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Morti bianche. Chiamiamoli omicidi sul lavoro. Sono milletrecento nel 2013. Nell’indifferenza generale

 

Ogni giorno, festivi compresi, 3/4/5 lavoratori (a volte anche di più), non fanno più ritorno a casa, perché sono morti sul lavoro, perché molte volte nei luoghi di lavoro non si rispettano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro. Ancora chiamate, impropriamente ed in modo vergognoso “morti bianche”, un termine che mi indigna profondamente e indigna moltissimo anche i familiari delle vittime sul lavoro. Quando la si smetterà di chiamarle così? Perché non iniziamo a chiamarle con il loro vero nome, cioè omicidi sul lavoro?

Lo so che è un termine molto forte, ma sicuramente più realistico della presa in giro del termine “morti bianche”. Scusate, ma  quando un datore di lavoro non rispetta volutamente la sicurezza sul lavoro e per questo muore un lavoratore, che termine usereste? E nonostante tutti i giorni ci siano tanti morti sul lavoro, non se ne parla o se ne parla pochissimo, anzi a ricordarlo come fa il sottoscritto, che muoiono tutti questi lavoratori, c’è anche da essere presi come rompiscatole da molti (quando mi rispondono gentilmente, mi si dice che gli intaso la casella di posta elettronica, e di evitare di scrivergli).
L’Osservatorio Indipendente di Bologna, diretto dall’amico Carlo Soricellihttp://cadutisullavoro.blogspot.it/ ha stimato che ci sono stati oltre 1300 morti sul lavoro nel 2013 (stima minima).
E’ un Paese civile quello che ha tutti questi morti sul lavoro?
Questo Paese ha perso la capacità di indignarsi, come se morire sul lavoro fosse normale, come se fosse un pegno che dobbiamo pagare al profitto.
Io invece non mi rassegno, non è possibile che nel 2014 ci siano ancora tutti questi morti sul lavoro: è una vergogna.
In un Paese che si definisce civile, la sicurezza sul lavoro sarebbe messa al primo posto delle agende politiche, sindacali, istituzionali.
In Italia vi sembra che sia così?!
I familiari si sentono solo e abbandonati da tutti, con processi che durano un eternità e che molte volte si concludono con pene talmente basse per i responsabili che ci sarebbe di cui vergognarsi o peggio ancora con la prescrizione. E con risarcimenti che molto spesso hanno il sapore della beffa.
Qualche amico mi ha chiesto ultimamente perché non invio più segnalazioni o scrivo lettere o articoli in merito al grosso problema della mancata sicurezza sul lavoro.
Beh, il discorso è presto fatto: sono stanco, demoralizzato, sono anni che scrivo articoli, lettere, che denuncio, che vado in tv a gridare la mancanza di sicurezza sul lavoro, peccato che nessuno mi ascolti, ma mi consideri solo un rompiscatole.
I mezzi d’informazione avrebbero il dovere morale di parlarne tutti i giorni, perché questo è un dramma enorme.
Mi è restato solo di fare le denunce alla Commissione Europea sulla sicurezza sul lavoro, l’unica che mi da ascolto.
Perché, purtroppo, in Italia quell’ascolto non l’ho mai avuto o solo raramente.

* Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

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