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Cabine telefoniche e pericolosità sociale: la storia infinita degli Opg (ancora aperti)

 

Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Istante dopo istante. L’inutilità, l’abulia, nel migliore dei casi. Avanti e indietro per un corridoio trascinando i piedi, gli psicofarmaci come zavorra. Questa è la vita di Giuseppe che è rinchiuso all’OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di Barcellona Pozzo di Gotto. Del resto la sua pericolosità è accertata: in un momento di escandescenza ha addirittura rotto una cabina telefonica. Si, proprio una cabina telefonica, di quelle che i più giovani non sanno neppure cosa siano, perché dei telefoni pubblici, dopo l’avvento dei cellulari, nessuno sapeva più che farsene.

E anche di Giuseppe non si sa cosa fare. Così, proroga dopo proroga, lui resta lì. È lì dall’82 e aspetta. Aspetta ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Istante dopo istante.
Per lui e per quelli come lui ogni tanto si accendono le luci che mostrano l’orrore e il degrado. Luci che vengono spente poi dalle proroghe. Proroghe del loro internamento. Proroghe dell’attuazione della legge del febbraio 2012. Quella legge che diceva che gli OPG dovevano chiudere.

E’ la 9/2012, che indica il 31 marzo 2013 come data per la chiusura di quegli istituti che, grazie alla Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale di Ignazio Marino, hanno dovuto spalancare le porte e lasciare entrare quelle telecamere che hanno gettato la prima luce sull’inferno nel quale ogni giorno vivevano gli internati. Dopo quell’orrore nascosto per anni, si è chiesta ed ottenuta  una legge che stabiliva che venisse concluso un accordo tra le regioni e l’amministrazione penitenziaria per individuare strutture sostitutive degli OPG…

Ma poi, ritardi sia nell’attuazione dei programmi regionali di accoglienza degli internati che della disciplina attuativa da parte dello Stato fa sì che arrivi la prima proroga: insomma, Le Regioni, sia per le difficoltà di individuare e riadattare delle strutture sanitarie che per il ritardo con cui il Governo ha emanato il citato decreto di riparto delle risorse, non sono in grado di rispettare il termine del 31 marzo 2013 per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Il tutto slitta dunque al 1 aprile 2014, con la novità della chiusura definitiva delle strutture. Ma il problema principale, la presa in carico e la cura nel territorio delle persone con problemi di salute mentale che non hanno bisogno di misure di sicurezza, resta. E allora, come per Giuseppe, e anche per Giuseppe, un’altra proroga, un altro spostamento di un anno – dal 1° aprile 2014 al 31 marzo 2015.  Dunque i sei ex manicomi giudiziari presenti in Italia (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, già posto sotto sequestro, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli e Reggio Emilia) restano aperti.

E’ particolarmente scioccante quello che risulta dalla prima Relazione al Parlamento sul Programma di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari presentata lo scorso settembre. Analizzando le motivazioni che dichiarano i pazienti “non dimissibili” (si tratta di 350/400 persone) risulta che solo un’esigua minoranza sarebbe nelle condizioni di “dover restare” in OPG (o in seguito nelle REMS) secondo il dettato normativo.

La relazione presentata dimostra infatti che gran parte degli internati è dimissibile. 425 persone, cioè oltre il 50% degli attuali internati , al momento 817. Non solo. E’ soltanto il 17% dei “non dimissibili” (quindi l’8,5% degli attuali internati), che secondo quanto riporta la Relazione, conserva la condizione di “pericolosità sociale” come ridefinita dalla Legge 81.
Stiamo parlando dunque di 7 persone al massimo. E qui urge un ragionamento. Si, perché a parte il fatto che 425 persone restano rinchiuse senza un motivo in condizioni disumane, ci si domanda a cosa e per chi serviranno le famose REMS, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

A questo proposito abbiamo sentito un esperto in materia di OPG, una persona che da anni si occupa di queste strutture, Dario Stefano Dell’Aquila.

Dott. Dell’Aquila, facciamo un po’ di chiarezza: il famoso DPR per la chiusura degli opg prevedeva tre fasi. Quali sono state avviate?
Le fasi sono state avviate tutte ma viaggiano ovviamente con tempi diversi. La fase di costruzione delle REMS, come indica la tabella allegata alla relazione del parlamento che indica i tempi per la realizzazione, richiede ancora tempi molto lunghi. In molti casi non sono state nemmeno appaltati i lavori e siamo ancora in una fase preliminare. Da tenere presente che i tempi medi per realizzare lavori pubblici si aggirano su circa 24 mesi, quando va bene. Nelle carceri ordinarie sono state invece già predisposte le cosiddette articolazioni sanitarie che ospiteranno detenuti con problemi psichiatrici (che un tempo finivano in opg in osservazione)
Il punto debole rimane il potenziamento dei servizi di salute territoriali che in questo schema non ricevono risorse aggiuntive visto che i soldi finiscono tutti alle REMS. A meno che non vi sia un cambio di rotta, e facendosi meno REMS i soldi vadano a potenziare i servizi.
Bisogna dire che comunque che in questa prima fase c’è stato una riduzione del numero di presenti, ora sono 817 ad inizio riforma erano circa 1.200.

Nel frattempo però gli internati restano negli OPG…
Certo, nelle more della riforma, chi è sottoposto ad una misura di sicurezza e ha una valutazione di pericolosità sociale rimane recluso in OPG.

Una volta stabilito che in realtà serve soprattutto una rete territoriale di accoglienza e meno REMS (i numeri della relazione parlamentare sembrano chiari) gli stanziamenti destinati alle REMS, possono essere utilizzati in modo diverso?
Non è semplice, pone una bella domanda. Poichè sono soldi destinati a spese di investimento, per essere utilizzati per parte corrente (cioè per servizi) potrebbero esserci difficoltà tecniche. Ma con un pò di buona volontà e disposizioni normative chiare si potrebbe fare.

Torniamo ad affrontare il problema delle regioni che non sono pronte: non hanno iniziato a lavorare sulle REMS perché non avevano i fondi a disposizione?
Si, il meccanismo dei trasferimenti Stato Regioni e poi da queste alle ASL è molto farraginoso. Le regioni hanno avuto i soldi solo al termine del 2013. Poi li devono trasferire alle ASl che a loro volta devono predisporre i bandi di gara.

Ci sono punti oscuri in questo DPR?
I punti oscuri sono sui requisiti delle REMS che rimangono ancora strutture dai contenuti ancora poco definiti e che hanno una capienza che varia per ciascuna regione tra le 20 e le 40 unità.

Insomma le REMS rischiano di essere mini-opg e per di più non saranno presenti in ogni regione…e allora che cambia? E poi se i malati non sono sul loro territorio, e quando stanno meglio non vengono reinseriti nella società e si devono appoggiare a a delle strutture, a quali si appoggeranno, in quale regione? R: Ha ragione, ma il problema non è (solo) la territorializzazione delle REMS ma la relazione che crei tra il sofferente psichico e i servizi di salute mentale che devono prendersene carico e costruire con lui un percorso di inclusione sociale. Altra considerazione che spesso il contesto di provenienza del sofferente autore di reato non è quello maggiormente disposto a riaccoglierlo. Bisogna avere quindi una capacità di intervento flessibile che varia a seconda dei bisogni dell’utente.

E intanto continuano i nuovi ingressi (67 dimissioni, 84 nuovi ingressi), nonostante la legge disponga priorità alle misure alternative.
E intanto, mentre le risorse delle regioni vengono destinate all’adeguamento alla nuova legge per la realizzazione delle REMS e dei presidi territoriali, gli internati e di conseguenza anche gli operatori degli OPG staranno sempre peggio, con sempre meno fondi a disposizione.
E finchè non si attrezzerà il territorio regionale con strutture che diano la possibilità a Giuseppe di uscire, di tornare a far parte di questa società, lui e altri come lui resteranno chiusi negli OPG.
E pensare che la pericolosità sociale di Giuseppe non costituirebbe più un problema.
Di cabine telefoniche non ne esistono più.

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