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Precari della giustizia. La rivolta degli ultimi in soccorso dei primi

 

I precari della giustizia scendono in piazza con lo slogan “la Giustizia ci chiama ma il Governo ci tiene a casa”. Indetta per il 25 febbraio una mobilitazione nazionale per chiedere al Governo e al ministro della Giustizia di sbloccare i fondi per garantire lo svolgimento del perfezionamento del tirocinio, così come stabilito nell’ultima finanziaria. Ci riferiamo a 3100 persone laureati, laureandi e avvocati che dopo aver superato un concorso pubblico hanno svolto un periodo di formazione e supporto presso gli uffici giudiziari. L’iniziativa promossa dal Ministero rientrava nell’esigenza di alleggerire il lavoro dei dipendenti e di snellire le procedure attraverso anche un percorso di informatizzazione della giustizia. I tribunali oggi soffrono di una cronica carenza del personale visto che non c’è un ricambio generazionale tra chi entra e chi esce dall’impiego.

Le preoccupazioni dovute alle possibili sanzione della Commissione europea, che già un anno fa lamentava la lentezza dei processi, obbligano le alte cariche della magistratura ad invocare almeno il rientro dei tirocinanti. «Eppure – scrivono in una nota i precari –  i magistrati italiani sono i più produttivi in Europa, ciò che difetta è lo stato in cui opera il personale amministrativo degli uffici giudiziari da anni senza alcuna riqualificazione e costretti a lavorare oltre le proprie forze per la cronica carenza d’organico. E, come se non bastasse, circa 3000 tirocinanti formati direttamente dal Ministero della Giustizia, proprio per garantire il supporto ai dipendenti, restano a casa ingiustamente. Già, perché nonostante nella legge di stabilità per il 2014 (l. 147/2013, art. 1 comma 344) siano state stanziate risorse pubbliche, anche se insufficienti a garantire l’impiego dei precari per l’intero anno, tutto è ancora fermo, con grave pregiudizio per l’efficienza del comparto messo ormai in ginocchio. Sarà – conclude la nota – l’ennesima occasione per dire basta a tale ingiustizia». La solidarietà nei confronti del Coordinamento arriva anche dagli stessi dipendenti, che quotidianamente devono sobbarcarsi una mole di lavoro superiore all’effettiva capacità numerica dell’organico. Le stime del ministero della Giustizia rivelano che ci sono circa ottomila posti vacanti all’interno della macchina della giustizia italiana. Sitin da  Roma (Largo Cairoli, nei pressi del Ministero della Giustizia), ad Ancona, da Napoli (Piazza Porzio – Centro direzionale, nei pressi del Palazzo di Giustizia), a Reggio Calabria, da Milano a Cosenza, dalla Sardegna all’Emilia Romagna, passando per l’Umbria dalle 10 alle 13.

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