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Il primato della politica. Caffè dell’11

 

Credo che in Italia quasi nessuno sapesse degli Yazidi. D’altronde al tempo delle guerre dei Bush, quella del padre nel 1991, e quella del figlio nel 2003, ci fu raccontato di un Iraq solo, gestito da un dittatore che armava il terrorismo internazionale e possedeva armi di distruzione di massa. Si è scoperto via via che gli Sciiti erano la maggioranza nell’antico paese tra i due fiumi, che i sunnniti erano (allora)  più laici e nazionalisti, che in Iraq vivevano molti cristiani e una forte minoranza curda, e che c’erano persino gli Yazidi, che con il loro sincretismo e il loro orgoglio avevano resistito alla conquista musulmana, a Gengis Khan, agli Ottomani.

“Sepolti vivi dagli islamisti”, titola la Stampa a tutta pagina. “La strage degli innocenti. Gettati vivi nelle fosse comuni”, Repubblica. Chi? “Centinaia di donne e bambini”, risponde il Corriere, che sottolinea come la minaccia investa anche i cristiani: “Si convertano all’Islam o vedranno di cosa siamo capaci”. E l’Europa? Fabius è andato a Bagdad: la Francia sarebbe disposta ad accogliere molti cristiani in fuga. La Gran Bertagna ha già lanciato un po’ di viveri dal cielo insieme agli Americani.  L’Italia per ora “valuta” se limitarsi a un aiuto umanitario o inviare armi ai Peshmerga curdi, alcuni giorni fa messi in rotta dagli islamisti del Califfato.

Intanto al confine nord, in Turchia, Erdogan vince le elezioni al primo turno. Ora sarà presidente e cercherà di passare la carica di primo ministro a un suo accolito, come Putin fece con Medvedev. Corriere e Repubblica parlano di “trionfo” di Erdogan, la Stampa osserva che “non è stato un plebiscito” giacché il candidato dei partiti laici ha preso più del 38%, quello curdo oltre il 9. Però Erdogan ha vinto sia a Istanbul che ad Ankara. Nonostante la repressione di piazza Taksim e le accuse di corruzione che avevano coinvolto il suo staff.

In realtà non sappiamo cosa fare. Il puzzle medio orientale andrebbe valutato nell’insieme, allargando lo sguardo all’Iran, a Israele, alla Siria. Senza la pretesa di dettare legge, o di portare la democrazia con le baionette, ma stabilendo quali sono per noi i principi irrinunciabili per commerciare e dialogare con ciascun governo e offrendo solidarietà ed accoglienza alle popolazioni perseguitate. Altrimenti ci rassegneremo a vederla come già la vedono canaglie e fanatici: costruiamo un muro e spariamo su tutto.

Noi però abbiamo altre gatte da pelare. Rinvigorito tra gli scout il nostro Renzi gliele ha cantate a Draghi. La Repubblica parla di “sfida”, “non decide la Bce”, “Renzi fa il duro – scrive il Fatto – decido io”. Anche il Corriere: “Sulle riforme decido soltanto io”. Impeccabile: è il nostro premier, non eletto per questo – è vero – ma legittimato dal successo alle Europee. Il punto, tuttavia, è un altro. Se è vero ciò che scriveva ieri Ruffolo, Mario Draghi e la BCE stanno preparando un vero e proprio piano Marshall per la crescita: mille miliardi di euro (tra investimenti pubblici e privati) da spendere già in autunno per scongiurare la deflazione e svalutare l’euro rispetto al dollaro. Se così fosse, la richiesta di delegare sovranità all’Europa avrebbe un senso tutt’altro che punitivo. Si tratterebbe di garantire il miglior ambiente possibile per mettere a frutto gli investimenti e di fare un passo verso una solidarietà anche politica dell’area euro.

Che vuol divenire Matteo Renzi? Un Sarkozy italiano, che promette allo stivale una nuova grandeur nel suo nome? O, come Mitterrand e Kohl, il costruttore di un’Europa che superi storiche ostilità? La domanda si mischia con il dibattito sulle elites culturali (che non piacciono al premier) e sul Pd che – lo scrive oggi Diamanti – non è solo il Partito di Renzi, anche se Renzi ha allargato di un terzo la sua platea.

Vorrei ricondare a Renzi che il primato della politica si conquista ogni giorno, nella capacità di cambiare le cose, ma se diventa ideologia (giustificazione del proprio potere) sconfina per forza nella presunzione e nell’arroganza. Fai tu!

Da corradinomineo.it

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