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Partita mortale a Beirut

 

Oggi il Libano si gioca il futuro: in gioco c’è lo scivolare definitivamente nell’area d’influenza iraniana. All’altro fronte sembra rimasta una carta sola. Oppure…

Lo scenario: in Libano si fronteggiano due campi, uno filo iraniano e l’latro determinato a opporsi all’egemonia di Teheran sul paese dei cedri. Il primo è guidato dai khomeinisti di Hezbollah, il secondo dai sunniti moderati di Hariri. La guerra in Siria li ha messi l’uno contro l’altro, realtà che hanno finto di non vedere varando una linea “libanese”: il governo di unità nazionale si è infatti “dissociato dalla guerra”. Così ognuno ha seguitato a fare il suo. Poi però il conflitto si è aggravato, con ricadute interne al Libano, subissato di profughi siriani. e come non bastasse è cominciato il processo internazionale contro cinque miliziani di Hezbollah, accusati dal Tribunale Internazionale per il Libano dell’assassinio nel 2005 dell’ex premier Rafiq Hariri.

Il vecchio governo guidato dal fronte filo-iraniano con il milardario Miqati è andato in crisi, e il capo dello stato ha dato l’incarico a una personalità vicina al campo opposto, con l’obiettivo di costituire un governo di unità nazionale. Il forte impatto determinato dall’inizio del processo Hariri non ha fatto cambiare idea aa Hariri figlio, che ha confermato l’idea di formare un governo di unità nazionale con Hezbollah. Ma ora che sembra giunto il momento il partito di Dio e i suoi alleati sembrano fare retro marcia. Perché?

Il terribile sospetto lo ha detto chiaro chiaro un leader politico vicino ad Hariri. “Siamo ormai a pochi giorni dal termine del mandato del presidente della Repubblica e loro adesso pensano che bloccando qualsiasi nome di compromesso per il nuovo inquilino del palazzo presidenziale il primo ministro in carica, sebbene dimissionario, potrebbe diventare il depositario, sebbene provvisorio, di ogni potere, per evitare il vuoto politico in un momento drammatico per il Paese.”

Scenario da fine del mondo, visto che oltretutto in Libano il presidente della Repubblica spetta ai cristiani e il premier è un sunnita.

Ecco che prende forma una contromossa: il premier incaricato potrebbe varare comunque un nuovo gabinetto. I ministri dei Hezbollah e dei partiti vicini si potrebbero dimettere, ma almeno il “golpe” sarebbe sventato, il compromesso su un nuovo Presidente della Repubblica tornerebbe indispensabile.
Da ilmondodiannibale.it

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