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Contro il terrore con l’esempio dei Giusti

 

Sono giorni di piombo, l’angoscia sembra aver afferrato ogni cosa, spento i colori, come l’autunno che è ormai definitivamente arrivato. Le bombe e le sparatorie di Parigi hanno resuscitato fantasmi che sembravano aver lasciato l’Europa, uno su tutti quello della guerra, ora evocata apertamente nei dialoghi fra le cancellerie come risposta all’IS quando non praticata direttamente dai caccia francesi che stanno rilasciando il loro carico di morte su Raqqa ed altre città della Siria.

Oltre alla guerra, sono tornati altri fantasmi, più leggeri e assenti da meno tempo, come la diffidenza e il dubbio, sempre meno nascosto, che in fondo la convivenza sia impossibile e la società multiculturale un errore cui riparare “rimandandoli a casa loro”, anche se sono nati nelle nostre città, magari da genitori musulmani, e hanno frequentato le nostre scuole. Riaffiora la tentazione di negare il principio per cui la colpa di un crimine è sempre individuale, incolpando un’intera religione, l’Islam, della follia di un’organizzazione terroristica come l’IS.

Contro queste tentazioni e questi fantasmi, contro le semplificazioni, mercoledì 18 si è vissuta a Milano una giornata di chiarezza dedicata a Khaled al-Asaad, il custode di Palmira torturato e trucidato dall’IS, al quale l’associazione Gariwo ha voluto dedicare un albero nel “Giardino dei Giusti”. Questa iniziativa, programmata da tempo, ha trovato pienezza di significato nell’affiancare alla memoria del custode arabo e musulmano quella delle vittime francesi dei terroristi dell’IS. Così, la mattina si è piantato l’albero per Khaled al-Asaad e accanto al cippo si è messa la lista delle vittime degli attentati di Parigi, mentre il convegno internazionale del pomeriggio, alla presenza, fra gli altri, del sindaco Pisapia e dell’archeologo Matthiae, si è chiuso con la Marsigliese. Una giornata che ha coniugato il ricordo delle vittime con un appello alla responsabilità personale perché ciascuno di noi, come i Giusti, possa fare la differenza costruendo ponti con altre culture e opponendosi alla violenza. Il Giardino dei Giusti è stato il centro simbolico della giornata ed ambisce con il nuovo progetto, ormai approvato, a diventare sempre di più un luogo di confronto e di incontro per tutti i milanesi. I Giusti che vi sono ricordati, infatti, appartengono a tutte le culture e a tutte le religioni e sono uniti unicamente dall’essersi esposti in prima persona per rompere l’indifferenza e fare qualcosa per gli altri: dai Giusti che hanno aiutato gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale alla Guardia Costiera che non è rimasta indifferente al dramma dei morti nel Mediterraneo. Potenziare il Giardino e renderlo più vivibile con spazi come un auditorium è un modo per vincere l’odio e la divisione che fanno da fertilizzante a tanti terrorismi.

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