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Tsahal in Sardegna? La Difesa mette le mani avanti

 

Vera e propria marcia indietro contenuta in una nota della Difesa a proposito dell’esercitazione militare “Vega” che si svolgerà in Sardegna con la partecipazione dell’aviazione israeliana.

Articolo di: Emanuele Giordana

E’ una vera e propria marcia indietro quella contenuta in una nota della Difesa a proposito dell’esercitazione militare “Vega” che si svolgerà in Sardegna e per la quale è in agenda la partecipazione dell’aviazione israeliana. Esercitazione che, dopo o la buferainnescata dalla divulgazione della notizia, apparsa prima sull’Unione Sarda, ma poi anche su ilmanifesto, Il Fatto, l’Huffington Post, Il Giornale e così via tra siti, blog e twitter, si è trasformata in una vera e propria patata bollente per il governo e la ministro Pinotti. La nota spiega che l’esercitazione non prevede né bombardamenti né che si apra il fuoco e, soprattutto, che il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato dallo Stato Maggiore della Difesa e quindi comunicato al vertice del Dicastero. Insomma, dice Via XX Settembre, l’esercitazione si farà ma la fase di pianificazione non è stata ancora completata, cosa che avverrà a settembre e solo allora “verranno confermate le nazioni partecipanti” a quelle che, secondo il ministero, saranno solo simulazioni elettroniche.

Malignamente aggiungiamo che non ci sarebbe da stupirsi se Israele declinasse l’invito, magari dopo qualche pressione diplomatica. Certo è un modo piuttosto bizzarro di spiegare come stano le cose e se l’Italia intenda o meno ospitare gli stessi avieri che magari in queste ore sono al lavoro su Gaza. La ministra tace forse per nascondere un certo imbarazzo. La patata bollente per adesso è finita in mano al suo ufficio stampa. Che, pare di capire, per ora sostiene che se mai gli israeliani venissero a Capo Frasca sarebbe solo per fare qualche ora di volo sull’isola. Turismo, non guerra. Al massimo videogame.

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