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La morte di Tavella e i progetti di Daesh in Bangladesh

 

Ancora nessun arresto per la morte del cooperante italiano. E per Dacca l’ipotesi “califfato” resta tutta da confermare.

Articolo di: Emanuele Giordana – Lettera22

A distanza di un giorno dall’uccisione a sangue freddo del cooperante italiano Cesare Tavella l’altro ieri sera a Dacca, le notizie dal Paese asiatico si limitano a una ricostruzione più dettagliata dell’omicidio e a una presa di distanze dalla rivendicazione di Daesh, postata sul web subito dopo l’omicidio condita da minacce e dalla soddisfazione di aver eliminato un «crociato», termine classico anche del vocabolario qaedista. Ieri il ministro dell’Interno del Bangladesh Asaduzzaman Khan Kamal ha sostenuto in una conferenza stampa che, al momento, non ci sono prove che l’omicidio sia stato eseguito da una cellula dello Stato islamico e ha invitato gli occidentali a non farsi prendere dal panico e ad avere fiducia nelle forze di polizia locale e nelle indagini. Indagini che sono state affidate a un’unità speciale della polizia formata ad hoc e composta da agenti con ruoli e specialità diverse, guidata da Rezaul Haider, polizotto che è un soprintendente del Dipartimento investigativo criminale.

La ricostruzione del delitto aggiunge le testimonianze di gente che si trovava a Gulshan, la zona diplomatica di Dacca. I testimoni dicono di aver visto i criminali arrivare in motocicletta e sparare al cooperante alle spalle, colpendolo con tre proiettili, due dei quali gli hanno trapassato il corpo. La dinamica può far immaginare un agguato premeditato ai danni dell’italiano ma anche far pensare a un colpo sparato nel mucchio dei tanti residenti stranieri della zona. Dunque solo un caso, forse, che si trattasse di Cesare Tavella, un cinquantenne con una lunga esperienza alle spalle in varie zone del mondo e al lavoro per un’organizzazione olandese che si definisce “interreligiosa”, motivo che ha fatto pensare che invece il target fosse un cristiano, italiano o olandese che fosse. Comunque “bianco”. A 24 ore dalla sua morte, avvenuta poco dopo le sei del pomeriggio quando a Dacca ormai scende il buio della sera, non c’erano ancora stati arresti anche se è molto probabile che qualcosa accadrà nelle prossime ore vista la reazione soprattutto europea (dell’Unione europea ma anche di singoli Paesi) all’uccisione del cooperante italiano. Quanto ad altre ipotesi, come quella della rapina, sono state scartate visto che Tavella aveva ancora tutti i suoi effetti personali addosso.

Gli aggressori, dicono le prime testimonianze, sarebbero stati tre: due ragazzi sui vent’anni, forse gli esecutori materiali, e un terzo uomo che li aspettava vicino a una moto su cui poi i tre si sarebbero dati alla fuga. Non sarà facile trovarli nel complesso reticolo islamista di un Paese dove la presenza di Al Qaeda si mescola a un paesaggio jihadista locale abbastanza fiorente e dove Daesh muove i primi passi. Stando a quanto dichiarato dal ministro Asaduzzaman Khan Kamal proprio ieri, Daesh in Bangladesh non avrebbe che qualche elemento ancora non in grado di farne una forza organizzata e tutti i sospettati di aver a che fare con lo Stato islamico sarebbero stati arrestati. Tra questi, a gennaio, il coordinatore del progetto bangladeshi di Daesh, come attesta anche un rapporto dell’Onu. In luglio per altro, la stampa americana aveva dato notizia di un documento di Daesh di 32 pagine, ritenuto credibile e tradotto dall’urdu dall’American Media Institute, secondo cui il califfato, oltre al progetto di un Grande Khorasan affiliato a Daesh (che comprenderebbe Afghanistan e Pakistan dove il nuovo gruppo jihadista sta conquistando terreno) mediterebbe una strategia che dovrebbe portare la guerra anche in India, proprio a partire dalle basi afgano pachistane. Lo scopo sarebbe soprattutto quello di trascinare gli Stati uniti in un confitto nel subcontinente sperando di galvanizzare e coalizzare la comunità dei credenti contro il nemico numero uno. In India Daesh potrebbe contare su 180 milioni di musulmani e così nel vicino Bangladesh, dove degli oltre 150 milioni di abitanti, nove su dieci sono di religione islamica.

Al momento però Daesh sembra ancora molto indietro nel suo lavoro di reclutamento in Bangladesh. E’ soprattutto in Afghanistan che il califfato sta guadagnando nuovi adepti: secondo un rapporto del Gruppo di monitoraggio dell’Onu sulle attività qaediste e di altri gruppi jihadisti, Daesh avrebbe conquistato un numero crescente di simpatizzanti e reclutato seguaci in 25 delle 34 province del Paese, un elemento confermato dall’antiterrorismo afgano secondo cui – dice il rapporto – il 10% dei guerriglieri talebani vedrebbero di buon occhio l’avvento di Daesh. Ma la distanza dal Bangladesh, nonostante i piani del califfo, è ancora molta.

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