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Carcere, gestione mense torna al Dap. Insorgono le cooperative

 

Finisce la sperimentazione durata 10 anni, ma per i direttori degli istituti coinvolti l’interruzione potrebbe avere un “impatto traumatico” non solo economico. Il Dap convoca le coopertive a Roma il 30 dicembre. “Dalla sperimentazione nate esperienze importanti di lavoro”

PADOVA – Dopo dieci anni, la gestione di dieci mense in altrettante carceri italiane tornerà in capo all’amministrazione penitenziaria. Un’eventualità, questa, contro cui da tempo si erano mobilitate cooperative e direzioni, che ora è stata ufficializzata dal ministero della Giustizia.Il motivo è che la Cassa delle Ammende non finanzierà più l’accordo, ritenendo conclusa la fase di start up. Tuttavia, dal nuovo capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria arriva un “apprezzamento” per l’operato e un invito a Roma, presso la sede del Dap, per il 30 dicembre. Molto più che una semplice restituzione di competenze, per i diretti interessati è “un salto indietro di un decennio”, come accusa Nicola Boscoletto della cooperativa Giotto, attiva nel carcere di Padova: “Dopo 10 anni di incontrovertibili risultati positivi invece di ampliare ad altri carceri e rendere sistema il modello, decidono di chiudere tutto”.

Di fatto, si mette così fine a una sperimentazione avviata nel 2004 per favorire la rieducazione dei detenuti e garantire una formazione professionale. L’accordo prevedeva, infatti, che la gestione della cucina fosse propedeutica all’avvio di ulteriori attività in ambito di ristorazione. E così è stato: sono nati i dolci nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova, i taralli a Trani, la linea di biscotti e mandorlati a Ragusa e Siracusa, il servizio catering a Roma, Torino, Rebibbia (reclusione e circondariale), Ivrea e Milano Bollate.“Ora che le cucine tornano in mano al Dap si tornerà a mense non in linea con gli standard sanitari – sottolinea Boscoletto -, con prodotti scadenti e maggiori costi per l’amministrazione penitenziaria. È risaputo, inoltre, che il lavoro domestico non abbatte di un punto la recidiva, proprio perché non professionalizza. Senza contare che perderanno il posto di lavoro decine tra educatori, psicologi e assistenti sociali”. Contro la decisione già da tempo si erano espressi i direttori dei dieci istituti interessati, in una lettera datata 26 luglio al ministero. “L’impatto sarebbe traumatico – scrivevano -. Tutti i vantaggi economici, strumentali e gestionali su cui l’amministrazione ha potuto contare in questi anni verrebbero improvvisamente annullati con una regressione del servizio difficile da gestire”. Almeno sulla carta il cambio di gestione non impedisce la prosecuzione dei laboratori avviati, ma “è come se venisse tolta una gamba a una sedia, diventiamo instabili perché salta una commessa importante – chiarisce presidente della cooperativa Giotto -. Quello che è certo è che ci batteremo con le unghie e con i denti per mantenere vive queste esperienze”. In ogni caso, le cooperative ancora non si danno per vinte e già hanno inoltrato “l’ennesima richiesta urgente di incontro con il ministro e con il nuovo capo del Dap Santi Consolo”.

Consolo, però, non ha fatto attendere le cooperative e in una nota diffusa il 20 dicembre ha fatto sapere di volerle incontrare. Appuntamento a Roma il 30 dicembre, un giorno prima della scadenza della proroga concessa alle cooperative. La sperimentazione, spiega la nota del Dap, ha già ottenuto due proroghe. “Con riferimento alle richieste di alcune società cooperative, volte alla prosecuzione del servizio di confezionamento di pasti per detenuti – spiega il Dap -, attualmente condotto in alcuni istituti, il Dap chiarisce che tale servizio è stato finanziato da un progetto approvato dalla Cassa delle Ammende. Il consiglio di amministrazione dell’ente, pur valutando i risultati positivi del servizio, il 18 dicembre 2013, deliberava, all’unanimità, che, essendo ormai conclusa la fase di avvio dei progetti approvati, la Cassa, in adesione alle finalità sue proprie, non poteva continuare a finanziare le medesime attività; si accordava, comunque, una proroga di 6 mesi per la sua definizione. Ulteriore proroga semestrale, con scadenza al 31 dicembre 2014, è stata, successivamente, concessa”.

Il Dap, quindi, esprime “apprezzamento per la presenza e l’azione di tali imprese sociali nel contesto della esecuzione penale – aggiunge la nota -, e comunica che il capo del dipartimento Santi Consolo, insediatosi nella tarda mattinata del 19 dicembre, dopo consultazione con le articolazioni apicali dell’amministrazione, ha invitato i rappresentanti delle Cooperative a partecipare a un incontro fissato per il 30 dicembre presso il dipartimento a Roma”. (gig)

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