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Istat, economia illegale e sommersa vale oltre 200 miliardi

 
 Da droga e prostituzione 15 miliardi al Pil//- Nuove cifre in arrivo dall’Istat calcolano l’ammontare dell’economia sommersa nel nostro Paese. Secondo gli ultimi dati dell’istituto di ricerca diffusi ieri l’economia sommersa sarebbe pari a circa 187 miliardi, l’11,5% del Pil 2011. Si tratta delle somme connesse a lavoro irregolare e sotto dichiarazione. A ciò si può aggiungere l’illegalità (droga, prostituzione e contrabbando), per un combinato complessivo di  l’economia non osservata, di oltre 200 miliardi. Come stabilito dalle linee guida di Eurostat, nel Pil verranno incluse voci che riguardano  droga, prostituzione e contrabbando di sigarette, che partecipano alla rivalutazione del Pil per 1,0 punti percentuali, ovvero 15,5 miliardi di euro (compreso l’indotto della produzione di beni e servizi legali). Queste le stime dell’Istat (riferimento 2011). Libera Informazione ha approfondito l’argomento, lo scorso 29 agosto, con una dettagliata analisi a cura di Piero Innocenti che riproponiamo per restituire il contesto socio-economico in cui si inseriscono questi dati e le scelte fatte, anche in Europa.  

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di Piero Innocenti

Tra le nuove “componenti” che andranno ad inserirsi nel Pil entro l’anno, ci saranno non solo le spese per la ricerca, lo sviluppo e gli armamenti, ma anche le ricchezze illegali prodotte dal commercio delle droghe, dallo sfruttamento della prostituzione e dal contrabbando di alcol e sigarette. E’ quanto prevede il sistema di contabilità europeo “Sec 2010”. Trattandosi di stime su attività fuorilegge ( difficili da fare e, comunque, molto approssimative), Eurostat ha fornito, alcuni mesi fa, le linee guida per garantire la massima comparatività tra le valutazioni che saranno fatte dagli Stati membri. Passa, in sostanza, il principio secondo cui tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico, entrano nel calderone della ricchezza di un paese. In realtà, ancora non tutte le attività illegali e, quindi, in futuro, aspettiamoci di vedere contabilizzati anche i (notevoli) profitti derivanti dalla estorsioni, dal traffico di armi, dalla tratta di persone, dal commercio illegale di medicine contraffatte ecc.. Insomma, l’economia illegale avrà un peso apprezzabile quando si dovrà misurare, periodicamente, il “benessere” dei cittadini di uno Stato. Con grande soddisfazione, immaginiamo, delle varie mafie internazionali (le italiane in testa) che dal commercio degli stupefacenti traggono ingentissimi profitti ed inquinano (non inquineranno più?) economie ed istituzioni di molti paesi.

Un incentivo, insomma, per l’economia criminale, a darsi da fare sempre di più con i traffici, a riciclare denaro, ad investire. Il denaro sporco che entra nelle “casse” italiane sempre più vuote farà comodo all’asfittico sistema finanziario (anche internazionale) e un più 2% (stimato) di Pil 2014 italiano ( sarà rivisto, al rialzo, il Pil anche degli ultimi tre anni) darà un po’ di ossigeno ad una classe politica quantomeno incapace se non proprio disonesta. Il mercato delle droghe, dalle tradizionali alle sintetiche, d’altronde, va a gonfie vele, non conosce la crisi che attraversano altri mercati legali e c’è da scommettere che andrà così per un lungo periodo, perché la ricerca del piacere ( quello che inizialmente sembra offrire il consumo di droghe) è universale e senza tempo. Sembra di tornare indietro nel periodo dell’antica Roma, quando il commercio e le centinaia di fumerie di oppio portavano consistenti entrate fiscali nelle casse imperiali sempre svuotate dalle troppe campagne di guerra da affrontare.

Questo vergognoso e immorale gonfiamento dei conti pubblici è già avvenuto anni addietro, quando nel Pil fu inserito il “sommerso” ossia tutte quelle attività di produzione di beni e servizi che sfugge alla rilevazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva (si parla di oltre 200 miliardi di euro all’anno, ossia più del 15% del Pil). Qualcuno già parla di “prodotto interno lercio” che porterà probabilmente ad una lieve diminuzione del rapporto debito pubblico/Pil e consentirà di utilizzare risorse altrimenti non spendibili. Altri parlano di paesi che rischiano di essere etichettati, come già capita in centro-sud America, “narcoStati” o, peggio ancora, “narcodemocrazie”, Staticriminali. I rischi ci sono e anche se qualcuno, per tranquillizzare l’opinione pubblica, parla di”…operazione che nasce da lontano, concordata a livello internazionale, che ha richiesto anni di discussioni e approfondimenti..” ( intervista a Giovannini, ex presidente Istat, Corriere della Sera del 22 agosto u.s.), penso sempre che possa accadere anche dalle nostre parti quello che capitò in Messico, nel 1997, quando il temibile e ricercato Amado Carillo Fuentes, capo di un poderoso cartello di narcotrafficanti, seccato di essere braccato dalla polizia, si rese disponibile per ripianare, in contanti, il debito pubblico messicano. O assisteremo alla consegna ufficiale dell’attestato di “Cavaliere del lavoro” a qualche personaggio di spicco della criminalità organizzata che ha contribuito con il suo lodevole “lavoro” alla ricchezza del paese. Esagerazioni? Me lo auguro ma non possiamo dimenticare quella riflessione amara, riferita ai politici, fatta molti anni fa, da Giuseppe Di Gennaro, un magistrato per molti anni direttore esecutivo dell’agenzia antidroga dell’ONU, secondo cui “..in molte parti del mondo, compresa l’Italia, i politici utilizzano il tema della lotta alla droga per ottenere consensi e sostegno…sanno che si tratta di materia che mobilita l’emotività delle folle e che parlarne, specialmente con toni magniloquenti, porta buon frutto. Nei fatti il loro impegno è inesistente”. 

Da liberainformazione.org

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