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La priorità vera. Caffè del 4

 

La Stampa, solo la Stampa sembra essersi emozionata per l’’intervista di Matteo Renzi a “Bersaglio Mobile”, con Mentana, Travaglio e Damiano (che mi è parso il più efficace). Il giornale torinese ha rilanciato  il messaggio del premier: “Sì al Jobs act: cambia l’Italia”.

Corriere e Repubblica aprono invece su Roma. “Il tariffario dei politici” dice il Corriere “Case versamenti, stipendi fissi, il manuale delle tangenti”. Anche Repubblica apre con “Il tariffario dei politici” ma aggiunge “corrotti”,  poi annuncia la “scure di Renzi sul Pd di Roma”, perché il “partito (era) in mano alla tribù delle tessere” ma ora Renzi “spazza tutto”. Stessa musica sul Messaggero “Renzi commissaria il Pd di Roma”, il Fatto suggerisce che la scelta è tardiva “Ora Renzi scarica il Pd di Carminati”, Il Giornale racconta che “la Cupola controllava i voti del Pd”. Mentre il manifesto commenta: “Malpartito”

Che devo dirvi? Se ieri è stato il primo giorno dell’ex amministratore di Luxottica, Andrea Guerra, come “stratega” di Renzi, beh non è che l’esordio sia andato benissimo. Roberto Saviano scrive: “Ministro Poletti, ci spieghi quella cena”. La foto è finita ieri sul Corriere, poi su tutti i giornali, cena offerta da Salvatore Buzzi, arrestato insieme a Carminati, mostra tanta bella gente seduta a tavola, pure un uomo dei Casamonica e persino il ministro Poletti. “Non si tratta di una semplice foto scattata, ma di un rapporto continuativo durato anni”, scrive Saviano, e cita gli auguri di Buzzi  “al ministro Giuliano Poletti, nostro ex Presidente nazionale che più volte ha partecipato alle nostre assemblee e al Governo Renzi affinché possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, unico modo per salvare il Paese dalla stagnazione e dall’antipolitica”

Se non bastasse, risulta dalle carte dell’inchiesta che Micaela Campana, scelta da Renzi come responsabile del Welfare per il Pd, il 12 marzo scorso scriveva al Buzzi “bacio, grande capo”. È un reato, questo? No, lo scrivevo ieri e lo ripeto. Si tratta di comportamenti inaccettabili per una sinistra che voglia cambiare le cose? Certo che sì.  Perciò a me è parso debolissimo il premier, ieri a Bersaglio mobile”, quando ha detto che la parola “mafia” lo sconvolge, che i disonesti devono essere perseguiti e che Orfini avrebbe commissariato il Pd di Roma, ma che lui considera un insulto ogni sospetto su Poletti e che il suo è il governo che ha fatto di più contro la corruzione.

Intanto il provvedimento sulla prescrizione (vera tagliola salva-corrotti) non si è ancora visto, scomparso pure ogni accenno al conflitto d’interessi. In secondo luogo emerge, dalle inchiesta e dai fatti, una assiduità e una familiarità impressionanti di politici Pd con pregiudicati e affaristi, che si prendevano soldi destinati a rom e immigrati, pagavano lauti stipendi agli amici, ricattavano chi ostacolasse i loro affari. Una politica europea e di sinistra, una politica al passo con le sfide del tempo, deve tagliare tali rapporti prima che il giudice intervenga e non piangere dopo.

Qualunque imprenditore (che non sia già colluso con il capitale criminale) vi spiegherebbe che in Italia non si può investire per via della corruzione, di un’idea della legalità approssimativa e dell’inefficienza dell’amministrazione,che tale corruzione alimenta e “giustifica”. Non vi dirà mai che il problema sono l’articolo 18 o gli scherzi del Landini, quelli che ossessionano il Marchionne-Crozza. No, l’Italia non cambia perché il governo ha imposto la fiducia sul jobs act

Da corradinomineo.it

 

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