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Dove va la Turchia?

 

Le contraddizioni della politica europea da parte della Turchia di Erdogan, reduce da una vittoriosa campagna elettorale che gli ha dato una vittoria piena sui suoi avversari e nemici interni(a cominciare dal PKP curdo che è entrato per il rotto della cuffia di nuovo in parlamento con soli tre seggi dopo il successo ottenuto nelle precedenti elezioni)passano in secondo piano di fronte alla commissione presieduta dal lussemburghese Jean Claude Juncker che ha bisogno dell’aiuto turco per “ridurre il numero di profughi che si mettono in viaggio per l’Europa passando dalla Turchia.

Di fronte alla caotica situazione che c’è ancora nei Balcani occidentali e le crescenti pressioni politiche interne in Germania,l’Unione Europea ha urgente necessità di fare progressi in questo campo. Certo i problemi per la Commissione esistono di fronte alla nuova legge sulla sicurezza approvata da Istanbul che attribuisce alla polizia maggiori poteri sugli arresti, sulle perquisizioni e sull’uso di armi da fuoco. E con ogni probabilità saranno condannate le limitazioni alla libertà di stampa e all’indipendenza della magistratura. Dall’inizio delle trattative per l’adesione della Turchia sono stati aperti quindici capitoli e solo uno è stato chiuso. Si continua a sottolineare che l’esito di questi negoziati non è sicuro e il motivo è che alcuni governi guardano all’ingresso della Turchia con grande scetticismo. Ma per Erdogan le trattative sono una questione di orgoglio nazionale e di rispetto per il suo paese come ha dichiarato subito dopo la vittoria elettorale.  E nell’ultimo vertice europeo si è deciso che le trattative devono essere portate avanti con la massima energia.

La Turchia chiede tre miliardi di euro di aiuti per l’accoglienza dei due milioni di profughi siriani arrivati finora. Tra i parlamentari europei anche di partiti vicini tra loro ci sono differenti opinioni al riguardo. Elmar Brok, politico tedesco eletto con i cristiano-democratici della CDU e presidente della Commissione Esteri del parlamento europeo è preoccupato per la clamorosa vittoria di Erdogan(“Nel mio cuore ci sono due anime”)  e un’altra parlamentare europea anche lei della CDU, Renate Sommer, lo è ancora di più:” Quella che si prospetta ora per la Turchia è una gestione dello Stato altrettanto autoritaria di prima, completamente controllata dal palazzo del presidente”.

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