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Turchia, scontri nel sud est, 19 curdi uccisi

 

Negli ultimi mesi in Medio Oriente si è visto di tutto: gli Usa che dopo aver minacciato a lungo un intervento armato contro il regime siriano di Assad lanciano attacchi aerei in Siria ma contro lo Stato islamico; una singolare alleanza tattica anti-Stato islamico che vede sullo stesso lato Usa e Iran; i paesi del Golfo persico che dopo aver finanziato e armato i gruppi islamisti in funzione anti-Assad ora prendono parte alla coalizione per bombardarli.
Restava da vedere se si sarebbe realizzato l’ultimo paradosso: che la Turchia aiutasse i curdi. Ma questo evidentemente è l’unico elemento di coerenza che rimane nella zona. La Turchia non aiuta i curdi.  È vero, ne ha fatti entrare oltre 170.000, in fuga dalla città martire di Kobane, a partire da settembre. Ma l’auspicato aiuto di Ankara per fermare l’avanzata dello Stato islamico contro Kobane non c’è. Questo ha scatenato la protesta curda in varie parti del mondo, Turchia inclusa, dove i morti sono stati già 19 e i feriti ancora di più e in molte città la protesta ha assunto carattere violento. Kobane, sotto assedio sin dal luglio 2013 e protetta dalle Unità per la difesa del popolo curdo (Ypg) , è stata attaccata dallo Stato islamico nel settembre 2014. A Kobane si trovano ancora 5000 civili.
Amnesty International ha sollecitato le autorità turche a tenere aperto il confine ai rifugiati provenienti dalla Siria, azione tanto più necessaria a seguito delle notizie secondo cui lo Stato islamico starebbe cercando di chiudere le vie di fuga da Kobane verso la Turchia.

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