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Nuntio vobis… habemus Senatum novum! Un caffè

 

“Berlusconi – Renzi è fatta”, titola il Giornale. “Fine dei giochi, Forza Italia pronta per firmare”, pare abbia detto Berlusconi. Dunque, il rilancio di ieri sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica era solo un diversivo, al massimo un consiglio su cosa fare dopo, se il nuovo assetto costituzionale dovesse risultare squilibrato e instabile. Così pare. Repubblica esulta: “Accordo fatto sul nuovo Senato”. Poi, con una filastrocca attribuita a Renzi, avverte: “Ora tutti mangino questa minestra o si salta dalla finestra”.

E se chiedessimo quali ingredienti Renzi e Berlusconi abbiano messo nella “minestra”?  Repubblica dice che gli “sherpa”, Verdini, Boschi e Romani, Finocchiaro e Calderoli, sono ancora al lavoro. Lasciamoli lavorare tranquilli. Però anticipa che il Senato avrà più funzioni di quante non ne fossero previste dal testo originario. Che la nuova camera alta sarà composta per un quarto da sindaci e per tre quarti da consiglieri regionali. I quali consiglieri saranno eletti da altri consiglieri ma con la facoltà di esprimere meno preferenze dei seggi senatoriali disponibili, in modo che la torta venga spartita anche con la minoranza. Qualche senatore verrebbe nominato dal Presidente.

Sapremo presto se è davvero così, se la resa di Berlusconi non cela trappole, se Grillo non frapporrà ostacoli, se l’aula del Senato mostrerà lo stesso entusiasmo di Repubblica e del Giornale. Il testo di riforma dovrebbe essere licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali già il 2 luglio e  il 3 approdare in aula. Intanto non manca sui giornali il plauso per il modo con cui Renzi ha messo a tacere il dissenso interno. Premessa e condizione – si spiega – per l’esito felice delle trattative con Berlusconi e Calderoli.

“Debiti dello Stato: lite UE Italia”, scrive La Stampa. Infatti il commissario, italiano, Tajani ha avviato una procedura di infrazione verso il nostro paese e il ministro Padoan non ne è stato affatto contento. Una tabella pubblicata in terza pagina dal giornale torinese spiega bene il problema: in Italia la pubblica amministrazione paga in media dopo 165 giorni, in Francia dopo 59, in Germania 35. Mi diceva ieri un senatore italo americano, che fornisce pane a tutti gli States, “da noi la media dei pagamenti da privato a privato è di 26 giorni”.

Il Corriere sottolinea però “I troppi paradossi di una (giusta) critica”. Per Sergio Rizzo non è bello che il richiamo di Bruxelles arrivi proprio alla vigilia del semestre europeo dell’Italia: un colpo basso. Inoltre – spiega l’editorialista –  l’abitudine di non pagare o di pagar tardi è antica e Tajani, esponente di un partito per lungo tempo al governo, dovrebbe saperne qualcosa. Insomma la colpa di Renzi e Confindustria sembra consentire. Il Sole24Ore relega a pagina due il richiamo europeo e sceglie di aprire con un decreto legislativo che il Governo sta per licenziare. “Iva, società ed appalti, prove di fisco semplice”. In particolare piace al Sole lo “Stop alla responsabilità solidale per il mancato versamento delle ritenute da parte del subappaltatore”. Vuol dire che se il sub appaltatore imbroglia, l’azienda che gli ha scaricato parte della commessa non deve più temere nulla. E piace anche il permesso di presentare (senza pena) conti in rosso per ben 5 anni consecutivi. Fingendo di credere che un’impresa vera, cioè che non trucca i conti, possa perdere per così tanto tempo senza chiudere.

“Gomorra e il giudice amico. Compravamo le sentenze”, titola il Fatto. Non è purtroppo una novità che ci siano nel Belpaese giudici e avvocati a libro paga delle mafie, ma ora il pentito Iovine dà i particolare: ho versato, dice, due volte 200mila euro. Il mio avvocato mi ha consigliato di scegliere un altro legale amico del giudice. Quando la prescrizione non può bastare!

Da corradinomineo.it

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