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Grecia e Calais, due emergenze umanitarie nel cuore dell’Europa

 

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiede all’Europa una risposta esauriente su Calais, dove la situazione viene ritenuta “né nuova né ingestibile”. Numeri diversi sulla Grecia, dove si registra un +750% di arrivi via mare rispetto al 2014

 

ROMA – “La situazione a Calais non è né nuova né ingestibile. Ci sono circa 3 mila rifugiati e migranti a Calais e nella costa settentrionale della Francia, praticamente lo stesso numero di persone che erano presenti nel mese di novembre. Tuttavia, gli almeno 10 morti tra rifugiati e migranti, deceduti dall’inizio di giugno nel tentativo di attraversare la Manica dalla città portuale di Calais verso il Regno Unito, sono un dato preoccupante”. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) prende posizione su alcune situazioni di emergenza in atto in Europa, a partire dalla condizione dei rifugiati a Calais.

L’Unhcr, in particolare, ribadisce la sua richiesta, presentata a partire dall’estate 2014, per “una risposta completa ed esauriente – in primo luogo da parte delle autorità francesi – al peggioramento delle condizioni di accoglienza per rifugiati e migranti a Calais. Le misure di sicurezza, anche se comprensibili, non sono efficaci da sole. Molte di queste persone hanno bisogno di protezione internazionale, trattandosi di rifugiati fuggiti da conflitti, violenze e persecuzioni in Afghanistan, Eritrea, Somalia, Sudan e Siria”.

L’Unhcr, inoltre, si dice preoccupato “per le terribili condizioni di vita e di accoglienza nei siti di fortuna che si trovano vicino a Calais”. L’Agenzia incoraggia così le autorità francesi “a trasferire gradualmente le persone via dagli attuali insediamenti informali e di fornire loro, come accade nella maggior parte dei paesi europei, adeguate condizioni di accoglienza nella regione Nord-Pas-de-Calais, così come in altri luoghi. È altresì essenziale affrontare i ritardi significativi per chi vuole chiedere asilo in Francia – precisa -. Donne e bambini, che ora rappresentano un gruppo ampio a Calais, sono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta e necessitano di particolare attenzione da parte delle autorità francesi”.

Una risposta straordinaria è urgente. L’Unhcr, inoltre, invita il Regno Unito e altri Stati membri dell’UE a collaborare con le autorità francesi competenti nella ricerca di soluzioni per le persone bisognose di protezione internazionale, soprattutto nei casi in cui ci siano familiari o altri collegamenti in un altro Stato membro dell’Ue, in conformità con la legislazione europea esistente.
“La situazione a Calais è il riflesso di più ampi movimenti di rifugiati e migranti in Europa – si precisa – la quale, a sua volta, impallidisce di fronte allo spostamento massiccio di rifugiati in Medio Oriente e in Africa. I quattro paesi confinanti con la Siria ospitano ad oggi più di quattro milioni di rifugiati siriani. Delle circa 224.500 persone arrivate in Europa quest’anno, una su tre è rifugiata siriana, famiglie in fuga da uno dei conflitti più mortali della storia recente”.
Insomma, per l’Alto commissariato la situazione a Calais “richiama l’attenzione sulla necessità di una maggiore responsabilità, di un coordinamento e della robusta implementazione di un sistema di asilo comune a livello europeo. È fondamentale che gli Stati membri dell’Ue affrontino le attuali carenze in materia di asilo e di accoglienza, e aumentino le misure di solidarietà come il ricollocamento e altre vie legali per le persone che cercano sicurezza. È necessaria una risposta europea autenticamente collettiva e di vasta portata, basata sui principi di umanità, accesso alla protezione, solidarietà e condivisione delle responsabilità, sia all’interno dell’Ue, sia con i paesi al di fuori dell’Ue”.

“È possibile che non tutte le persone che si trovano a Calais siano rifugiati. Soluzioni per questi altri gruppi potrebbero includere il rimpatrio, in condizioni umane e dignitose, verso i propri paesi d’origine o verso altri paesi dove hanno vissuto in precedenza, in collaborazione con i paesi di origine e in conformità con gli standard internazionali sui diritti umani”.

Si aggrava la situazione dei rifugiati anche in Grecia. I direttori dell’Ufficio per l’Europa e di emergenza, sicurezza e rifornimento dell’Unhcr hanno anche visitato la Grecia la scorsa settimana per valutare la crisi dei rifugiati in atto nel paese, dove circa 124 mila rifugiati e migranti sono arrivati via mare quest’anno (dati aggiornati al 31 luglio), principalmente sulle isole di Lesvos, Chios, Kos, Samos e Leros. Si tratta di un aumento vertiginoso di oltre il 750% rispetto allo stesso periodo del 2014. Nel solo mese di luglio sono stati registrati 50 mila nuovi arrivi, 20 mila in più rispetto al mese precedente (con un incremento di quasi il 70%). Un’emergenza umanitaria che sta accadendo in Europa e che richiede, secondo l’Alto Commissariato Onu, “una risposta urgente greca ed europea”.

Afferma l’Unhcr: “La stragrande maggioranza di coloro i quali arrivano in Grecia proviene da paesi in cui sono in atto conflitti o violazioni dei diritti umani, soprattutto Siria, Afghanistan e Iraq. Mentre i siriani rappresentavano il 63% di tutti gli arrivi da inizio anno, nel mese di luglio il gruppo costituiva il 70% degli arrivi. Molti hanno bisogno di urgente assistenza medica, di acqua, cibo, riparo e informazioni. Tutti arrivano esausti. I servizi di accoglienza e di registrazione sono ben al di sotto delle reali necessità attuali”.
E il direttore dell’Ufficio per l’Europa, Vincent Cochetel, ha sottolineato: “Un tale livello di sofferenza deve e può essere evitato. Le autorità greche hanno bisogno con urgenza di designare un unico organismo per coordinare la risposta e istituire un adeguato meccanismo di assistenza umanitaria. Siccome la Grecia deve affrontare i propri problemi finanziari, il paese ha bisogno di aiuto, e i paesi europei dovrebbero sostenere la Grecia in questi sforzi”.

L’Unhcr sta contribuendo agli sforzi per affrontare la situazione urgente. Ciò comprende i servizi di interpretariato, informazioni legali e assistenza di emergenza di base. Per integrare l’azione di molti volontari e Ong nazionali e internazionali, l’Agenzia fornisce assistenza umanitaria di base come acqua, barrette energetiche, sacchi a pelo e kit igienici. Va sottolineata anche la generosa risposta della società civile greca, in un contesto sociale ed economico difficile. L’Unhcr sta anche fornendo, con l’assistenza della Ong greca METAction, supporto per il trasferimento dei minori non accompagnati dalle isole alle strutture specializzate sulla terraferma.

“Le sfide non si esauriscono con il trasferimento dei rifugiati dalle isole verso Atene, e ulteriori sforzi sono necessari per facilitare l’accesso alle procedure di asilo – precisa l’organizzazione -; solo 6.200 persone hanno presentato richiesta di asilo a partire da fine giugno. Vi è anche un urgente bisogno di aumentare la capacità di accoglienza sulla terraferma per i richiedenti asilo e per i minori non accompagnati (attualmente 1.100 posti). Ad Atene, circa 400-450 persone – per lo più famiglie con bambini piccoli – dormono nel parco di Pedion Tou Areos”.
Il Governo è in procinto di istituire un nuovo centro di accoglienza con strutture migliori per soddisfare le crescenti esigenze umanitarie, e l’Unhcr sta fornendo il suo supporto tecnico.

“La Grecia e l’Europa devono rispondere a questa crisi, che può essere risolta solo attraverso una maggiore solidarietà all’interno e all’esterno dell’UE e prevedendo vie alternative per raggiungere l’Europa per i rifugiati in fuga dalla violenza”, ha aggiunto Cochetel.
Finora nel 2015, più di 225 mila rifugiati e migranti sono arrivati via mare attraverso il Mediterraneo e si stima che circa 2.100 siano morti o scomparsi mentre cercavano di raggiungere l’Europa, senza contare il naufragio verificatosi il 5 agosto.
“L’ultima tragedia al largo delle coste della Libia – conclude l’Unhcr – è un ulteriore richiamo alla necessità, da parte di attori statali e privati, di continuare con le essenziali operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo centrale e orientale”.

Da redattoresociale

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