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Repubblica Centrafricana, un anno di crimini contro l’umanità

 

Da un anno, nella Repubblica Centrafricana (paese sconosciuto ai più, se non forse per i giacimenti di uranio e per le gesta dell’imperatore cannibale Jean Bedel Bokassa, ispirato a Napoleone e amico del presidente francese Giscard d’Estaing, che terrorizzò il suo popolo alla fine degli anni Settanta) è in corso un feroce conflitto interno. La crisi, i cui prodromi risalgono al marzo 2013 con la presa del potere da parte della coalizione Seleka, composta prevalentemente da musulmani, si è acuita alla fine di quell’anno quando una coalizione avversa, denominata anti-balaka e composta da cristiani e animisti, ha lanciato la controffensiva e la pulizia etnica e religiosa.

In questo ennesimo conflitto dimenticato, i civili uccisi (bambini inclusi) sono stati migliaia. Mezzo milione di persone ha dovuto lasciare terre e villaggi per cercare riparo in altre zone del paese mentre in 300.000, per lo più musulmani, si sono rifugiati nei paesi confinanti. Innumerevoli i casi di stupro, così come le razzie e le devastazioni di interi villaggi. Tre mesi fa, i peacekeeper delle Nazioni Unite hanno dato il cambio alla missione dell’Unione africana che, rafforzata da 2000 soldati francesi, aveva cercato di riportare la pace, con scarsi risultati. Al momento, dei 12000 soldati Onu previsti, ne sono arrivati solo 7600.

Intanto, nonostante gli avvicendamenti al potere e la nomina di un’autorità transitoria col compito di cercare di negoziare la pace, i crimini di guerra e contro l’umanità proseguono e i loro autori e mandanti restano impuniti. Ancora a ottobre vi sono stati massacri nelle città di Dekoa e Bambari, che chiamano in causa le forze anti-balaka e ciò che resta della coalizione Seleka.In un rapporto pubblicato la settimana scorsa, Amnesty International ha segnalato i nomi di coloro che dovrebbero essere arrestati e processati al più presto, almeno quando il tribunale misto (composto da giudici locali e internazionali) su cui vi è un accordo di massima, verrà finanziato e potrà iniziare a funzionare.

Ecco tre casi:

Patrice – Eduad Ngaissona, ex ministro poi autonominatosi coordinatore dei gruppi armati anti-balaka. Nonostante un mandato d’arresto nei suoi confronti per crimini contro l’umanità e incitamento al genocidio, continua ad avere un ruolo di alto profilo nei negoziati col governo transitorio. A ottobre, gli uomini sotto il suo controllo hanno ucciso civili nella capitale Bangui.

Il colonnello “Soft power”, ex comandante anti-balaka che, il 14 ottobre, ha condotto un raid nel quartiere di Nguingo della capitale, uccidendo tre civili, ferendone altri 20 e incendiando una chiesa e 28 case.

Alfred Yekatom, conosciuto come “Rambo”, ex comandante anti-balaka. Continua a svolgere attività criminali nella zona di Bimbo, sempre nella capitale. Il 29 ottobre ha attaccato la gendarmeria, rubando attrezzature e facendo evadere almeno cinque detenuti. Secondo Amnesty International, tra dicembre 2013 e maggio 2014, ha ucciso civili e reclutato bambini soldato nella città di Mbaiki.

Queste persone, così come altre già indicate da Amnesty International in un precedente rapporto uscito a luglio, se resteranno a piede libero continueranno a rappresentare una minaccia per i civili e rischieranno di compromettere qualsiasi tentativo di riportare la pace nel paese.

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