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Super “Banche Armate”

 

Oltre 4 miliardi di euro il valore delle operazioni segnalate dagli istituti di credito. Un business che va di pari passo con la vendita di prodotti bellici italiani (aerei, navi da guerra, missili, bombe…) in giro per il mondo.
Articolo di: Gianni Ballarini – Nigrizia.it

Una “banca armata” – il Banco Popolare – cresciuta del 30.000% in un anno. Oltre 4 miliardi di euro (un incremento del 57,2% rispetto al 2014) il valore delle transazioni accreditate sui conti correnti delle banche con sede in Italia.  Unicredit e Intesa-San Paolo, sempre più munifiche, riconquistano i vertici di questa, un tempo poco ambita, classifica. Emirati arabi uniti e Algeria contendono a Germania e Regno Unito il primato di paesi pagatori. Il Medioriente si conferma l’area principale di destinazione delle armi italiane.

Sono queste, in estrema sintesi, le curiosità principali ricavate dal rapporto del ministero dell’economia e delle finanze (Mef), allegato alla Relazione al parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, 2015.

Documento che certifica come il mondo bancario italiano, scansando ogni freno etico (se mai l’ha avuto), torni a offrire con generosità i suoi servizi e conti correnti ai clienti che vendono armamenti all’estero. Un business rifiorito che va di pari passo con la vendita esplosiva di prodotti bellici italiani (aerei, navi da guerra, missili, bombe…) in giro per il mondo.

Il valore complessivo delle operazioni bancarie legate all’esportazione definitiva (somma degli importi segnalati con gli importi accessori segnalati) è stato di 4,06 miliardi di euro nel 2015, contro i 2,6 del 2014 e i 2,9 del 2013. Un aumento su cui ha inciso, in particolare, il valore degli importi accessori segnalati (quelli che comprendono, soprattutto, i compensi di mediazione), passati da 263,3 milioni del 2014 a 1,4 miliardi di euro nel 2015.

Rispetto a un tempo, quando era obbligatorio per le banche chiedere al Mef l’autorizzazione per ogni transazione, dal 2013 è sufficiente una semplice comunicazione via web delle operazioni effettuate. Una sburocratizzazione dell’iter che ha accontentato le esigenze delle banche. Meno quelle della società civile, che preferiva un controllo preventivo pubblico su queste attività tramite lo strumento delle autorizzazioni.

E anche nelle pagine della relazione del Mef si sottolinea come «questo nuovo applicativo» riscontri il gradimento degli istituti bancari. Lo testimonia, a suo dire, l’aumento del numero delle segnalazioni, passate da 8.473 del 2014 alle 12.456 dell’anno scorso.

Al vertice della classifica, incontrastata da anni, troviamo la tedesca Deutsche bank, con oltre un miliardo di euro fatti transitare sui propri conti. Un incremento, rispetto al dato del 2014, del 37,5%. Una percentuale di crescita tra le più modeste se confrontata con quella di altre banche che la seguono nella lista. Ad esempio, al secondo posto si piazza il Crédit agricole corporate and investment bank con quasi 591 milioni di euro (e si trascurano i dati delle banche italiane appartenenti al gruppo Crédit: Carispezia, Cariparma e Friuladria). Il balzo in avanti rispetto al 2014 è stato del 781,5%. Al terzo e quinto posto due istituti italiani: il Gruppo Unicredit (Unicredit spa e Unicredit Bank Ag) con poco più di 474 milioni (il 101% in più rispetto all’anno precedente) e Intesa-San Paolo con 301,3 milioni (+498% rispetto al 2014, quando l’ammontare depositato si era fermato a 50,4 milioni di euro). Hanno una buona classifica anche Bnp Paribas (il 6,22% sul totale), Bnl (il 4,03%) e la Banca popolare dell’Emilia Romagna (il 2,45%, con poco meno di 100 milioni di euro).

I primi 3 istituti in classifica rappresentano, da soli, oltre il 54% della torta complessiva.

Una reazione di stupore suscita il dato del Banco Polare: in un anno è passato dal gestire transazioni armate per 147mila euro (nel 2014) a 44,2 milioni (nel 2015). Una crescita del 30.000%. Da anni la banca, che ha la propria sede a Verona, si era vantata di non essersi mai sporcata le mani con questo tipo di attività. Evidentemente ha cambiato policy.

Ma quali sono i paesi pagatori che hanno utilizzato i servizi messi a disposizione degli istituti italiani? Al vertice c’è la Gran Bretagna, con 271 milioni di euro, seguita dagli Emirati arabi uniti (260 milioni), dalla Germania (220 milioni) e dall’Algeria (216,3). In alto in classifica troviamo anche Israele (165,3 milioni) e Turchia (122 milioni). Sorprende il dato del Perù: 150 milioni di euro.

I paesi mediorientali, in genere, sono ottimi clienti per le aziende italiane. Hanno fatto transitare sui conti bancari del Belpaese quasi un miliardo e mezzo di euro. Con il Nordafrica rappresentano oltre il 41% del mercato.

La saga infinita del business armato

Da perlapace

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