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Hacking Team e le rivelazioni sull’Etiopia

 

[Traduzione a cura di Benedetta Monti dall’articolo originale di Fikrejesus Amahazio pubblicato su Pambazuka News]

La scorsa settimana è stata pubblicata una vasta raccolta di e-mail che dimostrano come l’azienda di sorveglianza italiana Hacking Team abbia venduto le proprie tecnologie a governi di tutto il mondo. Queste tecnologie consentono a tali governi di infettare gli smartphone e i computer con malware che, di nascosto, possono registrare conversazioni e rubare dati. Tra i vari governi coinvolti c’è anche quello dell’Etiopia, e le informazioni trapelate hanno mostrato che il governo di questo Paese aveva come obbiettivo i giornalisti etiopi residenti negli Stati Uniti. Il governo etiope ha un record deplorevole riguardo alla libertà di stampa, e la diaspora dei giornalisti etiopi è di vitale importanza per presentare la situazione reale all’interno del Paese.

In particolare, i documenti diffusi rivelano che nel 2012 l’azienda Hacking Team si sarebbe fatta pagare 1 milione di dollari dall’Etiopia per i propri servizi, e che negli ultimi anni il regime è stato uno dei maggiori clienti dell’azienda (secondo i ricavi totali dalle vendite dell’azienda). In maniera quasi comica, le e-mail hanno rivelato tra le altre cose che l’azienda Hacking Team considerava il governo etiope troppo “incauto e impacciato” nell’utilizzo dei propri strumenti di sorveglianza, rappresentando quindi “una minaccia nei confronti dell’azienda e delle sue attività”.

I documenti trapelati ribadiscono senza dubbio che il governo etiope è un regime repressivo tra i peggiori al mondo per quanto riguarda i diritti umani e la libertà di espressione.

Emergono tuttavia interrogativi importanti, quando si riflette su tali documenti, se si tiene conto del fatto che l’Etiopia è una delle nazioni più dipendenti dagli aiuti economici esteri, fenomeno che avviene da decenni per tutti i vari regimi dispotici succedutisi. Nel 2012, l’Etiopia è stata la settima nazione in termini di aiuti umanitari per un totale di 3,2 miliardi di dollari, cifra che rappresenta il 50-60% delle sue entrate di bilancio complessive. Inoltre, nel 2011, la quota complessiva di assistenza allo sviluppo – circa il 4% – la pone dietro soltanto all’Afghanistan mentre, nel corso degli anni, la nazione ha ricevuto decine di milioni di dollari per assistenza militare dall’Occidente (principalmente dagli Stati Uniti). Proprio la scorsa settimana, è stato pubblicato il Rapporto annuale della Global Humanitarian Assistance, che ha rivelato come tra il 2004 e il 2013 l’Etiopia sia stata una delle quattro nazioni che hanno ricevuto la maggiore quota di aiuti esteri, raccogliendo un totale di 5,9 miliardi di dollari.

Di conseguenza i donatori dovrebbero chiedersi perché l’Etiopia, che si trova tra i Paesi più poveri del mondo, con molte sfide socio-economiche e relative allo sviluppo da affrontare, spenda ingenti somme di denaro per sorvegliare illegalmente i propri giornalisti piuttosto che consentire alla popolazione di mangiare o di vestirsi. Se la comunità internazionale ha l’imperativo morale di aiutare i governi e le popolazioni che hanno bisogno di assistenza in tutto il mondo, deve anche impegnarsi per garantire che questi aiuti vengano utilizzati in modo appropriato, altrimenti diventerà complice dell’oppressione delle persone che sostiene di voler aiutare.


Fattura dell'Etiopia per $1mln a favore di Hacking Team, immagine in licenza CC ripresa da Pambazuka.org
Email che rivela come Hacking Team considerasse il governo etiope "reckless and clumsy", incauto e impacciato, una minaccia all'azienda e alle sue attività. Foto su licenza CC ripresa da Pambazuka.org.

Redditi complessivi di Hacking Team suddivisi per Paese; l'Etiopia è uno dei principali clienti. Immagine su licenza CC ripresa da Pambazuka.org.

Da vociglobali

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