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Greenpeace: arriva in Italia per la prima volta la nuova Rainbow Warrior

 

Arriva per la prima volta in Italia a fine giugno la nuova Rainbow Warrior – la nave ammiraglia di Greenpeace, varata nel 2011 – impegnata in un tour sui cambiamenti climatici, per promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza, contro il ricorso ai combustibili fossili.  Il tour “Non è un Paese per Fossili”  vedrà la nave in azione a sostegno della lotta dei cittadini e dei comitati locali che combattono contro le energie fossili – carbone e petrolio – nel nostro Paese. Da Vado Ligure a Saline Ioniche, da Palermo a Brindisi la nostra nave toccherà i luoghi dove si produce energia (o si minaccia di produrla) in modo tanto anacronistico quanto dannoso per l’uomo e l’ambiente e dove i comitati locali da tempo chiedono il passaggio ad energie verdi.  «La nuova Rainbow Warrior è una perfetta ambasciatrice della rivoluzione energetica che chiediamo» spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «Progettata per ridurre al minimo il consumo di carburanti, possiede un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1.260 metri quadrati di vele. La forma dello scafo e l’acciaio ultraleggero impiegato contribuiscono a raggiungere quest’obiettivo».  Nel corso del tour italiano sarà possibile per chiunque lo desidera visitare la nave e conoscere la missione dei “guerrieri dell’arcobaleno”. Tre gli appuntamenti previsti: il 28-29 giugno a Genova, il 5-6 luglio a Palermo e il 2-3 agosto a Brindisi.  Dalla vela principale alla scialuppa di salvataggio, dagli oblò agli strumenti di navigazione, da ogni singola cima alle attrezzature di bordo, gli oltre 400 mila componenti della nave sono stati acquistati o costruiti con il sostegno concreto dei donatori dell’associazione.  Le altre navi di Greenpeace sono l’Esperanza, impegnata ora nei mari del nord Europa, e l’Arctic Sunrise, recentemente rilasciata dalle Autorità russe dopo essere stata sotto sequestro per 8 mesi in seguito a una protesta pacifica contro una piattaforma petrolifera nell’Artico, nel corso della quale vennero arrestati 28 attivisti e 2 giornalisti, rimasti poi in carcere per due mesi.

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