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Satira, sa tirare sempre!

 

In questo mondo di ladri, di padri, di madri per verità assolute, quale inedia (per morte lenta) sarebbe  se non esistesse nostra signora  Satira? Ma conosciamo noi il significato e il significante di costei?

Lei è il tutto e pure il suo contrario. Satira, mai satura, sutura  il poema epico della nostra quotidianità.  Martella finché non capisci, beninteso se vuoi capire.   E’ la giornaliera  versione grossolana  del pirandelliano così è se vi pare  e pure del recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore tratto dal geniale capolavoro di Masters nei suoi epitaffi a Spoon River. Charlie Hebdo, così come a suo tempo furono Male e Cuore, è al posto suo per sbatterci in faccia l’aldilà dei beni e dei mali di facciata e (oggi) di facebook.

Satira è sadismo e alla bisogna pure masochismo. In vita e in  morte s’offre come apoteosi della meraviglia più pura, innocente, vergine e, in egual modo, senza preavviso, alla realtà del più putrido squallore da violenza nei bassifondi… Ci sbatte  in faccia il quanto sappiamo essere martiri ed eroi, ma anche quanto sappiamo essere subdoli mostri di perbenismo e del politicamente corretto.  Ed è proprio perciò che nostra signora Satira sa tirare appresso ogni maledizione. Satira si deve sbattere in prima pagina, ma solo per darla in pasto a ciascuno di noi all’unico fine di farne personalissimo metabolismo.  Farne affare di Stato  è invece perbenismo d’accatto, è puerile politicamente corretto da burkini, è sterile blablologia da Salvini: è recitare la parte dopo averci già imposto cosa è perché ci è stata fatta apparire…

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