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I salesiani e il dio denaro

 

Il Rettor Maggiore di una delle congregazioni più potenti della Chiesa cattolica,quella dei Salesiani,Pascual Chavez Villanueva ha dovuto recarsi qualche ora fa alla Procura della repubblica di Roma chiedendo nuovi accertamenti su una vicenda riguardante la spartizione dei beni della congregazione chiedendo ancora nuovi accertamenti su faccendieri e alti prelati che hanno gestito l’intera vicenda.

Ha constatato qualche giorno fa che le autorizzazioni emesse dall’ordine ecclesiastico per approvare l’eredità di centotrenta milioni di euro agli eredi del marchese Alessandro Gerini erano state falsificate.Nulla si può attribuire al governo della Santa Sede e al papa Francesco perchè è stato immediatamente emesso il decreto di “nullità” dei visti con l’obbiettivo di impedire la liquidazione della somma,soprattutto la vendita dell’asta dei beni,inclusa la sede generale della Congregazione fondata da don Giovanni Bosco.

“A questo punto-ha dichiarato l’avvocato Michele Silveri Gentiloni-costituisce un obbligo morale che le destinate ai bisognosi vengano sottratte a chi ha tentato di impadronirsene senza avere nessun titolo a farlo.” Il nuovo capitolo costituisce una storia che rischia di mettere in ginocchio i Salesiani, giacchè tutto nasce da una perizia effettuata dai sistemi informatici della Santa Sede e disposta dalle stesse gerarchie vaticane con l’avallo di papa Francesco intento-come tutti sanno-a realizzare una riforma radicale della curia vaticana.

La relazione, già consegnata al procuratore della repubblica Pignatone e al sostituto Paola Filippi, ha già provocato un secondo interrogatorio dell’ex segretario di Stato,monsignor Tarcisio Bertone e promette nuovi, interessanti sviluppi.

La storia  ha inizio più di trent’anni fa  quando 5 giugno del 1990 muore a Roma Alessandro Gerini,più noto con il nomignolo del marchese di Dio e lascia il suo patrimonio alla Fondazione Gerini,ente ecclesiastico che vive sotto il controllo della Congregazione cattolica dei Salesiani.

Ma, subito dopo la scomparsa del marchese,come in Italia (ma forse anche altrove) avviene- quando di mezzo ci sono grandi ricchezze in immobili e in moneta comunque conservata e disponibile- i nipoti impugnano il testamento. E il mediatore Carlo Mosè Silvera decide di fare da mediatore tra i discendenti dell’aristocratico e i Salesiani. Dopo molti anni,nel 2007, si arriva a un accordo:cinque milioni di euro vanno gli eredi legittimi e undici al mediatore Silvera,saliti poi a novantanove. I Salesiani non versano la somma a Silvera che ricorre davanti al giudice e ottiene il sequestro dei beni del marchese per centotrenta milioni di euro. I religiosi a loro volta denunciano per truffa il mediatore ma la magistratura conferma l’accordo precedente. Infine non molto tempo fa,nel  febbraio del 2013,esattamente un anno e un giorno fa,viene presentata una successiva denuncia perchè-secondo i querelanti- avrebbe corrotto un alto prelato.

Come tutte le vicende che arrivano davanti ai giudici le cose si complicano in maniera notevole.Giacchè l’indagine aperta a suo tempo riguarda gli illeciti che sarebbero stati compiuti dal mediatore Carlo Moisè Silvera e dall’avvocato Renato Zanfagna al momento di trattare per conto dei nipoti di Gerini un accordo sull’immenso patrimonio del nobiluomo aveva lasciato ai Salesiani. La guerra giudiziaria andata avanti per diciassette anni e si era conclusa l8 giugno 2007 con l’impegno

a versare 25 milioni,oltre a cento milioni da versare al legale come provvigione.Ma i Salesiani non avevano accettato il verdetto sostenendo di essere stati ingannati-anche grazie alla complicità di alcuni appartenenti alla Congregazione e il mediatore,con l’appoggio del tribunale,ha ottenuto il sequestro di beni mobili dei religiosi. Ma, poichè i responsabili degli enti ecclesiastici non possono firmare alcun accordo superiore a un milione di euro senza l’autorizzazione della Santa Sede,l’economo dei Salesiani don Giovan Battista Mazzali,ha sollecitato per ben due volte il via libera alla Santa Sede.Durante l’ultimo interrogatorio,a quanto pare,il cardinale Bertone  ribadito di essere stato ingannato ma non ha potuto negare di essere stato lui a sollecitare i vertici della Fondazione Gerini a concedere l’approvazione richiesta.Del resto la perizia informativa ordinata dal Vaticano ha accertato che la lettera firmata il 19 maggio 2007 dal segretario Marian Stempel per concedere il nulla osta all’accordo è stata in più punti modificata.E’ stato aggiunto tra l’altro un paragrafo che chiama direttamente in causa la Direzione Generale Opere Don Bosco coinvolgendola nell’obbligo di versamento dell’in- dennizzo e questo rende non valida l’intero accordo.

Non c’è che dire:il denaro,mi pare,  distrugge tutto quello che tocca.

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