Toscana, no a nuove devastazioni del patrimonio paesaggistico. L’appello di associazioni e personalità della cultura

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Un articolo di quella costituzione repubblicana del 1948 che molti politici di destra e a volte di centro in questi ultimi settant’anni ha tentato di cambiare a volte in maniera, per così dire, pericolosa per la nostra giovane democrazia, afferma con esemplare semplicità e chiarezza: “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Non si sarebbe potuto dire con meno parole e con tanta efficacia. Ma una cosa è dirlo bene, benissimo e un’altra cosa è riuscire a realizzarlo contro gli interessi speculativi che costituiscono per gruppi di persone, per imprese e per persone che si muovono contro le leggi e il dettato costituzionale.

E la Toscana – non è necessario ricordarlo per chi conosce il Bel Paese – è dai tempi più antichi  una delle perle paesaggistiche della penisola. Tanto che negli ultimi decenni in essa si è realizzato un assiduo sfruttamento speculativo delle coste, delle colline, delle zone boschive, delle cave, dei bacini fluviali,” uccidendo” quel mirabile  palinsesto millenario.  Ora, di fronte al fatto che spetta al Consiglio regionale della Toscana decidere se dare alla regione un piano paesaggistico rigoroso e avanzato che tuteli in modo attivo, cioè secondo l’articolo 9 appena citato quello straordinario patrimonio un centinaio di cittadini (che rappresentano Italia Nostra, il V-WF Italia,il Comitato per la Bellezza e molte altre associazioni e che amano quella regione come parte importante dell’intera penisola e perciò  vogliono salvaguardarne la vita o darla vinta agli speculatori), hanno scritto un appello al Ministro della Cultura Franceschini e al sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni e al Consiglio regionale toscano perché operino tutti  nella maniera fedele ai principi costituzionali della repubblica ed evitino nuovi disastri.  L’appello ci sembra particolarmente importante in un Paese come l’Italia in cui il parlamento ha creduto neces sario insediare una commissione specifica ,presieduta dall’onorevole Bratti, contro l’eco-criminalità orga nizzata che tiene da tempo i suoi lavori e che ha dovuto di recente intervenire contro quella che è più nota come ecomafia e che ha condotto prima nel Mezzogiorno continentale ma ora anche nel Centro-Nord grandi traffici illeciti con lo smaltimento dei rifiuti seppellendo nel sottosuolo i rifiuti tossici, inquinando l’acqua e il cibo destinato alle popolazioni riuscendo di conseguen za a provocare malattie e morti negli abitanti delle zone in cui è avvenuto il traffico, non soltanto la Terra dei fuochi in Campania  ma ormai anche ,la Toscana e la Liguria. Proprio la commissione parlamentare  speciale ha potuto stabilire che il traffico illecito sui rifiuti (che è arrivato a cifre annuali maggiori di quello degli stupefacenti e persino della cocaina) si sta spostando verso l’estero e chiede con insistenza alle Camere che sia approvata al più presto la legge che introduce nel codice penale i reati ambientali e che è ancora ferma al Senato.


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