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La strage infinita nel Mediterraneo e l’ipocrisia del continente Europa

 
Il barcone si ribalta ad un passo dalla salvezza. Succede sotto la parete, che non offre appigli, di una nave mercantile. Immagini terribili di naufragi recenti nel mediterraneo. Situazioni identiche l’una all’altra. Identiche a quella che si è verificata in questo ennesima strage in mare con dieci corpi recuperati da nave Dattilo della Guardia Costiera che sono arrivati nel nostro continente assieme ad altri mille naufraghi sopravvissuti all’indifferenza dell’Europa.
L’illusione della salvezza è una cima lanciata dai marinai del cargo. Decine di mani si allungano per afferrarla. I corpi si spostano e l’equilibrio si perde e lo scafo si ribalta proprio sotto quel muro senza appigli. I marinai possono solo guardare, lanciare salvagente e fare fotografie. Dai cargo non si scende in fretta, neanche in emergenza. Dall’alto si vedono i corpi in acqua che annaspano, e pochissimi sanno nuotare. È così che avviene spesso, così oggi si muore nel mediterraneo.
Una volta c’erano le squadre “sit down”. Gli equipaggi della Guardia Costiera addestrati al soccorso in situazioni di grande pericolo, con onde alte tre, cinque, sette metri. Il primo approccio era un urlo: “state seduti”. Alzarsi in piedi significa perdere l’equilibrio, significa il ribaltamento del barcone.
Lo stesso lavoro lo hanno fatto per un anno gli uomini della marina militare.
Naufragi come questi si possono evitare, non sono fatalità. Dalla fine dell’operazione mare nostrum i mezzi di soccorso in mare non ci sono più, Triton resta a distanza a proteggere i confini. La nave di Triton è arrivata per ultima sul luogo di questo ennesimo naufragio. Dopo tre cargo, dopo il rimorchiatore Cougar che lavora con le piattaforme petrolifere, dopo nave Dattilo, nave Fiorillo e una motovedetta classe 300 della Guardia Costiera, partita da Lampedusa.
Non ci sono più navi dedicate al soccorso nel Mediterraneo. Il centro operativo della Guardia Costiera ad ogni chiamata di soccorso dirotta i mercantili che sono in zona. Sono sempre i primi ad arrivare e fanno quello che possono, lanciano cime insieme all’illusione della salvezza.

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