Assist di Matteo a Renzi. Caffè del 10 settembre

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Caos è la parola scelta dai giornali. “Caos Pd, indagati i leader in Emilia”, Repubblica, a caratteri cubitali. “Pd nel caos dopo Errani”, solo un riquadro sul Corriere. “Primarie Pd, tutti indagati”, il Fatto in rosso, poi in nero “Emilia Romagna nel caos”. La Stampa si distingue e definisce “una tegola per Renzi” l’avviso di garanzia per peculato (a quanto capisco, per l’uso di auto blu) che ha raggiunto Richetti (che ha deciso si desistere dalle primarie) e Bonaccini. Per il Giornale si tratta di “Elezioni in Procura. I PM smontano il sogno Pd”. Insomma Renzi come Berlusconi, colpito alla schiena dai giudici. Meno male che il giovane Premier non si fa intimidire. Sempre dal Giornale: “Toghe in rivolta, ma Renzi le gela, la riforma si fa, scioperino pure”.

Già, le toghe, la giornata era già nata sotto una cattiva stella. Con l’associazione magistrati che aveva definito punitiva per i giudici e inefficace contro i corrotti la riforma della giustizia, con l’evidenza di uno scarto tra annunci e fatti (sia il testo del decreto “sblocca Italia” sia quello per accorciare i tempi del processo civile non sono ancora stati inviati al Quirinale), con il disagio dei ministri per i tagli (lineari?). Ecco che Maria Elena Boschi ha accettato un invito della Gruber, a 8e1/2, e Matteo Renzi si è concesso alle amorevoli cure di Bruno Vespa nel dopo partita dell’Italia su Rete Uno.

“Meglio arrogante che arreso”, ha detto il premier. Un affondo contro i critici da buffet “sono i professionisti della tartina. Ai convegni dicono che l’Italia non va, poi se ne vanno in vacanza in Australia”. Buffetto e monito alle forze dell’ordine: “lo sciopero è illegale”, ma troveremo le risorse. Sfida all’associazione magistrati: “scioperano? Brrr, che paura!”. Hic manebimus optime: “Lasciare la segreteria del Pd? Non ci penso un nano secondo”. Preoccupazione per la crescita: non ci sarà nel quarto trimestre ma @italianistatesereni il governo riuscirà a risparmiare 20 miliardi e a ridurre le tasse sul lavoro.

Come scrivo da tempo il Premier e Segretario quando si sente alle corde abbassa la visiera e punta su se stesso, sul proprio intuito, sulla fedeltà di pochi. E sfida gufi, tecnici della prima repubblica, giudici che non vogliono ridursi le ferie, economisti da convegno, politici che non si fanno rottamare, dipendenti pubblici che hanno visto colare troppo grasso. O io o loro, che hanno portato l’Italia nella palude.

È questo il racconto. Ma dal racconto scompare l’estenuante trattativa di governo con Alfano e Sacconi sull’articolo 18 e la legge delega per il lavoro. Scompare il no di Berlusconi alla riforma della prescrizione e a leggi contro la corruzione. Viene oscurata la necessità di fare certe riforme sotto dettatura dell’Europa. Annullata ogni autonomia dei parlamentari, che fanno il loro mestiere solo se decretano la morte del Senato in nome di un premieranno rafforzato. E scompare il Pd, trasformato in PdR (partito di Renzi) che deve cantare (senza entrare nel merito) le magnifiche sorti e progressive del Renzi Premier, e intanto costituirsi come unico, grande comitato elettorale.

Giannelli la racconta così. Bruno Vespa che a Porta a Porta mette a “confronto il premier e il segretario del Pd”. Un faccia a faccia di Renzi con Renzi. E Panebianco, sempre sul Corriere, osserva: “di poco convincente c’è il fatto che non si è visto fin qui nessun provvedimento volto a restituire agli italiani i diritti di cittadinanza, nessun provvedimento che dia l’impressione di volerli trasformare da sudditi, quali per molti versi sono, in cittadini”. E già, caro Matteo, la tua riforma è sempre più octroyée, accordata, concessa, indiscutibile se non si vuole finire tra i disfattisti. Ma può mai questo schema di gioco funzionare per 3 lunghi anni?