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Pene più pesanti contro i “lanciatori di pietre”: a rischio i minori

 

La Knesset ne ha appena aumentato la pena minima a tre anni di reclusione. E saranno proprio i minori le prime vittime di questa “disposizione temporanea” che non andrà che a incrementare il numero dei palestinesi incarcerati.

Articolo di: Rosa Schiano – Nena News

Lunedì il parlamento israeliano ha approvato un disegno di legge che aumenterà temporaneamente la pena minima a tre anni di reclusione per i palestinesi accusati di lanciare pietre a esercito, civili o veicoli in movimento, ma i giudici potranno scegliere di applicare una sentenza più leggera in “circostanze speciali”, riporta il quotidiano The Times of Israel. Resta la pena massima di 20 anni stabilita con l’approvazione di un emendamento al codice penale nel mese di novembre dell’anno scorso.

Il testo approvato lunedì raccomanda anche una modifica della legge sulla previdenza sociale israeliana affinché coloro che sono accusati di questi reati non possano più godere di prestazioni previdenziali. La nuova legislazione disporrebbe inoltre che i genitori dei minori incarcerati fossero privati dell’assicurazione sanitaria nazionale e di altri programmi sociali. In questo modo, anche le famiglie dei palestinesi condannati verranno punite. E saranno proprio i minori le prime vittime di questa “disposizione temporanea” che non andrà che a incrementare il numero dei palestinesi incarcerati.

Addamer, associazione che si occupa dei diritti dei prigionieri, ha denunciato lunedì che nel solo mese di ottobre l’esercito israeliano ha arrestato 1,195 palestinesi (la maggior parte a Gerusalemme est) tra cui 177 minori, 16 donne e 23 palestinesi feriti. Degli arrestati, 128 sono sotto detenzione amministrativa , tra questi 31 palestinesi incarcerati con l’accusa di “incitamento” sui social network, 3 dei quali sono minori.

Nel mese di settembre, Addamer riportava di 5621 prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane (di cui 156 minori), 343 dei quali in detenzione amministrativa. Sono circa 700 i minori palestinesi che vengono annualmente processati dalle corti militari israeliane dopo essere stati arrestati, interrogati e detenuti dall’esercito, secondo un altro rapporto dell’associazione. L’accusa più comune contro i minori è proprio il lancio di pietre. Durante gli interrogatori – denuncia Addamer – non è ammessa la presenza di genitori né di un avvocato e sono frequenti i rapporti di maltrattamenti, violenze fisiche e verbali, confessioni estorte.

Nelle aree della Cisgiordania e Gerusalemme est dove più forte è la presenza coloniale, in prossimità del muro e dove frequenti sono le demolizioni di case, giovani e bambini sono spesso i primi a essere vittime di campagne di arresti di massa, sia nel corso che successivamente a manifestazioni, o anche durante le incursioni notturne dell’esercito.

Secondo Addamer sarebbero tre i motivi principali che indurrebbero le truppe israeliane ad arrestare i minori: in primo luogo, colpire i più giovani e i più deboli aiuta a esercitare pressione sulle loro famiglie e la loro comunità per fermare la mobilitazione sociale; in secondo luogo, gli arresti sono spesso mirati a reclutare informatori; infine, essi sono un modo per scoraggiare i minori a partecipare a manifestazioni. Tuttavia, se il lancio di pietre è l’accusa più comune usata contro i più piccoli, questi ultimi sono regolarmente arrestati in maniera indiscriminata e restano in detenzione con o senza prove, mentre la corte militare spesso dipende dalle sole testimonianze dei soldati.

Il documento approvato lunedì è stato criticato da parlamentari arabi come Jamal Zahalka che ha definito la nuova legge “benzina sul fuoco”. Il testo, temporaneo, dovrà essere rinnovato dalla Knesset entro tre anni.

Da perlapace

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