Bufale ed altre storie, un anno di immigrazione in dieci notizie

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Nel 2015 la crisi umanitaria dei profughi è stata al centro dell’agenda politica e mediatica. Ecco le news più lette su Redattore sociale: dall’analisi delle frasi più ripetute ma infondate, alle notizie di accoglienza dal basso

ROMA – L’emergenza sulla rotta balcanica, i flussi via mare, l’accoglienza dal basso: la crisi migratoria, nel 2015, è stata uno temi al centro del dibattito politico e mediatico. Come spiega anche l’ultimo rapporto dell’associazione Carta di Roma, “Notizie di confine”, è cresciuta dell’80 per cento l’attenzione dei giornali, con 1.452 titoli in prima pagina negli ultimi dieci mesi. Lo spazio in televisione è aumentato addirittura del 250 per cento. Il tema si è autoimposto non solo all’attenzione dei media generalisti ma anche dei lettori, che oltre a seguirecosa stava accadendo con il nuovo afflusso di profughi, hanno cercato di capire, sempre di più, il fenomeno nella sua interezza.

Ripercorrendo un anno di notizie sull’immigrazione su Redattore sociale, per esempio, al primo posto in assoluto degli articoli più letti troviamo un’analisi che smentisce, con i dati, le sei bufale alla base della nuova psicosi sul tema: dalla paura dell’invasione ai 35 euro “in mano agli immigrati” fino alla confusione tra scafisti e trafficanti. Al secondo e terzo posto ci sono, invece, le piccole grandi storie di integrazione e solidarietà, che fanno da contraltare al sentimento diffuso di ostilità verso gli stranieri. Come l’iniziativa di Rinaldo Aramini, titolare del “Lido verde” di Cirella a Diamante (Cosenza), che ha pensato di mettere a disposizione dei venditori ambulanti ombrelloni e sedie per riposarsi. Ha creato così una piccola area di sosta, scritta in italiano ed arabo, che permette di refrigerarsi dopo aver passato tanto tempo sotto il sole. C’è poi il corso gratuito di inglese per gli italiani, portato avanti da un gruppo di rifugiati.

Seguono poi le storie di accoglienza dal basso. Di fronte alla crisi dei migranti, giunta ormai nel cuore dell’Europa, gli Stati più che mai quest’anno si sono fatti trovare impreparati. Ad ovviare alle mancanze delle istituzioni ci hanno pensato i cittadini: come racconta l’esperienza del sito “Refugees welcome Italia”, nato per mettere in contatto cittadini italiani e rifugiati e promuovere l’accoglienza domestica diffusa. Sulla stessa scia si inserisce anche l’ospitalità offerta ai richiedenti asilo dagli istituti religiosi. La mappa dei monasteri che accolgono racconta la sperimentazione fatta dai religiosi che hanno aperto le porte da Gorizia a Enna, senza però, mai pubblicizzarlo. Nella classifica delle notizie più lette anche una storia di immigrazione al contrario: quella di Beata tornata in Polonia a vivere insieme al marito e al figlio italiani. La coppia ha  aspettato che il bambino concludesse la prima elementare per tornare nel paese da cui lei è partita 14 anni fa: “E’ stato mio marito, italiano, a volerlo. Qui non ci sono più chance. Lì abbiamo comprato casa e stiamo avviando un’attività. Ma ci mancherà l’intercultura di Roma”, racconta la donna.

Infine, ci sono gli approfondimenti sul fenomeno. A cominciare dalla distinzione  tra migranti economici e rifugiati, ormai quasi impossibile e, in alcuni casi, anche immorale. Per proseguire sul piano dell’accoglienza prima spiegando cos’è il pocket money, e poi facendo un’analisi per capire se essa rapresenti solo un business per chi si arricchisce sulle spalle dei migranti, o se i soldi spesi per i richiedenti asilo siano una risorsa anche e soprattutto per i territori, dove sorgono i centri di accoglienza. Inoltre, tra le analisi più apprezzate, anche le cinque principali ipocrisie sul fenomeno svelate da don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco.

Da redattoresociale


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