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L’energia libera c’è, ed è libera veramente!

 

Energia libera, un tema in discussione a tutti i livelli in tempi di riscaldamento terrestre e crisi evidente dell’ energia prodotta da combustibili fossili. Forse anche il ribasso del prezzo del petrolio ha una spiegazione in questa chiave: tutto il mondo è al lavoro per trovare alternative al petrolio, al gas, al carbone. Almeno tutto il mondo della scienza e della ricerca.

Da noi molte speranze vengono da “Scala Mercalli”, finalmente un prodotto serio portato in TV il sabato sera perché almeno un pubblico preparato e sensibile a certi temi conosca meglio i dati oggettivi e si faccia un’idea giusta delle cose. Che poi agisca di conseguenza è auspicabile ma non certo, come sempre.
Le origini del dibattito sull’energia libera portano a Nikola Tesla, la realtà porta ad un italiano che a breve potrebbe diventare famoso proprio negli Stati Uniti.

Infatti, un caso eclatante, fra molte sperimentazioni e tentativi più o meno riusciti, ispirato un po’ a Tesla e un po’ alla fusione fredda, ha un nome e un cognome che più italiani non si può: Andrea Rossi. Andrea Rossi è un ricercatore che da 18 anni lavora per sviluppare quello che ha chiamato Energy Catalyzer (ECAT), basato sulla cosiddetta LENR (Low-Energy Nuclear Reaction) (http://ecat.com/).

In parole semplici si tratta di un catalizzatore di energia basato su una fonte di calore che sfrutterebbe l’applicazione della fusione fredda. Ideato da Rossi con il noto fisico Focardi, da cinque anni anima il dibattito internazionale e ha ottenuto numerosi brevetti nel mondo.

Nell’ottobre 2014 sono stati pubblicati i risultati di un test di funzionamento durato 32 giorni, portato avanti da una commissione di specialisti definita in posizione di “terzietà”. Nella comunità scientifica internazionale, tuttavia, restano alcuni dubbi sulla veridicità di tale test, che non sembra risolvere i dubbi già sollevati in precedenza, secondo i quali tali dimostrazioni sarebbero più probabilmente simulazioni di produzione di energia, piuttosto che una vera e propria produzione di lunga durata. Rossi, al contrario, annuncia a breve la messa in commercio di apparecchiature non solo per uso industriale ma addirittura domestico. Da comprare nei supermercati.

La rete agita il dibattito con centinaia di siti, ne segnalo soltanto due:

http://ecat.com/#sthash.gtV5EYxU.dpuf

http://www.greenstyle.it/tag/e-cat

Speravamo di arrivare al 2015 con qualche certezza inoppugnabile in più e dobbiamo ammettere che questo non è avvenuto, ma è indubbio che siamo vicinissimi ad eventi neppure immaginabili appena venti anni fa.

Ora sappiamo infatti che Andrea Rossi sta trattando l’industrializzazione della sua idea negli Stati Uniti, sia sul fronte della NASA sia sul fronte privato. Anzi, sul fronte privato l’acquirente c’è e sta testando il prodotto non sappiamo dove ma in America. La conferma è arrivata anche dal congresso di Berna dello scorso mese di febbraio. L’impianto da 1MW per la produzione industriale sembra ormai una realta’. E anche se ancora non si conosce il nome del cliente dell’Industrial Heat che per primo lo ha acquistato, sappiamo quanto Andrea Rossi ed il suo team ci stiano lavorando.
Il nostro inventore ne parla spesso attraverso il suo blog sul Journal of Nuclear Physics, e risponde spesso alle numerose domande che riceve dai suoi lettori.

L’energia libera, che come si vede è un dato oggettivo, contrasta ovviamente con la scelta che fino ad ora ha fatto il mondo, da ovest ad est, da nord a sud, di utilizzare le energie a base minerale, petrolio, carbone, gas. Sono la forza economica di moltissimi paesi e sono la scelta dei potenti da oltre da un secolo. Ma a partire dagli anni 2000, di fronte ad una reale crisi delle energie non rinnovabili, destinate in un modo o nell’altro a finire, e grazie alla forza dei movimenti e degli scienziati più sensibili ai temi ambientali, sono accadute cose di grande importanza. Ingegneri, studiosi, fisici, inventori autodidatti, si sono messi a lavoro per dimostrare, macchine alla mano, che la free energy esiste e si può utilizzare a livello industriale e perfino a livello casalingo.

Il web certamente ha dato una mano. Anche in questo campo le “bufale” sulla rete non mancano, ma le invenzioni scientificamente inoppugnabili sono finalmente arrivate, partite tutte dallo studio della “bobina di Tesla” e di quel che ne è derivato dopo. Alcune dimostrazioni comprensibili le troviamo, ad esempio, sul web https://www.youtube.com/watch?v=DUtDRvl_mU
https://www.youtube.com/watch?v=LbeWWlOOLBg&index=1&list=PLBDF856940F870B8B  https://www.youtube.com/watch?v=ahtFmpcwij4&index=5&list=PLBDF856940870B8B) e ci sono importanti portali mondiali che aggiornano in tempo reale sull’argomento (http://www.peswiki.com/index.php/Main_Page).

Specifico questo perché è coerente con l’impostazione di questo contributo, che ha come obiettivo di divulgare al pubblico meno addetto ai lavori l’esistenza di macchinari brevettati che funzionano secondo il principio della Free Energy, quindi prescindendo anche da pale eoliche e pannelli solari. Ricapitoliamo alcune leggende da sfatare: Tesla non ha sperimentato motori a magneti, non ha mai parlato di moto perpetuo e di “energia dal nulla”, ma di energia che può essere resa disponibile a tutti.

Forse fra un anno, quando ricorreranno i 160 anni dalla sua nascita, a Nikola Tesla sarà riconosciuta la paternità di una scoperta che comincerà a cambiare le regole sociali ed economiche del mondo così come le conosciamo oggi. Ma un’analisi corretta deve necessariamente partire da lontano, proprio dallo scienziato serbo che dopo decenni di voluto silenzio comincia ad essere “riscoperto” non soltanto dalla comunità scientifica. Nikola Tesla oggi è citato in serie TV di successo planetario come “Criminal minds” e sono sempre più numerosi i documentari divulgativi, con linguaggio popolare, che si occupano della sua figura e delle sue scoperte. Tesla, infatti, è stato certamente un visionario sia per gli aspetti positivi sia per quelli negativi del termine, e spesso il web ne esalta soltanto le sfaccettature fantascientifiche e perfino favolistiche. E’ indubbio, invece, che sia stato colui al quale dobbiamo l’impostazione generale di tutto il nostro sistema elettrico attuale. Alla base di questo ragionamento c’è la scoperta che Tesla brevettò nel 1891, cioè la “Bobina di Tesla”

In poche e semplici parole si tratta di un trasformatore dove però l’avvolgimento primario e quello secondario sono accoppiati, risuonando quindi alla stessa frequenza e aumentando considerevolmente il voltaggio in uscita. Paragonando un condensatore a un serbatoio di stoccaggio e una bobina d’induzione a una molla a spirale, Tesla si rese conto che un circuito configurato in maniera adeguata avrebbe potuto amplificare i segnali elettrici e portarli a frequenze e voltaggi mai raggiunti fino ad allora.

Sfruttando quest’idea, costruì enormi «trasmettitori amplificanti» – chiamati bobine di Tesla – che generavano scintille lunghe oltre 40 metri. L’inventore, inoltre, capì che la risonanza apriva la strada alla sintonizzazione dei segnali radio. Conferendo a un trasmettitore una certa capacità e induttanza si sarebbero prodotti segnali alla frequenza desiderata; analogamente, fornendo la stessa capacità e induttanza a un circuito ricevente, quest’ultimo avrebbe risposto ai segnali trasmessi alla frequenza originale. Basandosi sull’idea fondamentale della risonanza elettrica, Tesla portò avanti contemporaneamente invenzioni nel campo dell’illuminazione, delle comunicazioni radio e della distribuzione senza fili di corrente elettrica. Edison e lo stesso Marconi furono più abili nell’industrializzazione commerciale delle idee che in gran parte erano di Tesla. Non sarà un caso se oggi la conoscenza maggiore che i cittadini hanno di Tesla è quella legata alla misurazione della risonanza magnetica in medicina (“serve un apparato da 1,5 Tesla” è scritto spesso sulle prescrizioni).

Ci vorrebbe troppo spazio per parlare dell’eccezionalità del personaggio, dei suoi successi, conseguiti mentre ancora era ancora in vita, ma anche dell’ingiustificata diffidenza verso di lui negli ultimi anni, prima della morte, avvenuta in solitudine e in ristrettezze economiche, in una modesta stanza di albergo di New York, il 10 Gennaio del 1943. Cinque giorni prima, il 5 Gennaio 1943, Nikola Tesla contattò il Dipartimento di guerra Americano e parlò con il Colonnello Erskine, proponendogli di rivelare il segreto del suo “raggio della morte”. Appena venne ufficializzata la notizia del decesso gli Uomini dell’FBI si recarono al suo albergo e requisirono appunti e documenti scientifici sul cui contenuto fu posto subito il segreto di Stato. E anche un’intero tir di materiali, custoditi in un deposito, e sempre di proprietà di Tesla, furono requisiti. Ma nessuno può dire con sicurezza che per il governo americano il problema fosse solo il “raggio della morte”: anche giornalisti del tempo accennarono al fatto che le scoperte di Tesla che interessavano davvero erano quelle relative all’energia elettrica e alle fonti di energia in generale.

E oggi sono proprio gli Stati Uniti a riconsiderare la loro posizione su Tesla e sugli sviluppi possibili grazie alla genialità italiana: le sorprese non mancheranno. E se ci saranno andranno nella direzione di un mondo più libero, meno vincolato a scelte obbligate, più sanamente anarchico, con più vantaggi per tutti e forse qualche piccolo vantaggio in meno per pochi: ma non doveva essere proprio questo lo stile del mondo secondo i buoni??

* ex ricercatore Dip. Chimica Università Firenze di cui ora è consulente emerito

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