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Tempi duri per il PD. Intervista a Sergio Cofferati

 
“Se Tsipras vincerà le elezioni in Grecia, la grande novità sarà in Europa”
Di Alessandro Ambrosin

ROMA  – Si respira ancora un clima rovente nel Partito Democratico. Dopo le irregolarità individuate nelle primarie liguri la situazione è insanabile. A pochi giorni dall’annuncio di dimissioni dal partito abbiamo incontrato l’ex segretario della Cgil, ora parlamentare europeo. Siamo davvero di fronte ad un fatto di una gravità assoluta? 

Assolutamente sì, il fatto ligure è senza dubbio molto grave. Ho la sensazione che la Liguria, sia nell’intenzione del gruppo dirigente nazionale una terra di sperimentazione, perché quello che si è visto è la costruzione di un progetto politico che riproporrebbe in regione un governo tra il Pd e il Nuovo centro destra. Dunque, il governo nazionale non è un’eccezione alla mancanza di maggioranza in parlamento, voluta da Giorgio Napolitano per fare le riforme.  Tra l’altro nel realizzare un governo con il centro destra ci sono anche possibilità di elementi di caduta verticale dei valori, quelli che dovevano essere i valori fondativi per il Partito Democratico. Questa è la ragione per la quale me ne sono andato. Se chiedi i voti dei fascisti non pentiti, persone che tra l’altro hanno avuto rapporti certificati dai tribunali con la criminalità organizzata, metti in campo un’idea di politica che non solo non condivido, ma che non ha più i valori e la trasparenza che il partito democratico dovrebbe rappresentare.

Si parla molto del nuovo partito del Nazareno. Secondo lei è prevedibile la nascita di un soggetto politico che veda protagonisti l’accoppiata Renzi Berlusconi?

Forse non ci siamo ancora a questo epilogo. C’è però l’idea di cambiare natura nel Partito Democratico, infatti si sta concretizzando sia a livello territoriale che sul piano politico con il Nuovo centro destra. Di fatto potranno cambiare nome ma le facce resteranno le stesse.

Nel voto sulla riforma elettorale, il contenuto di Berlusconi è stato decisivo e già si teorizza che la stessa cosa sarà per l’elezione del Presidente della Repubblica, dove se questa costante si ripropone anche nel governo nazionale, c’è la probabilità che si accentri anche a livello territoriale. Vedremo. La tendenza è comunque negativa.

Le sinistre antagoniste sono di fatto scomparse, la minoranza nel PD non ha voce in capitolo, come si è potuto vedere con il voto sull’Italicum. Pensa che il partito di Tsipras, considerando la popolarità che sta conseguendo in Grecia,  potrebbe in qualche modo rilanciare anche in Italia un nuovo modello di sinistra, oppure fungere da stimolo diretto alle stesse minoranze che potrebbero rimettersi in gioco magari con un altro soggetto politico?

Io credo che se Tsipras vincerà le elezioni in Grecia, la grande novità sarà in Europa. Tsipras dice che vuole restare nell’Unione Europea, vuole l’euro, ma vuole rinegoziare le condizioni d’ingaggio, che è un elemento di novità dirompente, perché costringerà anche gli altri paesi europei governati da aree progressiste a pronunciarsi. Insomma o stai con la Signora Merkel, oppure cerchi di assecondare la nascita di un  nuovo progetto per l’Europa con novità consistenti dal punto di vista economico sociale e soprattutto delle regole.

Tsipras ha lavorato a lungo per avere una rappresentanza, recuperando anche altre istanze della sinistra greca che non era meno frantumata della nostra. Tuttavia, oggi in Italia condizioni per una convergenza su proposte di merito fra le varie anime della sinistra non c’è.

Oggi, visti i recenti fatti sull’Italicum ha detto che vede difficile una candidatura al Quirinale per Pierluigi Bersani. Pippo Civati dice che candiderebbe un nome n.n., ovvero un non Nazareno. Quale nome si sente di fare?

Io avevo già detto in precedenza e non ho nessuna difficoltà a riconfermare il nome di Stefano Rodotà. Secondo me avrebbe il profilo a garanzia e riconoscenza di carattere istituzionale che serve per svolgere bene l’incarico di Presidente della Repubblica.

In questo clima di caos quale futuro quindi per il Partito Democratico?

Il Pd vive una fase difficilissima. Questa pratica della maggioranza di non avere rapporti, seppure dialettici, con la minoranza è un atteggiamento del tutto negativo. Difficile, quindi, dire quale possa essere lo sbocco per un partito che sta attraversando difficoltà di questa natura, che mi pare di capire, almeno dai sondaggi, comincia ad avere un riverbero negativo anche sulla popolarità elettorale. Saranno mesi molto sofferti quelli che abbiamo davanti per il Partito Democratico.

Da dazebao.it

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