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Il rumore del silenzio

 

Se mettiamo in fila “fatti” che hanno visto coinvolti il Governatore Fazio e la s tessa Banca d’Italia possiamo arrivare a diversi giudizi, convincimenti sicuramente opinabili ma possibili. Ebbene siamo arrivati alle CXXII Considerazioni finali e, oggi, sono passati mesi dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha mandato assolto un Governatore della Banca d’Italia dall’incriminazione  quasi nel più assoluto silenzio. Si può dire, quindi, che ogni giorno che passa il rumore del silenzio diventa sempre più assordante.
Tale silenzio avrebbe dovuto e deve ancora oggi farci dare un giudizio, porci una domanda a cui dare una risposta, non tanto sulla vicenda umana  di Fazio e dei suoi più stretti collaboratori coinvolti, che pure ha la sua importanza, quanto sui riflessi che la tempesta mediatica e giudiziaria  innescata hanno prodotto sugli assetti istituzionali  posti a tutela del delicato ruolo svolto da una Banca Centrale.
Con il silenzio si può affermare che se l’onestà fosse una virtù la sentenza  non avrebbe dovuto essere ignorata, a maggior ragione avrebbe dovuto, e deve, aprirsi ad una riflessione.

Nella riflessione bisogna premettere che la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza di seconda istanza che dava il giudizio su reati gravi,  ha applicato l’art.129 del Codice di procedura penale ed ha assolto Fazio “perché il fatto non sussiste”. La Corte ha applicato il 2° comma di tale articolo che dispone il proscioglimento e l’assoluzione dell’imputato con la formula a lui più favorevole,  piuttosto che di non doversi procedere perché il reato è estinto per amnistia o prescrizione, se dagli atti emerge la prova della sua totale innocenza. Con la sentenza è stata  condannata al pagamento delle spese la BBVA che si opponeva alla assoluzione.
Ebbene, dopo l’esito delle varie incriminazioni, ancora oggi non si è registrato un atto di solidarietà nei confronti di Fazio. Tale solidarietà in un Paese civile sarebbe dovuta nei confronti di chi esposto per settimane ad una gogna mediatica, sottoposto a 3 processi che si sono conclusi con 2 assoluzioni, per quelli su cui gravavano i reati più gravi,e con una pena lieve sul terzo per aver considerata complicità una azione di “moral suacion”; la notizia dell’assoluzione dopo  settimane di titoli in prima pagina non può essere riportata, con poche righe, in ventesima.

Fermo restando poi che in Banca d’Italia tutti possono avere giudizi più o meno positivi sulla gestione di Fazio, oggi bisogna mettere in evidenza e  capire gli effetti prodotti dalla vicenda giudiziaria sulle modifiche dell’ordinamento, sulla nomina dei Governatori; bisognerebbe individuare i burattinai palesi e occulti (la Bilderberg?) che con tali vicende hanno destabilizzato la Banca d’Italia e speculato.
La difesa di Fazio può essere derubricata a un giudizio personale poco importante serve però a ribadire che è necessario rivisitare tutta la vicenda giudiziaria, sia quella controversa dell’Antonveneta che quella limpida di UNIPOL-BNL, per far luce sui retroscena di quegli atti – soprattutto il ruolo dei media – che hanno portato alle dimissioni un Governatore;  bisognerebbe percorrere il filo rosso, o nero a seconda dei punti di vista, che lega “fatti” succedutisi non a caso in un tempo breve perché, non a caso, Fazio è stato costretto alle dimissioni anche prima dell’avviso di garanzia.

Nello stesso tempo Draghi allora non avrebbe potuto essere prima candidato e poi nominato Presidente della BCE dato che era stato solo un ex Direttore Generale di un Ministero e, poi, un alto dirigente di secondo piano della Goldman Sachs e oggi registra un largo giudizio positivo, dopo i mutati equilibri politici europei, per le decisioni di politica monetaria prese, però, in assenza di quelle economiche e fiscali di competenza della Commissione e dell’europarlamento

Nei giorni del presunto scandalo autorevoli giornali, a volte ribaltando in 24 ore una linea editoriale, hanno aperto una feroce campagna denigratoria, hanno sostenuto una strategia che ebbe quasi le connotazioni di un “complotto”; in Banca d’Italia, in parte per motivi viscerali e opportunistici, in parte per contrasto all’operato di Fazio, si sono viste forze sociali ed autorevoli dirigenti schierarsi tra gli accusatori del Governatore; con una forte dose di ingenuità, ed è sperabile, si può dire che chi si schierò tra i colpevolisti non volle capire che l’attacco non era tanto a Fazio quanto alla Banca. Nella tentata scalata di UNIPOL a BNL intervennero i “furboni del quartierino” e qualche attore di quella opposizione  (oggi moralista e fustigatore della politica) in seguito incassò una plusvalenza di circa 240 milioni di euro poi “depositati presso una finanziaria in Lussemburgo”  (notizia, mai smentita, riportata da “L’Unità”  del 7/12/2013). Come è evidente oggi si volle indebolire una istituzione e costringere alle dimissioni, con un castello di accuse basate sul nulla, un Governatore scomodo per permettere la nomina di Draghi.

Si volevano, e si sono ottenuti, alterare i meccanismi di nomina dei Governatori (con un improprio ruolo del Governo), modificare altri fattori come l’abolizione del mandato a vita per introdurre quello del doppio mandato che riduce e condiziona l’attività dei Governatori nel corso del primo. Sembra ora evidente che con la campagna denigratoria contro Fazio si è aperta la strada ad un disegno perverso (confermato dai fatti) legato ad una strategia più generale che mira ad indebolire la politica e le istituzioni (oltre ogni legittima critica), quelle delle potestà statuali, degli organi di controllo, per accentrare nelle mani di tecnocrazie, che sfuggono ad ogni controllo democratico, gli indirizzi e le ricette di politica economica.

Tali ricette, tali impostazioni e imposizioni mettono invece in luce un ruolo negativo di Draghi che da un lato è l’artefice occulto (per le finalità politiche prima accennate) della destrutturazione delle Banche Centrali europee e, dall’altra è, con gli altri esponenti della Troika, l’inflessibile sostenitore del rigore, dei tagli allo stato sociale che hanno provocato ulteriore povertà e disastri sociali con un ineludibile e prevedibile processo deflattivo.
Tali ricette  le  paghiamo in Banca d’Italia con interventi che arrivano, con una reazione supina e acritica del Direttorio, fino all’obiettivo di indebolire progressivamente l’autorevolezza dell’Istituto, di modificarne la struttura senza cercare di percorrere vie alternative per potenziarne ed arricchire ruoli e funzioni e difendere ancora meglio gli interessi generali del Paese. La cautela del Direttorio della Banca d’Italia – conseguenza anche dei continui attacchi (più o meno palesi) alla sua autonomia – era stata evidente fin dalla decisione della Commissione Europea di concentrare nelle mani della BCE il compito della Vigilanza bancaria con una particolare procedura (un accordo intergovernativo) messa in atto per violare indirizzi e vincoli del Trattato dell’Unione, e cioè la Costituzione dell’Europa, che prevede con l’articolo105, punto 6 (1), l’accentramento nella BCE solo di compiti specifici e non dell’intera attività di tale funzione. Non può essere sottovalutato peraltro che tale decisione fu accettata (per disattenzione o complicità) nel più completo silenzio della forze politiche e di governo.

Eppure il nostro sindacato  ha tentato di mettere un freno a tali scelte, ha cercato di sollecitare l’attenzione del mondo istituzionale e politico che non si è dimostrato all’altezza di affrontare, in modo efficiente e culturalmente valido, il tema delle ineludibili trasformazioni delle Banche Centrali Nazionali nel processo di integrazione europea.
Eppure gli argomenti sollevati fanno parte dei processi economici e la cultura quanto più ampia di essi è, come ci ha insegnato Federico Caffè, uno dei pilastri posti a difesa della democrazia.

I “fatti” esposti cercano di dare una risposta alla crisi strisciante dell’Istituto di Via Nazionale e, ritornando alla vicenda che ha visto coinvolto Fazio, si può amaramente rilevare  che il tempo dell’accusa e della distruzione dell’immagine è sempre infinito, quello della riabilitazione non arriva mai.

  • 105, punto 6, del Trattato : ”Il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione della BCE, nonché previo parere conforme del Parlamento europeo, può affidare alla BCE compiti specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie, escluse le imprese d’assicurazione.”

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