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Che cosa pensano gli italiani dopo il voto regionale?

 

I sondaggi, come è peraltro noto a tutti quelli che, per una ragione o per l’altra, seguono le vicende politiche del nostro amato Paese, lasciano il tempo che trovano e non sarò io quello che vuole attaccare un luogo comune che, malgrado tutto, corrisponde a un fatto di puro buon sen so, ma rilevazioni come quelle fatte all’indomani di una consultazione ampia come quella fatta nei giorni scorsi per l’elezione di sette consigli regionali e di oltre mille consigli comunali non sono un fatto del tutto insignificante e da esse è possibile partire per indicare alcune linee di tendenze dell’universo politico che caratterizza, dopo la caduta del populismo berlusconiano e l’avvento in quella che resta ancora la maggiore aggregazione politica italiana, cioè il partito democratico del populista ex sindaco di Firenze, le tendenze che si fanno strada tra gli italiani anche perché, per quanto Renzi incominci a sentire l’affanno  degli errori fatti e gli scontri duri all’interno del suo partito, il governo non è ancora in discussione e andrà avanti ancora un per un certo tempo, non di necessità fino al 2018 ma sicura mente alla fine di questo anno e a parte di quello successivo.

Ora il primo dato che appare chiaro, dopo le votazioni di fine maggio e dell’ inizio del mese di giugno corrente, è che l’astensionismo ha addentato anche il partito democratico. Il dato complessivo che è di un numero di votanti che ha superato di poco (il 53,90) la metà degli aventi diritto e le zone a volte di tradizionale fedeltà al partito comunista prima e democratico dopo, fa capire che quel fenomeno ha riguardato tutte le liste a cominciare dalle maggiori ed esprime la delusione che corre lungo le schiene degli elettori dopo alcuni anni del governo di larghe intese Renzi-Alfano.

E’ noto che il partito democratico ha perduto più di due milioni di voti ma ,secondo l’analisi dei flussi compiuta dalla società SCG, ha recuperato qualcosa dall’astensione e rispetto alla maggior parte dei partiti di sinistra e l’uno per cento rispetto alla Lega Nord. In tutto ha recuperato l’uno per cento dall’astensione dopo le votazioni. Forza Italia rispetto all’anno scorso lascia il 4% che è il risultato di un leggero guadagno dall’astensione e una fuoruscita di voti dall’astensione e dalla Lega (in entrambi i casi il 3 per cento). I Cinque Stelle calano, secondo la società di sondaggi, del 5,8%  e incassano il 2,5% scapito del partito democratico e dell’astensione.

Ma è proprio la Lega il partito che va in bilancio positivo(+9.7% rispetto al 2014):prende per il 3% da Forza Italia, per il 2 % dai Cinque Stelle, per l’uno per cento dal partito democratico e 3,7% dall’astensione. La SWG ha compiuto un sondaggio ieri dopo i risultati delle votazioni a livello nazionale e ha rilevato che il PD segna il passo anche se continua ad essere il partito maggiore con il 35 %(-meno 2,5% in venti giorni). Seguono i Cinque Stelle con il 20,7 % (più 2,5% in venti giorni),la Lega Nord con il 16,1% (più 2,2% ) e Forza Italia(con il 13,9%. Anche il Nuovo centro destra superebbe la soglia indicata dal nuovo sistema elettorale,l’Italicum,con il 4 % e Sel con il 3,4%. Che indicazioni si possono trarre, sia pure in via ipotetica,da questi dati? Innanzitutto che nelle prossime settimane si vedrà se a livello parlamentare il partito democratico riuscirà  a realizzare il suo programma di riforme se gli italiani decideranno di confermare e al largare la propria fiducia nei confronti del gruppo dirigente renziano  oppure no.  Quindi si potrà capire meglio se la stella leghista riuscirà ad oscurare quella dell’ex cavaliere nel centro-destra oppure no. Da queste sfide che si svilupperanno nei prossimi mesi si chiarirà la politica italiana e potremo renderci conto di quale linea si affermerà.

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