato un segnale fortissimo di riscatto morale da decenni di malgoverno, oltre a ossigeno vitale per le casse dello Stato e del suo ente previdenziale.

Invece si continua a escogitare complicati marchingegni che otterranno, se approvati in via definitiva, l’indebitamento cronico pubblico e privato, condannando le nuove generazioni a pagare duramente lo scotto di politiche palliative scriteriate.

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