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Gramigna. Vita di un ragazzo in fuga dalla camorra e ‘O vico stuorto della legalità

 

Gramigna. Vita di un ragazzo in fuga dalla camorra è un libro scritto a quattro mani dal noto conduttore televisivo della Vita in diretta,  Michele Cucuzza e da Luigi Di Cicco. Se di Michele Cucuzza sappiamo tutto, prima di questo libro di Luigi Di Cicco mai nessuno aveva sentito parlare. Luigi è un ragazzo che oggi ha una quarantina d’anni figlio di un boss della camorra di Lusciano, un paesino della provincia di Caserta.

di Paolo Miggiano

Poteva scegliere un’altra strada Luigi Di Cicco, figlio di boss, ma ha scelto quella della legalità ed oggi è qui a dimostrare che un’atra strada è possibile. Certo non è stata una strada in discesa quella del giovane Luigi, che sin da bambino è costretto a vedere gran parte dei suoi parenti più stretti scoperti dai Carabinieri nei bunker ricavati negli atri degli armadi e persino a vederne qualcuno cadere sotto i colpi dei clan avversari. Un ragazzo che è figlio di un ergastolano, che impara la geografia, andando a visitare il padre rinchiuso nei carceri di massima sicurezza di tutta Italia, tanto che per lui le principali città d’Italia si identificavano con i nomi delle carceri dove il padre era rinchiuso. Luigi è un ragazzo che sin da bambino ha rifiutato il “rispetto” ed i privilegi che gli derivavano dall’essere figlio di boss ed ha scelto la via della normalità, della ricerca del lavoro onesto, dell’onestà.

Il libro si dipana in un racconto molto semplice, partendo dall’incontro con il noto giornalista televisivo al quale, con un certo timore, rivela il suo passato di figlio di camorrista ed è così che nasce l’dea del libro, per raccontare ai giovani che si può essere un cittadino che rispetta le regole della società civile, pur partendo da una condizione che sembra condannare ad essere come tuo padre, come i tuoi parenti.

Luigi – che avrebbe desiderato per suo padre e per i suoi parenti un lavoro comune come il muratore o l’idraulico pur di non vederli nella situazione di essere portati via da casa con le manette ai polsi ed in mezzo ad un cordone di Carabinieri armati –  nel suo percorso incontra tanti buoni maestri , come uno dei suoi professori, quel Cacciapuoti che non lo esclude e gli da i consigli giusti. E poi una vita di sensi di colpa che non sono i suoi, ma di cui ne porta il peso. Le fidanzate e soprattutto le famiglie di queste alle quali ogni volta si trova davanti al dilemma di raccontare con sincerità la verità sulla sua famiglia.

Il libro, presentato stamattina in un Teatro Comunale di Caserta gremito di ragazzi ed alla presenza degli autori e delle massime autorità cittadine, lo hanno portato a Caserta la giovane assessore alla cultura Nicoletta Barbato e la giornalista Teresa Gentile ed è stata davvero una buona occasione per far riflettere i ragazzi su una storia positiva del territorio casertano. Un territorio caratterizzato non più e solo da tanti aspetti negativi. Un chiaro che comincia a prendere il posto dello scuro, se almeno le braccia di un ragazzo sono state strappate alla camorra ed ora addirittura lo racconta in un libro insieme ad uno dei volti più noti dell’informazione, quell’informazione che molto spesso indugia solo sugli aspetti negativi del territorio.

Un libro quello di Michele Cucuzza e Luigi Di Cicco che con maestria mette in evidenza che l’amore e i sentimenti si infiltrano ovunque, perché la famiglia di Luigi, nonostante tutto, è una famiglia unita, che ha trasmesso – sembra strano a dirsi, ma è così – valori positivi ad un ragazzo come Luigi. E forse se Luigi non ha preso la strada del padre lo deve proprio ai suoi genitori.

Certo l’occasione della presentazione di un libro come questo a Caserta, il capoluogo di una delle provincie a più alta densità camorristica del Sud, sarebbe potuta essere l’occasione per dire ai ragazzi che anche a Caserta c’è la camorra ed allo stesso tempo l’anticamorra stava per essere sciupato, quando il sindaco della città ha voluto sottolineare che il capoluogo non è l’agro aversano, come a dire che qui la camorra non arriva, dimenticando che i gangli della camorra sono arrivati persino nell’ospedale cittadino e che uno dei principali referenti politici del territorio, ora in carcere perché fortemente sospettato di essere stato al servizio della camorra dei casalesi. Per fortuna ci ha pensato Michele Cucuzza a rimettere le cose al posto giusto, sottolineando che la mafia è un problema non più di alcune località del Sud del Paese, ma di tutta l’Italia e che mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia.

Dopo aver ascoltato le parole di Luigi Di Cicco e di Michele Cucuzza si è ancora più consapevoli che cambiare si può e questo libro insegna come fare proprio a chi vuole fuggire dalla camorra e non sa come farlo. Dopo il libro nascerà un’associazione che si chiamerà “Il clan della legalità. Si può fare” e si sta lavorando anche ad una fiction televisiva proprio con l’idea di indicare un’altra strada.

Di questo libro interessano due cose, ha detto tra gli applausi Michele Cucuzza: la prima è che dobbiamo comportarci in maniera corretta, rispettando le regole, cercando la strada della legalità e del rispetto degli altri; la seconda è che dobbiamo pretendere che ci rappresenta faccia fino in fondo la propria parte, il loro dovere. Occorre liberarci dalle mafie, sostenendo l’azione della Magistratura e delle Forze dell’ordine, ma ognuno di noi deve fare la propria parte di cittadino fino in fondo.

Leggendo Gramigna ed il percorso tortuoso che Luigi ha percorso per prendere la strada giusta, mi è venuta in mente una poesia di Eduardo che si intitola ‘O vico stuort , una poesia che Eduardo De Filippo dedicò a Maurizio Valenzi dopo la sua elezione a sindaco di Napoli: Si ‘o vico è stuort/ ‘a carruzzella avota/mo tiranno na redina,/mo n’ata./Quann’ è diritto/’a carruzzella curre,/’o cavallo vo’ ‘a redina/e ‘o cucchere/ca sape l’arte/nun ce ‘a fa mancà./Curre./Arriva ampresso./Ma quanno/’o vico è stuort/ c’è cchiù sfizio.

Luigi, come Eduardo auspicava per il sindaco di Napoli, avrà incontrato certamente molte difficoltà a percorre il percorso tortuoso della legalità, ma certamente per lui c’è stato “cchiù sfizio”, perché uscire dall’illegalità è si difficile, ma certamente ti da tante soddisfazioni. Buona vita Luigi Di Cicco.

Da isiciliani.it

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