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Casalecchio di Reno, venticinque anni fa, la strage degli innocenti

 

Una strage. Una delle tante che insanguinano questo paese. Sono le 10 e 30, quando un aereo dell’Aeronautica Militare, i comandi improvvisamente impazziti, abbandonato dal pilota, si schianta su una scuola, la “Gaetano Salvemini” di Casalecchio di Reno, vicino Bologna. Sono dodici, le vittime, ricordiamone almeno i nomi: Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana De Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirizi, Alessandra Venturi. Hanno quindici, sedici anni, quando quell’aereo spezza le loro vite; e altri 82 ragazzi ne vengono feriti, alcuni in modo gravissimo, molti per sempre, nell’anima, e nel corpo.

Una strage. L’aereo, decolla da Villafranca vicino Verona: all’improvviso comunica che è in “emergenza piantata motore”, così dice il pilota. Significa che il motore si è spento in volo. Racconta l’avvocato di parte civile Alessandro Gamberini: “Il pilota può scegliere di tornare all’aeroporto di origine. Sceglie invece Bologna. Ha poi una terza scelta, no dimentichiamolo, che è la scelta che da civile, da chi è abituato a considerare le condotte umane secondo gli ordinari criteri di cautela rispetto ai pericoli che queste condotte possono dare luogo, è la scelta che a me sarebbe parsa più ovvia. Siamo a nord di Ferrara, il mare Adriatico è a due passi, io ho un aereo in avaria, il pilota non segue la sorte di quell’aereo, l’aereo militare consente al pilota di essere espulso, tant’è che il pilota si salverà nonostante il disastro che quell’aereo combina. Non comprendiamo le ragioni ancora oggi perché quell’aereo non venga immediatamente diretto sul mare al quale è così vicino e con ciò, evitando, crediamo, ogni pericolo per le popolazioni che abitano comunque, quando non le città, le campagne. E quindi la terza scelta, che è la più ovvia, non viene presa neppure in considerazione. Badate che la cosa è particolarmente grave se solo che si consideri che si tratta di un vecchio aereo da esercitazione…”.

Dopo un primo processo, che si conclude con una blanda condanna, i successivi gradi di giudizio stabiliscono che da parte dell’aeronautica militare non ci sono responsabilità. Quella strage è un tragico incidente. Dodici morti, quasi cento ragazze ferite, devono attendere anni e anni senza potersi sottoporre a costosissimi interventi di chirurgia plastica perché i soldi dei risarcimenti non arrivano…operazioni che in molti casi, con il trascorrere degli anni diventa impossibili da fare. Le famiglie si devono pagare perfino le pomate per le ustioni, perché le USL non le passa. Anche le polemiche sull’opportunità di impedire ai velivoli militari il sorvolo dei centri abitati, presto finiscono in un nulla di fatto.

Beffa ulteriore e finale: l’Avvocatura dello Stato scende in campo. Per difendere l’Aeronautica Militare. Il Ministero dell’Istruzione (la strage è avvenuta in una scuola), no; decide di non avvalersi dell’Avvocatura dello Stato. Di fatto lo Stato difende chi ha provocato la strage; chi l’ha subita è lasciato solo. Giusto per ricordare.

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