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A chi interessa riformare la Rai?

 

(Riflessioni sull’importanza del dibattito in RAI sulla RAI SERVIZIO PUBBLICO)

Parlare di RAI è come il saluto che non si nega più o meno a nessuno, già: ma a chi interessa davvero la RAI Servizio Pubblico Radio Televisivo? Non interessa alla maggioranza degli Italiani che vorrebbero smettere di pagare il canone, che vorrebbero vedere sempre qualcosa che non c’è, che in fondo vorrebbero tutto e niente perché: “…tanto ho internet e la TV non la guardo” ma poi si abbonano alla TV a pagamento, discutono della suora che canta in TV, ripetono spesso: “…Montalbano sono” e alla fine dicono: “…lo ha detto la televisione…”

Non interessa più a tanti intellettuali da quando a guidare il paese ci sono le “larghe intese” e gli “stretti pensieri”. Non interessa più ai Moretti, ai Benigni, ai Guzzanti e tutti quegli intellettuali e politici che quella RAI l’hanno impreziosita e molto spesso usata.
Non interessa a molti dipendenti RAI e ai loro inutili sindacati, che quella RAI la vivono, la soffrono, la subiscono e patiscono ma non ne comprendono fino in fondo in ruolo e la mission per cui anche loro sono chiamati a contribuire e si lasciano dunque carezzare dalle tentazioni di mangiare qualche briciola di una torta che ormai non ha più fette da regalare.

Non interessa al Sindacato nazionale perché confuso dagli eventi politici del paese che comportano il continuo cambiamento di referenti a cui rispondere del proprio operato. Qualche volta i sindacati si esprimono sul Servizio pubblico solo perché è giusto farlo anche se non hanno nessun interesse nel farlo, proprio come si fa con le Pubblicità progresso, che è si pubblicità, ma che non porta a nessun Progresso. Non interessa alle CAMUSSO, ai BARBAGALLO, alle FURLAN, ai PAOLO CAPONE che a fatica sanno dove si trovi la RAI di Viale MAZZINI, figuriamoci se riescono ad avere una visione sul SERVIZIO PUBBLICO e sul BENE COMUNE che RAI potrebbe contribuire a realizzare.

Riformare la Rai non interessa a tanti giornalisti Rai che si dichiarano indipendenti, e che proprio per rispetto dell’articolo 21 della Costituzione dovrebbero lavorare per un Servizio Pubblico Multimediale libero da condizionamenti partitici e lobbistici. Invece contribuiscono alla fine dello stesso omettendo di praticare compiutamente e coraggiosamente la propria professione.

Non interessa agli oltre 300 dirigenti RAI che confondono l’interesse per la carriera personale con l’interesse aziendale. Dietro le loro preziose scrivanie, al riparo da responsabilità, esercitano il potere fine a se stesso senza che il pubblico della Rai ne tragga beneficio. Senza scegliere, pianificare ed organizzare le strategie del Servizio Pubblico, devono solo soddisfare richieste la cui realizzazione farà quasi sempre felice poche persone e non la collettività. La Collettività, l’Interesse generale, il Bene comune sono principi dimenticati da una dirigenza comodamente seduta su poltrone di pelle dei cittadini. Al sicuro, in buie e vuote stanze di Viale Mazzini, svendono per 30 denari il servizio pubblico al mercatino della CONFINDUSTRIA.

La RAI interessa invero molto i partiti e agli interessi privati: loro si che sono distanti anni luce dal sacro fuoco del BENE COMUNE. Hanno solo interessi, di pochi e sempre molto poco trasparenti.

A questo punto cosa fare?
Lo scarabocchio di Legge del Governo fa della Rai una scatolina vuota e neanche bene confezionata. La RAI sarà ancora di più un salvadanaio da aprire ogni tanto per i regali agli amici e una decisiva cassa di risonanza per la propaganda governativa. Una RAI così ci fa ORRORE!

E’ giunto il momento di discutere di contenuti e di prodotto questa è la vera priorità. Definire i termini della concessione STATO-RAI, in scadenza nel maggio del 2016 e in attesa di rinnovo, dovrebbe essere uno dei principali argomenti italiani di confronto civico. La RAI dovrebbe essere il bastione posto a difesa della libertà di pensiero e per questo frutto di un dibattito frequente e onesto anche sulle stesse RETI E TESTATE RAI. Invece l’attuale Riforma RAI e la sua discussione in parlamento viene relegata sempre tra ultime notizie, da darsi solo dopo la sigla di chiusura dei Tg.

La RAI che imbavaglia se stessa non è una RAI che rispetta il cittadino. Quante parole dovrebbero spendere i tanti VIP e i giornalisti RAI sull’importanza di avere un serio e qualificato SERVIZO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO MULTIMEDIALE in grado di competere con contenuti di qualità con gli altri NETWORK italiani ed europei. Invece assistiamo in silenzio, allo scorrere di inutili e balneari notizie, un PANTA REI mediatico che non lascia niente di costruttivo. Un Servizio così importante per la struttura democratica del paese, per l’espressione del libero pensiero e per la rinascita culturale, lasciato nelle mani di alcuni avventurieri ingordi della politica e degli affari, contaminati esclusivamente da interessi privati. Una tale situazione assume le sembianze di un suicidio del paese stesso. Noi del movimento Rai Bene Comune Indignerai non lo possiamo permettere! Il dibattito deve tornare centrale ora più che mai! La RAI ha il compito primario di far capire l’importanza di un VERO SERVIZIO PUBBLICO, giornalisti e Vip della RAI TV sono invitati a farlo; è doveroso per i dipendenti, è doveroso nei confronti del cittadino che paga il canone.

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