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Brucia l’azienda di due imprenditori anticamorra

 

Sessa Aurunca. Due giorni fa – a pochi metri dalla sua azienda, su un terreno confiscato alla camorra – Antonio Picascia aveva partecipato alla prima dei tre giorni dedicati ad Alberto Varone, commerciante vittima di camorra. L’azienda agricola – oggi anche laboratorio di trasformazione di confezioni e conserve – è dedicata al commerciante che aveva provato ad opporsi alla camorra e a non cedere il proprio negozio così come gli veniva intimato. Per ricordare lui e il lavoro necessario fatto, e da fare, per contrastare la camorra, ieri sostava a Maiano di Sessa Aurunca, presso la cooperativa Aldilà dei sogni, una tappa del Festival dell’Impegno civile ‘Le Terre di don Peppe Diana’, giunto alla sua VIII edizione. Ospite d’onore Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC, che aveva parlato di antimafia di facciata, Ospedale San Sebastiano di Caserta e infiltrazione camorristica, atti pubblici e trasparenza. A lui si era rivolto Antonio Picascia, ricordando la sua storia imprenditoriale, la presenza delle istituzioni (troppo spesso accusate di assenteismo) e l’assenza – assordante a suo tempo – della società civile locale. Sembrava si parlasse ormai di passato: tra le tante difficoltà del presente auspicava un cambiamento legislativo per rendere l’attività della magistratura più incidente. Alle 03.30 l’azienda di Antonio e Franco ha preso fuoco. Le cause sono ancora da accertare, ma sembra confermata l’ipotesi di dolo.

Antonio e Franco, con le loro denunce erano riusciti a far arrestare e condannare esponenti del clan locale degli Esposito, detto dei muzzoni. Da allora non hanno mai piegato la testa, anzi hanno fatto attività di divulgazione sul territorio; hanno subito qualche altra intimidazione – ad esempio, uno sversamento non richiesto di rifiuti urbani nei pressi del cancello dell’azienda – ma non sono tornati sui loro passi. Gli scarafaggi, come definivano e definiscono i muzzoni, gli avevano imposto di assumere il fratello di un affiliato al clan, denunciarono e oggi nonostante tutto sono convinti che la legalità paghi. Una parte dell’azienda è compromessa ma da lunedì si torna a lavoro, perché proprio oggi è arrivata una commessa importante. Con NCO – Nuova Commercio Organizzata (un’organizzazione/filiera produttiva che opera su beni confiscati e socialmente utili) da tempo si lavorava su un brand congiunto per entrare anche nella grande distribuzione; stamani la telefonata di un rappresentante per confermare un ordine che rischiava di rimanere inevaso e invece sembra che già la Coop e altre organizzazioni abbiano deciso di dare una mano per la ricostruzione dell’azienda. Al sit-in di questo pomeriggio, oltre alle istituzione nella figura del sindaco di Sessa, Luigi Tommasino, e di Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, c’era la Società Civile e la cittadinanza locale, ciò che più era mancato ai due imprenditori diciotto anni fa.

Tra i tanti interventi, stupende sono state le parole di Paolo di Roma, 17 anni, che con le lacrime agli occhi, ha promesso di fare di tutto per far conoscere in giro la storia quotidiana dell’imprenditoria pulita.

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