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Eternit: quando la Giustizia non fa giustizia

 

Trent’anni di battaglie, denunce, richieste di Verità e Giustizia, buttate al macero in poco pù di 4 minuti, dopo una giornata  di discussione alla Corte di Cassazione. Per i 3500 morti dell’Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, non c’è stata una sentenza riparatrice, una Giustizia che risarcisse il danno massimo, la morte, almeno per alleviare la sofferenza dei familiari e per poter fare la bonifica dell’amianto, una ricerca medica adeguata per evitare altre vittime del mesotelioma alla pleura.

Tutto finito al macero con una sentenza che prescrive il reato, cancella i ricorsi, elimina ogni risarcimento delle vittime. Per il maxi processo  Eternit di Torino, pagina chiusa, tutto finito e seppellito:Stephen Schmidheiny, il magnate svizzero che ha guidato l’Eternit  per decenni, dicendo che l’amianto non faceva male, responsabile delle morti di tutte le vittime dell’Eternit, condannato a 18 anni per disastro ambientale dalla Corte d’Appello di Torino il 3 giugno 2013,può ora  dormire tranquilla. La corte di cassazione ha detto che lui è responsabile di quelle morti, ma il reato è stato prescritto dal tempo. Troppo tardi: “la prescrizione”, aveva detto il procuratore generale  anticipando, nella sua requisitoria, la tesi della prescrizione,” non risponde a esigenze di giustizia, ma in alcuni momenti diritto e giustizia vanno in parti opposte”. Così è stato tra l’amarezzza e lo stupore delle associazioni e dei familiari delle vittime che aspettavano solo  Giustizia.

“Vergogna, vergogna” hanno gridato nell’aula magna della Cassazione i familiari delle vittime dell’amianto : e la sentenza è stata accolta con incredulità dai molti parenti delle vittime e molti rappresentanti delle istituzioni che si sono occupate delle morti per amianto e che erano in aula. “Sono sconvolta. Siamo dispiaciuti e increduli ho bisogno di qualche ora per capire come reagire, devo discutere con la giunta prima di prendere qualunque provvedimento”, ha detto il sindaco di Casale Monferrato, Concetta Palazzetti. E l’incredulità ,mista a rabbia, sìtraspare anche dalle parole di Bruno Pesce, l’ex segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato che più di 30 anni fa iniziò la battaglia per dare giustizia ai tanti morti dell’Eternit e della città di Casale: ”che significa dire che il reato si circoscrive alla fabbrica sino a quando era produttiva?” dice, ”forse che i morti nella città di Casale Monferrato causati dall’amianto  anche trenta anni dopo non sono vittime di quella fibra che l’Eternit spargeva per tutta la città, regalandola anche agli abitanti per farci i cortili di casa? Oggi noi a Casale Monferrato abbiamo quasi un morto a settimana, 50 nuovi casi di mesotelioma ogni anno: sono vittime del caso o dell’amianto dell’Eternit? In italia, “ conclude Pesce,” si parla molto di garantismo per gli imputati.E va benissimo, ma vorrei che si parlasse anche di garantismo per le vittime, di una giustizia che pensi ai familiari delle vitime,. Ed è ora che cambi anche la legislazione sui disastri ambientali , hanno la durata di anni  e non si possono prescrivere così facilmente”. Parole indignate, soprattutto sulla tesi del Procuratore Generale Iacoviello che, anticipando addirittura le difese, aveva esposto un concetto  sulla prescrizione che  ha  annullato la sentenza della Corte d’Appello di Torino: il Pg aveva detto che l’imputato è comunque responsabile di tutte le condotte  per le quali è stato condannato in appello. Ma  il Procuratore Generale ha identificato nel 1985-86, anni della chiusura dell’Eternit, il limite di queste condotte “criminali”, affermando che le morti successive non entrano nel novero delle responsabilità dell’imputati e dell’Eternit. Il giudizio deve limitarsi a chi  “accende un fuoco e non ai fuocherelli che sono conseguenza del primo atto di accensione” ha sostenuto con un esempio la Procura Generale, come se più di 3000 vittime dell’Eternit non lavoratori e successivi alla chiusura dell’impianto Eternit fosse morti non a causa dell’amianto Eternit ma per “cause  natrali”. La Corte di d’appello di Torino aveva invece stabilito che il disastro era continuato nel tempo, fino a quando ci sono  i morti per quell’amianto che ha una incubazione anche di 20-30 anni. Ed anche per questo la Procura di Torino ha già pronto un altro processo Bis per l’Etrnit, questa volta con l’imputazione per Schmidheiny di omicidio colposo.Non si arrende infatti il pm Raffaele Guariniello: “Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi”. “La Cassazione – ha aggiunto – non si è pronunciata per l’assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio”. “Questo non è – ha concluso il magistrato – il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo“.

Una battaglia che continua; ma intanto nelle pieghe della sentenza che annulla il primo maxi processo per l’Eternit si annida anche la beffa: “all’Inail i costi per le sole prestazioni mediche ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall’amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo”, ha commentato l’avvocato generale dell’Inail, Giuseppe Vella.
Ora l’Inail, così come l’Inps, è stata condannata al pagamento delle spese legali, la cui cifra per ora non è nota. I due enti avevano fatto ricorso per non essere stati ammessi come parte civile dalla Corte di appello di Torino. E dulcis in fundo, anche un parente di una delle vittime dell’amianto ,che era stato escluso dal diritto degli indennizzi, è stato condannato al pagamento delle spese legali.

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