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Elie Wiesel, l’umanità dal cuore cieco

 

“Io mi pizzicai la faccia: ero ancora vivo? Ero sveglio? Non riuscivo a crederci. Com’era possibile che si bruciassero degli uomini, dei bambini, e che il mondo tacesse? No, tutto ciò non poteva essere vero. Un incubo…Presto mi sarei risvegliato di soprassalto con il cuore in tumulto, e avrei trovato la mia stanza, i miei libri…”
Elie Wiesel, l’uomo che ha cercato per tutta la vita di interrompere il tacere di Dio e del mondo innanzi al buio dell’olocausto si è spento a 87 anni, lo hanno annunciato il museo dell’Olocausto Yad Vashem e il governo israeliano.
L’umanità dal cuore cieco raccontata da sopravvissuto ad Auschwitz in “La Notte” parla ” dal fondo dello specchio” come un cadavere, nell’oblio di chi si scopre incapace di amare gli esseri in particolare, fratelli, figli o padri, mentre fiorisce la morte.
Nell’abisso di chi si interroga fino al diluvio sull’esistenza della Misericordia di Dio, tra cenere, cadaveri, pane e speranza, di chi muore nell’umiliazione del suo implacabile restare silente.

Così lo scrittore e premio Nobel per la pace, nato nel 1928 a Sighetu Marmatiei, in Romania, nutre di memoria il doloroso tempo della vita esiliata, tiene nello sguardo il volo dei neonati mutati in bersagli per i mitra nazisti e irrora l’eco di un tormento senza fine:
“Dietro di me sentii il solito uomo domandare: Dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca”
Dio è ad Auschwitz.
È lì tra l’oscurità diffusa del genocidio che il mondo non ha voluto fermare, è lì nell’ombra di morte indelebile del tatuaggio A-7713 impressa sulla pelle del suo braccio destro, è lì tra le sue parole di pietra che schiudono per sempre a chi lo ignora il buio assoluto:

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherà quel silenzio notturno che mi ha tolto per tutta l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai”.
(Elie Wiesel)

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