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A futura memoria, senza nulla a pretendere

 

Eravamo in trenta. Con i volti segnati e sperduti, da reduci.
Eravamo in trenta addolorati e perduti.
Eravamo in trenta, o forse mi sbaglio, e invece eravamo in quaranta, nella Chiesa minuscola, bellissima, di viale dei quattro venti, il Confine immaginario tra Monteverde vecchio e Monteverde nuovo.

Eravamo in trenta o forse in quaranta a salutare un cronista. Uno di quelli che non appariva, che non si dava arie da grande giornalista, uno di quelli che aveva consumato tante e tante suole di scarpe. Uno di quelli che è nato e morto inviato speciale, un tempo si chiamava così. Inviato speciale della Rai. Eravamo in trenta o forse in quaranta ad accompagnare Claudio Pistola. Sapevo che stava male e ho appreso della sua morte dal messaggio di un amico. Ho aspettato il Tg1 delle ore tredici e trenta e ne ho avuto conferma. Attraverso una impeccabile foto notizia. Oggettivamente ben fatta e soprattutto di grande impatto emotivo: in trenta (o forse venticinque) secondi è stata magistralmente riassunta la carriera trentennale di un uomo Rai, di un Cronista.

Eravamo in trenta, o forse in quaranta, nella piccola chiesta di Monteverde. Con l’aria smarrita. E molti dei presenti erano ottimi cronisti andati ormai in pensione proprio come Claudio: ho respirato una volta ancora il fumo, l’odore, l’incenso, dell’Azienda che fu. E ho avvertito una strana sensazione che mi ha colto poche volte, direi quasi mai, in 51 anni di cammino: mi sono sentito in colpa, ho sentito sulle mie spalle tutta l’impotenza di noi contemporanei, mia e di tanti colleghi ancora in servizio, di trasmettere quell’odore, quella magnifica sensazione, quell’orgoglio di essere un giornalista, un lavoratore della Rai, Radiotelevisione (perfino il Computer scrive la parola unita) Italiana.

Eravamo in trenta o forse in quaranta. Non c’erano i papaveri dell’azienda, non c’era il direttore del suo telegiornale, non c’era l’odore di rose. Non era un funerale vip.
Era solo la morte di un cronista. Ma c’era il grande, meraviglioso odore di come eravamo prima che arrivassero i nuovi barbari (anno di disgrazia 1994). E adesso “tagliateci” anche la pietas e lasciate l’azienda in mano a gattopardi, sciacalli, pecore e iene. I cronisti, gli inviati speciali, quelli con il bollino blu, continueranno ad essere il sale, il sale del mestiere e del servizio pubblico.

Ciao Claudio.
La famiglia Pistola ha bisogno d’aiuto.

Ps: il Tg2 c’era, sarà difficile impagliarci come Bendicò.

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