Quali saranno le mosse dello Zar per il 2015?

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Il 2014 di Vladimir Putin è trascorso tra crisi ucraina, sanzioni, crollo del rublo e polemiche sulle Olimpiadi di Sochi. Eppure nell’ultimo anno il nuovo zar di Russia non ha mai smesso di usare il suo pugno di ferro e ha stretto ancora di più la morsa sui diritti civili con misure omofobe e bavagli a web e stampa.

Proprio ieri il blogger dissidente Alexei Navalny, anima delle contestazioni anti presidente del 2012, è stato condannato a tre anni e mezzo con la condizionale, mentre al fratello Oleg toccheranno tre anni e mezzo di prigione. La sentenza era attesa per fine gennaio, ma, evidentemente, il tribunale di Mosca ha deciso di risolvere la pratica in anticipo. Il blogger si trovava già ai domiciliari dallo scorso febbraio ed è stato arrestato dopo aver violato la misura restrittiva per partecipare ad una manifestazione popolare in suo sostegno vicino alla Piazza Rossa. Il processo che coinvolge il blogger, scaturito da un’accusa per truffa ai danni della società Yves Roches East è stato definito surreale. Anche questa volta il Cremlino ha chiesto a Facebook e Twitter di bloccare le pagine e i post che invitavano al “raduno illegale”. I social media si sono rifiutati, ma l’anticipo della sentenza ha comunque spiazzato tutti.

L’arresto di Navalny è l’ultimo capitolo di una strategia di silenziamento del dissenso che Putin porta avanti da tempo e che coinvolge anche i giornalisti. Quest’anno la Russia ha introdotto una serie di leggi che rafforzano il controllo statale su internet: giganti del web come Google, Facebook e Twitter devono avere il proprio server sul territorio della Federazione, pena l’immediata chiusura. I blog con più di 3 mila visitatori devono registrarsi come una testata giornalistica, mentre chi ritwitta e riposta “informazioni offensive” rischia il carcere fino ad un massimo di cinque anni.  I siti internet ritenuti estremisti possono essere oscurati senza l’ordine di un giudice, su decisione dell’agenzia governativa preposta. A Novembre Mosca ha lanciato Sputniknews.com, piattaforma informativa internazionale pro Cremlino, con programmi in cinque lingue diverse, tra cui il cinese, che promette di dare “punti di vista alternativa”, ma che in realtà punta a rafforzare il consenso di Putin. È l’ennesimo prodotto editoriale gestito da oligarchi amici del Presidente. I pochi giornali non gestiti dai poteri forti faticano a sopravvivere e per essere cronisti indipendenti, spesso, si rischia la vita.

Dimitri Muratov, direttore della Novaya Gazeta, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja, uno dei pochi che fa opposizione al Putin, ha commentato la sentenza Navalny con parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni. “La condanna dei fratelli Navalny è la più eloquente dimostrazione che il regime guidato da Putin sta riportando la Russia nel Medioevo –ha detto- Perché questa sentenza non ha niente a che fare con la giustizia, ma fa riferimento diretto ai tempi dell’Inquisizione, quando regnava un principio fondamentale: tortura il fratello del tuo nemico! Con questa sentenza il tribunale Zamoskvoretskij ha emesso una condanna e un verdetto definitivo, ma non contro i fratelli Navalny: l’ha data al sistema stesso della Giustizia nazionale”.

Nonostante tutto, la popolarità di Putin in patria continua a crescere. La maggior parte dei russi lo considera uomo dell’anno, secondo un sondaggio condotto dall’istituto indipendente Levada Center. Il capo dello Stato primeggia in questa classifica dal 1999, ma nel 2014 è stato scelto dal 57% degli interpellati.

Quali saranno le mosse dello Zar per il 2015?


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