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Referendum Trivelle, barattiamo 7 settimane di presente, per un futuro sostenibile

 

Barattiamo 7 settimane di presente per un futuro sostenibile. Potremmo sintetizzare in questi termini l’importanza di votare sì al referendum del prossimo 17 aprile sulle piattaforme petrolifere entro le dodici miglia dalla costa.
Stando ai consumi attuali, infatti, secondo le stime fornite dal ministero dello Sviluppo economico, le risorse di idrocarburi ancora da estrarre con le piattaforme attualmente attive entro le 12 miglia di costa, sarebbero sufficienti a garantire il fabbisogno nazionale per appena sette settimane.
Una ragione che da sola evidenzia il forte squilibrio della posta in gioco: se da un lato si parla di garantire alle piattaforme attualmente attive di poter continuare ad estrarre idrocarburi sino ad esaurimento dei giacimenti (le ragioni del no), dall’altro si pone l’accento sulla necessità di un cambio di passo sulla politica industriale del prossimo futuro, basato su fonti di energie rinnovabili e piena valorizzazione dell’ambiente naturale (le ragioni del sì).

Una scelta alla quale siamo chiamati, a dispetto di chi vede in questo importante momento democratico uno spreco di soldi o di tempo, e che non è supportata purtroppo da un diffusa e corretta informazione.
Si tratta evidentemente di una questione di una certa complessità tecnica che, a maggior ragione, dovrebbe essere spiegata in tutti i suoi risvolti, piuttosto che semplificata in poche battute ad effetto.
E’ necessario più che mai stimolare un corretto dibattito su questa materia perché, pur non essendo in gioco i destini dell’Italia, si tratta di una scelta di grande importanza in grado di delineare (democraticamente) le direttive di sviluppo futuro. Ed è giusto che i cittadini possano esprimersi in modo consapevole.
I social network stanno svolgendo in questo momento un ruolo importante nella diffusione di contenuti approfonditi, disponibili ed accessibili, ma che presuppongono una minima formazione o una forte curiosità da parte dell’elettore disposto a soffermarvisi.
Resta di primaria importanza che mezzi più tradizionali e a fruizione passiva come la tv, in particolare quella pubblica, forniscano una adeguata informazione spiegando correttamente per cosa si vota, al di là della formulazione del quesito, che per ovvie ragioni deve limitarsi alla semplice scelta se abrogare o meno una norma dell’ordinamento.
Dietro quel quesito, come sappiamo, c’è molto altro.

L’Italia è chiamata, infatti, ad adempiere agli impegni assunti in ambito internazionale sulla limitazione delle emissioni di gas serra. Siamo tra i paesi più in ritardo, tra quelli ad avanzato sviluppo industriale, nella progressiva transizione verso forme energetiche non fossili.
Le piattaforme così vicine alla costa comportano rischi concreti per l’ambiente, legati alla dispersione di idrocarburi, ma anche alle tecniche di prospezione come l’air gun (sparare bolle d’aria ad alta frequenza ed in modo ripetuto sui fondali), o la ‘subsidenza’ (lo sprofondamento del fondo marino dovuto all’estrazione di gas e petrolio); a fronte di tali rischi i vantaggi sono – come detto – risorse energetiche tutto sommato contenute e posti di lavoro, anche se non è vero che votare ‘sì’ voglia dire automaticamente cancellare posti di lavoro. In ogni caso, infatti, i tempi di dismissione delle piattaforme non sarebbero immediati, ma seguirebbero la durata naturale (e prevista dalla normativa previgente) delle concessioni, consentendo la piena ricollocazione di tutti quei lavoratori.

Al di là dei diversi allarmismi sollevati questo referendum andrebbe visto per quello che è: una scelta, da parte dei cittadini, sulla politica industriale ed energetica del nostro Paese. Vale a dire se, nel bilanciamento degli interessi, bisogna puntare su poco significativi giacimenti di petrolio e gas a poche miglia dalle nostre coste, o se sia più opportuno puntare su risorse più stabili e durature come il turismo, l’ambiente, la pesca  e le energie rinnovabili.
Il 17 aprile siamo tutti chiamati ad esercitare una scelta. Non sottraiamoci a questo diritto e cerchiamo di arrivarci in modo pienamente consapevole.

*Parlamentare di Sinistra Italiana, membro della commissione Attività produttive della Camera

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