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Coalizione per la sovranità

 

Basta che Landini parli di “coalizione sociale” e il mondo della politica entra in agitazione. Eppure è tutto molto chiaro: dove i partiti si rifiutano di risolvere i problemi, la società civile si organizza per esercitare la sua vigilanza democratica.
Per scendere sul concreto, basti pensare alla devastazione della dignità del lavoro operata dal Jobs Act, con licenziamenti individuali liberi, a cui si sono aggiunti – già che erano con la penna in mano – anche quelli collettivi, così da evitare alla Confindustria tutta la “noiosa” procedura per trovare soluzioni alternative, con sindacati ed istituzioni.

Ma l’incapacità dei partiti di rappresentare le esigenze sociali si vede bene anche nello sconcio dei vitalizi erogati ai condannati. Che né Camera, né Senato vogliono abolire, nonostante le quasi 400.000 firme raccolte dalla petizione di Riparte il futuro (Libera-Gruppo Abele), rilanciata da tante associazioni, compresa Libertà e Giustizia.
 
La Coalizione sociale allora diventa una scelta obbligata per rompere l’autoreferenzialità dei partiti, che con il potere di nomina dei candidati previsto nell’Italicum, si difendono dalla domanda di giustizia sociale sempre più incalzante.  E allora occorre guardare in faccia le minacce della  democrazia, come farà Libertà e Giustizia nel suo convegno di Firenze con questo stesso titolo, del prossimo venerdì e sabato.
 
Ormai è chiaro: l’alternativa a politici esauriti dovrà venire dal mondo vivo del volontariato. Quello che conosce i problemi degli ultimi ed si batte contro i privilegi dei soliti. 
Perché la sovranità costituzionale non diventi un guscio del niente.

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