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Si dimette,non si dimette.Caffè del 18

 

Netanyahu è ancora lì, forse ha strappato qualche  seggio in più di Herzog e Livni, ieri sera sembrava che fossero alla pari. Purtroppo né Israelè nè gli Stati Uniti si sono sbarazzati del suo furore cieco. “Israele vota, è testa a testa -scrive Repubblica- Netanyahu: ho vinto io”. Il Corriere mostra “Bibi” che bacia, felice, la moglie, ma avverte che anche Herzog si è detto vincitore. C’è l’ipotesi della grosse koalition, ventilata dal Presidente Rivlin. Difficile, perchè “Unità sionista” parla dei poveri, del ceto medio in crisi e vuole ricostruire buoni rapporti con gli USA. Netanyahu ha promesso, invece, di togliere anche la speranza ai palestinesi. A urne aperte s’è concesso un numero razzista “la sinistra porta ai seggi gli arabi, correte!”. Prepara la guerra all’Iran che nemmeno il Mossad lo vuole seguire.

Forse Netanyahu potrebbe ritrovare l’accordo con Moshe Kalhon, con cui aveva litigato, ma dovrebbe imbarcare destra e ultra destra, tradizionalisti ed ultra nazionalisti. Herzog e Livni per contare dovrebbero strappare Kalhon a Netanyahu e riunire tutte le sinistre, Compreso il partito arabo israeliano, che si afferma come terza forza del paese. Partito che chiederebbe un cambio radicale della politica palestinese e il cui appoggio -anche esterno- al governo, sarebbe un trauma per le destre religiose. Israele vive una crisi del regime democratico. E sarebbe utile che ogni amico di Israele, dagli ebrei della diaspora, agli Stati Uniti, all’Unione Europea, parli chiaro. La guerra all’Iran è follia. Il no allo Stato Palestinese può significare solo accettare i Palestinesi nello stato israeliano, che cambierebbe natura.

Si dimette, non si dimette, come fa a non dimettersi? “Dimettiti oggi”, gli avrebbe chiesto il premier, secondo i retroscenisti di Repubblica. Per il Giornale, “Lupi resiste a Renzi”. “Renzi balla coi Lupi”, Libero. “Il caso Lupi agita il governo”, Corriere. Per il Fatto, “Renzi si tiene Lupi e attacca i giudici”. L’attacco, a me era parso un tirare la palla in angolo. Al sindacato dei magistrati che aveva parlato di “schiaffi ai PM e carezze ai corrotti”, Renzi aveva risposto “parole tristi e ingiuste”. Poi in serata il premier avrà acceso la televisione, avrà visto la satira di Crozza e quella di Ficarra e Picone.  Se Lupi resta al suo posto, nessuno potrà più credere che il governo abbia carte in regola contro la corruzione. E questo -lo ripeto- anche con la massima presunzione di innocenza, accettando che Lupi e  famiglia non abbiano ricevuto nessuna utilità dai corrotti. E anche su questo…Repubblica cita una telefonata a Incalza: “devi vedere mio figlio”. Che poi fu assunto.

La responsabilità di un ministro è anzitutto politica. Quella di Lupi consiste nell’aver difeso, in Parlamento, la scelta di un pensionato (molte volte indagato) a capo della struttura ministeriale per gli appalti. Consiste nell’aver detto a Incalza che se il Premier  avesse messo in questione detta struttura, lui, Lupi, avrebbe aperto la crisi. Incauto, sciocco, ma onesto? In Politica essere sciocchi e incauti è già una colpa. Se poi di questi limiti si sono avvantaggiati corrotti e corruttori, non cè che una soluzione: le dimissioni.

A sinistra, Susanna Camusso ripete che il sindacato non deve politica e minaccia di ritirare le bandire Cgil dalla manifestazione del 28 con la Fiom. Luigi Ciotti e Gino Strada ricordano che Libera ed Emergency hanno già una missione e non si scioglieranno nella coalizione sociale. L’intuizione di Landini è corretta. Non si salva il sindacato dall’irrilevanza, non si combatte sperequazione sociale, se non con la politica. Che non vuol dire creare per forza un partito e neppure una lista. Landini è circondato da dubbi e pregiudizi, ora si vedrà il suo valore.

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