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8 marzo 2014: lavorare e vivere più a lungo, convivendo con la violenza

 

La condizione delle donne nel nostro paese è ancora caratterizzata da profonde e numerose disuguaglianze. In molte sono costrette a rinunciare al lavoro per ragioni familiari. E la popolazione straniera aumenta grazie alle immigrate

ROMA – La condizione delle donne nel nostro paese è ancora caratterizzata da profonde e numerose disuguaglianze. Il lavoro, certo. Ma non solo. Abbiamo raccolto dati e analisi che descrivono la situazione femminile in Italia e in Europa. Eccoli.

Lavoro. Persiste il divario retributivo tra uomini e donne, tanto che queste ultime lavorano ben 59 giorni a salario zero. Non solo: secondo il rapporto “Noi Italia” dell’Istat, sono soprattutto delle donne le tipologie contrattuali a termine o part-time, così come va detto che l’inattività femminile rimane molto ampia (46,5 per cento) ed è “donna” la disoccupazione di lunga durata (54 per cento per la componente femminile).
Ma non basta. Carichi familiari troppo gravosi, mancato riconoscimento delle competenze, poche possibilità di fare carriera: per le donne quello lavorativo è ancora un percorso tutto in salita. Sempre secondo l’Istat, quasi la metà delle donne (44 per cento) si è trovata a dover rinunciare a un’opportunità o ad adottare comportamenti autolimitanti per ragioni familiari. Mentre gli uomini che hanno dovuto scegliere questa via sono solo il 19,9 per cento.
Ma anche con l’età pensionabile le cose non vanno meglio. Le donne vanno in pensione leggermente più tardi degli uomini a causa di una carriera lavorativa mediamente irregolare, mentre la lunghezza media delle carriere è più alta.
Infine, gli infortuni. Uno specifico studio dell’Anmil attesta che circa 250 mila lavoratrici sono colpite ogni anno da infortunio o malattia professionale: 2 mila i casi che conducono a una condizione di disabilità. Con pesanti conseguenze familiari e sociali.

Società. Cambia la società e cambia anche la presenza femminile, nelle sue diverse forme. Aumentano le immigrate. Il XXIII° Rapporto Caritas-Migrantes evidenzia che all’inizio del 2013 gli immigrati erano 4.387.721 (7,4 per cento sul totale della popolazione italiana) con un incremento di oltre 334 mila unità (+8,2 per cento) rispetto all’anno precedente. Ad aumentare sono soprattutto le donne, che oggi costituiscono il 53 per cento degli oltre 4 milioni e 300 mila stranieri residenti in Italia anche grazie alle varie regolarizzazioni che hanno certamente favorito l’emersione di una rilevante quota di lavoratrici impiegate nel settore domestico. Diminuiscono invece le rifugiate: sono gli uomini più delle donne a mettersi in viaggio verso l’Italia. I dati Sprar evidenziano proprio una diminuzione della componente femminile rispetto agli anni precedenti al 2012.

In carcere la presenza femminile è minoritaria. Secondo il rapporto Antigone, a fronte delle oltre 64 mila persone stipate nelle carceri italiane, le donne sono “solo” 2789. E nei 16 asili nido penitenziari sono presenti 51 madri con 52 bambini.
Le donne, tuttavia, sono sempre vittime di violenza. I dati della prima relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla violenza fisica, sessuale e psicologica subita dalle donne in ambito domestico, lavorativo, pubblico e su internet rivelano numeri da brivido. Non c’è nessun paese dell’Ue che può dirsi esente dal problema. Dallo studio emerge infatti che il 33% delle intervistate sopra i quindici anni ha subito violenza fisica e/o sessuale, in pratica una donna su tre. Se proiettato sullo scenario europeo, il dato è sconvolgente: sarebbero 62 milioni le donne ad aver sperimentato una tal forma di violenza.

Ma su un aspetto le donne sono avvantaggiate rispetto agli uomini: l’aspettativa di vita.Nel 2011 era mediamente di 84,5 anni, contro i 79,4 anni per gli uomini. Si mantiene il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, anche se il divario tra generi continua a ridursi.
Tuttavia i livelli di consumo di farmaci risultano più elevati per la popolazione femminile (42,92% contro 34,31%), registrandosi tuttavia una modesta contrazione rispetto al 2009 (44,62%).

Su RS Agenzia giornalistica l’analisi della situazione lavorativa delle donne e uno spaccato sulla società al femminile.

Da redattoresociale.it

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